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domenica 25 ottobre 2020
 
 

Da consumatore a cittadino, il "voto con il portafogli"

15/10/2014  «Si passa», dice l’economista, «a un’epoca in cui chi acquista “obbliga” l’azienda a cambiare. Ed è un processo irreversibile»

Stefano Zamagni, economista
Stefano Zamagni, economista

«Il tema del convegno è innovativo e coglie nel segno, perché va a toccare un aspetto cruciale della trasformazione della nostra società occidentale: stiamo transitando dal modello del marketing al modello del “societing”. Mi spiego. Il marketing usa i propri strumenti per indurre ad acquistare. Il societing rovescia il nesso causale: mette al centro il consumatore, che con il suo gesto di acquisto manda segnali al produttore circa il suo apprezzamento su come è stato realizzato il prodotto. In questa seconda prospettiva i consumatori-cittadini “costringono” a modificare i processi produttivi, la situazione dei diritti dei lavoratori, il rispetto dell’ambiente».

A parlare è l’economista Stefano Zamagni. Questa transizione, dice, è una «vera rivoluzione copernicana».

- Sta avvenendo anche in Italia?
«Siamo un po’ indietro, ma il mutamento è avviato anche da noi».

- Qualche esempio?

«Il cosiddetto voting by wallet, voto con il portafoglio. Un caso è quello dei gruppi di cittadini che, in diverse città, hanno contestato gli esercizi commerciali che ospitano le slot machine. Oppure il fenomeno dell’ investimento socialmente responsabile: molti si rifiutano di investire i risparmi in imprese che non rispettano certi diritti oppure l’ambiente. O, ancora, il consumo critico: aggregazioni di consumatori che non comprano beni, specie agricoli, dannosi per la natura».

- Muta il concetto di consumatore...
«Profondamente. Il consumatore vuole essere cittadino. Non c’è alternativa. E occorre ricordare, peraltro, che questo concetto è già presente nell’enciclica Caritas in veritate, nella quale la Chiesa per la prima volta ci dice che sia il cittadino sia l’impresa sono socialmente responsabili. Entrambi. Lo è chi acquista, ma anche chi produce».

- È un mutamento momentaneo, magari dovuto alla crisi?
«No. È irreversibile. Resta da vedere come giocheranno gli elementi di accelerazione o di rallentamento del processo. Potrebbe essere reso più rapido da interventi legislativi mirati, che ora non ci sono. In secondo luogo, occorre vedere la velocità di contaminazione culturale: tanti, ancora oggi, acquistano solo sulla base della convenienza di prezzo. Ma la “consapevolezza di cittadinanza” può aumentare velocemente. È un processo senza ritorno anche per via delle nuove tecnologie, che si stanno rivelando sempre più “alleate” del cittadino- consumatore. Un messaggio lanciato sui social network fa cambiare la percezione collettiva sulla “bontà di un prodotto”. Basta vedere l’effetto di certe campagne di boicottaggio»

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