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domenica 08 dicembre 2019
 
 
Credere

Dal presepe alla vita

22/12/2016  Il presepe, un classico del Natale, può diventare un’avventura dello spirito. Che coinvolge e trasforma un’intera comunità

CODIVERNO DI VIGONZA. NELL’ATTESA DELLA SUA VENUTA  

Una comunità unita per trasmettere un messaggio che arrivi dritto al cuore. È questo l’obiettivo che da vent’anni a Natale spinge più di un centinaio di abitanti di Codiverno di Vigonza, in provincia di Padova, a dare vita al presepio vivente. Nello spazio compreso tra la chiesa della Santissima Trinità e il centro parrocchiale, adulti, giovani, bambini, genitori, nonni e, naturalmente, i nuovi nati dell’anno, animano la natività nel suo cammino attraverso i secoli e nel suo significato attuale. «Una partecipazione ampia e trasversale che aiuta a collegare il mistero dell’incarnazione alla vita di ogni giorno», dice il parroco Fernando Fiscon. Questo evento è così prezioso che la cittadina di duemila anime lo scorso anno ha visto arrivare più di ventimila visitatori, da tutto il Triveneto. Un presepe speciale, perché non si tratta di assistere a una rappresentazione sacra, bensì di entrare per un’ora e mezza circa – scena dopo scena – in un percorso biblico-simbolico, che quest’anno avrà come focus: «Una sosta che rinfranca... nell’attesa della sua venuta». Lo spunto arriva dalle parole del vescovo Claudio Cipolla, in apertura dell’anno pastorale: «Quando si è in attesa di un bambino, ci si rinnova e si cambia per accoglierlo nel migliore dei modi... Così quando arriva Qualcuno (Gesù, presente nei poveri, nella preghiera e nella comunità), ci mettiamo in movimento per un cambiamento?». Gli appuntamenti sono: il giorno di Natale, dalle 16 alle 18, il 26 dicembre, 1, 8, 15 e 29 gennaio, dalle 15 alle 18; il 6 e il 22 gennaio si inizia prima, alle 14.30, con la sfilata dei figuranti, introdotta dallo storico Patrizio Zanella.

«Ogni anno il tema cambia, ma ha sempre carattere pastorale, ispirato alla Bibbia e all’attualità», spiega il parroco, «con scene dall’Antico Testamento e dal Vangelo, ponendo naturalmente al centro la natività. Quest’anno l’invito è a fermarsi un attimo e vivere l’attesa come dimensione fondamentale della vita e la venuta del Signore come compimento di tutte le attese dell’umanità. A giugno 2017, dopo ben 55 anni, Federico Talone, un nostro giovane, verrà ordinato prete. Anche la nostra comunità, dunque, è in attesa di festeggiare questo frutto della chiamata del Signore». 

UN PERCORSO SIMBOLICO-SPIRITUALE
Il presepio di Codiverno si caratterizza per la complessità, per essere fortemente simbolico, ma soprattutto per la forza del messaggio che trasmette. «Il risultato che i “miei figuranti” vogliono ottenere è emozionare il pubblico», afferma l’attore Davide Ciani che da cinque anni prepara la quarantina di protagonisti, assieme a Mara Zanella che si occupa invece dei costumi. «Come si fa a rappresentare una figura carismatica come Mosè, con i suoi conflitti, le sue attese? Gli allestimenti realizzati da diversi volontari, coordinati da incenzo Agostini, ci vengono in aiuto; è come se andassimo ad agire teatralmente dentro a un quadro, facendolo rivivere attraverso i movimenti dei personaggi, le espressioni dei loro volti».  

