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giovedì 20 settembre 2018
 
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Guerra in Siria, gli italiani bocciano i bombardamenti

23/04/2018  L'intervento militare di Usa, Gran Bretagna e Francia non è giustificato. E il nostro Paese ha fatto bene a non partecipare all'azione. Lo rivela un sondaggio di Ispi e Rainews24 condotto da Ipsos tra il 17 e il 19 aprile su oltre mille intervistati.

(Foto Reuters)

Hanno fatto bene Stati Uniti, Regno Unito e Francia ad attaccare la Siria? No, l'intervento militare non era giustificato.  E' quanto pensa la maggioranza degli italiani interpellato in un sondaggio commissionato da Ispi - Istituto per gli studi di politica internazionale e Rainews24 condotto da Ipsos su un campione di oltre mille interviste tra il 17 e il 19 aprile. Sull'immane tragedia umanitaria siriana, un orrore che va avanti da oltre sette anni, non si può restare in silenzio. La guerra che dilania il Paese interpella le coscienze, sollevando reazioni, domande, discussioni.

Il 54% degli intervistati, dunque, si è dichiarato contrario all'intervento, la maggior parte di loro (43%) perché teme una escalation militare e pensa che il rischio sia quello di provocare un allargamento del conflitto invece che portare a una sua risoluzione. Una piccola parte degli intervistati si dice contraria perchè convinta che in realtà i veri nemici da combattere siano i terroristi islamici e non Assad. All'interno della fetta di coloro che si dicono favorevoli all'intervento (31%), i più lo giustificano affermando che, anche se gli attacchi con armi chimiche non fossero provati, il presidente Bashar al Assad si è comunque reso responsabile di centinaia di migliaia di morti e per questo andrebbe punito. 

E comunque, la motivazione addotta dalle tre potenze straniere per giustificare l'intervento militare non convince affatto la maggioranza degli italiani interpellati: l'azione congiunta americana, francese e britannica sarebbe la reazione all'attacco con armi chimiche da parte dell'esercito siriano su Duma, ultima città in mano ai ribelli jihadisti nella regione del Ghouta orientale, alle porte di Damasco. Le forze dei tre Paesi avrebbero attaccato per bombardare i siti militari siriani. Secondo il 39% degli intervistati l'attacco chimico è stato soltanto un pretesto per sferrare un'azione forte contro Assad e, quindi, contro la Russia di Putin che lo sostiene. Per il 27% è necessario in ogni caso aspettare i risultati dell'indagine degli ispettori internazionali dell'Opac (Organizzazione internazionale per la proibizione delle armi chimiche, con sede a L'Aia, nei Paesi Bassi) per accertare se le armi chimiche siano state effettivamente usate e, in caso affermativo, se il responsabile sia stato il presidente Assad (che dal canto suo ha negato le accuse). Solo il 17% si dice convinto che l'attacco chimico sia la motivazione reale dell'intervento.

Sulla posizione assunta dall'Italia, la stragrande maggioranza degli intervistati, il 74%, è concorde: il Governo Gentiloni ha fatto bene ad allontanarsi dalla posizione di Trump, May e Macron negando la partecipazione del nostro Paese all'azione militare. E la maggioranza degli italiani critica il protagonismo assunto dal presidente francese Emmanuel Macron che, scegliendo di affiancare gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, avrebbe reso in qualche modo più debole l'assunzione di una linea comune da parte dell'Unione europea in tema di difesa e di politica estera.

In generale, la crisi siriana inquieta molto gli italiani generando sentimenti di sconforto: la maggior parte degli intervistati ha il timore che il conflitto si acuisca e si allarghi e la speranza di giungere a un accordo e a una risoluzione delle azioni belliche appare sempre più lontana. Per gli intervistati la Siria è un tema molto caldo: ancora di più dei flussi migratori e della formazione di un nuovo Governo in casa nostra, il destino della martoriata popolazione siriana e le pericolose conseguenze del conflitto sugli equilibri mondiali rappresentano oggi una delle prime preccupazioni degli italiani. 

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E i siriani a Damasco protestano contro i raid Usa
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