Una grande stella sulla facciata esterna della chiesa accoglie i visitatori. Entrano e cominciano il loro percorso spirituale, passando accanto all’altare della Madonna, Vergine dell’attesa, e inginocchiandosi per sostare in adorazione davanti a Gesù bambino deposto ai piedi dell’altare centrale. Di nuovo fuori, comincia l’attesa della venuta: ecco il monte Nebo e il tunnel dei profeti: presto le tenebre lasceranno il posto alla luce. Nel villaggio palestinese 
ci sono i soldati romani, l’erborista, il tessitore, il tipografo e c’è pure una locanda, ma non c’è posto per Giuseppe e Maria, che trovano rifugio nella grotta. Poi cambia il contesto: Gesù adulto chiama gli apostoli, per farli «pescatori di uomini», quindi assolve la peccatrice che bagna i suoi piedi con le lacrime, poi sosta per recitare il Padre nostro, e incontra Zaccheo, trasformandogli la vita. Finita la parte biblica, il visitatore è pronto per un’esperienza ancora più coinvolgente. Otto piccole scalinate conducono in una dimensione “più alta”, dove provare i frutti dello spirito: il silenzio, il perdono, la gioia, la gratitudine, la speranza, la saggezza, il presente, la preghiera. «Ogni anno richiamiamo l’attenzione su un testimone, quest’anno sarà santa Rita da Cascia, tra le sante più conosciute a livello mondiale», racconta Michele Zanella, che si occupa dell’attualizzazione. «Ha vissuto tutte le vocazioni – ragazza, sposa, madre, consacrata –, e anche tanta sofferenza ma, con l’aiuto del Signore, è riuscita ad andare oltre. Abbiamo il roseto, che le ha permesso di cominciare una vita nuova; poi c’è un albero rovesciato con le radici verso l’alto, perché le radici dell’uomo sono legate al cielo. Con delle roselline di stoffa si comporrà un mandala dedicato alla santa».

Infine, un passaggio al centro parrocchiale, per vedere la mostra del libro e la mostra fotografica «Ritratti brasiliani» di Giuseppe Cavalieri. Le offerte che liberamente i visitatori lasceranno serviranno a sostenere le spese di allestimento del presepio e la ong padovana «Cuamm - Medici con l’Africa», impegnata, in particolare, nei confronti delle donne in attesa; il ricavato della mostra fotografica sarà a favore della «Casa do menor», fondata da padre Renato Chiera, alla periferia di Rio de Janeiro.

MELILLI. SE UN PRESEPE SA FARCI “S-CONFINARE”

«È apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini». Conosciamo bene questo breve passaggio della Lettera a Tito (2,11-13) in cui è operata una sorta di personalizzazione della grazia. L’amore di Dio per l’uomo, la sua misericordia e la sua benevolenza, infatti, si sono fatte visibili in Cristo Gesù. Non per nulla nello stesso brano viene anche detto che in Cristo Gesù – la grazia di Dio, colui nel quale Dio ha fatto grazia all’uomo e colui grazie al quale anche il peccatore trova grazia agli occhi di Dio – la salvezza è portata a tutti gli uomini, senza eccezione, a qualunque popolo essi appartengano
Queste riflessioni introduttive sono preziose per comprendere il senso di un’iniziativa portata avanti quasi da due decenni e per collocarci nella medesima prospettiva di chi l’ha pensata e man mano realizzata. È quanto accade ogni anno in un piccolo e attivo paese della Sicilia, Melilli, in provincia e diocesi di Siracusa. Proprio qui opera da molti anni un sacerdote, don Alfio Li Noce, il quale assieme ai suoi parrocchiani della chiesa madre nel periodo natalizio allestisce un’originale mostra di presepi provenienti da tutte le parti del mondo. «Ciò che era nato come un mio semplice interesse», confessa il giovane parroco, ormai si è trasformato in un vero e proprio punto di forza della mia comunità parrocchiale e dell’intera Melilli». Infatti, continua don Alfio, «io mi sono limitato a collezionare circa 500 presepi, alcuni dei quali, devo ammetterlo, davvero pregiati e rappresentativi di un raffinato artigianato locale, altri, invece, l’incarnazione di una fede semplice e devozionale, sebbene altrettanto profonda e sentita». 

DAL GIOCO ALL’ACCOGLIENZA
Da questo interesse tutto personale, ha man mano preso vita un’attività che ha assunto contorni sempre più ampi. «Da questa mia “predilezione privata” per l’universo del presepe», racconta don Alfio, «ha preso forma un’interessante iniziativa sociale, culturale, ecclesiale, in cui la fanno da protagonisti i giovani, le famiglie, i ragazzi ospitati nel centro d’accoglienza per minori immigrati non accompagnati. Un gruppetto di questi ragazzi è accolto nei locali della casa canonica».

Non per nulla gran parte del ricavato delle offerte, che i molti visitatori della mostra di presepi lasciano spontaneamente alla fine del loro percorso di visita, è destinato alla realizzazione di importanti progetti in collaborazione con l’Associazione amici del Madagascar. «Mi piace pensare questa nostra iniziativa», continua don Alfio, «come strettamente congiunta con quanto la mia parrocchia, in collaborazione con altre realtà parrocchiali della diocesi, realizza in Madagascar: ogni qualvolta allestiamo la mostra o realizziamo il presepe monumentale, verifichiamo e “rappresentiamo” la nostra accoglienza di tutti coloro che provengono dalle terre più lontane per trovare qui da noi una casa e un posto sicuro, nella pace, ma iniziamo, anche, quel cammino che periodicamente ci porta nelle terre di tanti nostri fratelli e amici – soprattutto del Madagascar – che condividono con noi parte della loro esistenza». 

Uno dei momenti più significativi di questa esperienza è stato vissuto dalla comunità di Melilli proprio lo scorso gennaio. «Monsignor Saro Vella, vescovo di Ambaja, una diocesi situata nel nord del Madagascar, ha voluto visitare personalmente la nostra mostra di presepi», ricorda don Alfio con il sorriso, «anche per esprimere i suoi sentimenti di gratitudine per quel po’ di bene che la Provvidenza ci consente di fare». 

PRONTI A COSTRUIRE FUTURO
Se chiediamo a don Alfio il segreto di tutto questo, senza pensarci troppo, non esita a rispondere: «Nella piccola parrocchia di Melilli si coniugano bene la mia passione personale e quella di un’intera comunità cittadina per una delle tradizioni più importanti delle festività natalizie, la valorizzazione della creatività soprattutto di molti giovani, la sensibilità per le grandi questioni sociali e le emergenze che specialmente la Sicilia si trova ancora una volta a vivere con gli ininterrotti sbarchi di persone che scappano dalla guerra e che comunque fuggono da situazioni difficili nella speranza di un futuro migliore, e, infine, lo sguardo che sa attraversare le distanze e sa raggiungere terre lontane».

Non gli si può dare torto. Non è poi così difficile ammirare i moltissimi presepi esposti, soffermarsi su quelli più curiosi o più preziosi, sui più appariscenti o quelli più piccoli, a volte minuscoli, fatti dei materiali più diversi (dalla terracotta alla cartapesta, dall’argento al rame, dalla madreperla al legno, dalla porcellana al vetro). Il tragitto si trasforma man mano per il visitatore in un viaggio dello spirito tra terre e culture lontane. Non solo, ma vuol dire anche incontrare tradizioni nelle quali il Vangelo ha preso forma e grazie alle quali ha manifestato la sua inesauribile ricchezza e la sua forza di liberazione e salvezza.

L’attività di don Alfio e della sua affiatata compagnia di operai non si ferma qui. Ogni anno, infatti, viene aggiunto un pezzo sempre nuovo a un presepe monumentale allestito in una grande sala. Si tratta di una dettagliata riproduzione in scala di Melilli, con le sue chiese, le sue vie, le sue piazze, le scale, i balconi, i lampioni, gli abbeveratoi per gli animali, la bottega del vino. Una sorta di quinta teatrale popolata da oltre 200 personaggi in terracotta. Anche qui, viene rappresentata la vita quotidiana di un piccolo paese grazie alla messa in scena di una foresta di figure di terracotta, in un ambiente ricostruito realisticamente, animato dal gioco di luci e di suoni e grazie a congegni meccanici che mettono in moto alcuni dei personaggi caratteristici che occupano perfino gli spazi più improbabili della scena. Il presepe sembra prendere vita, e ciò che accade tra quelle viuzze e perfino nell’intimità delle case dalle cui finestre filtra un frammento di vita domestica coinvolge lo spettatore immergendolo in un’atmosfera unica e davvero speciale. «Nulla viene lasciato 
al caso», riflette don Alfio, «ma tutto è pensato e studiato sin nei minimi particolari perché lo sguardo dello spettatore sia introdotto, piano piano, alla contemplazione del mistero della salvezza dell’uomo e del mondo».

Alla domanda su dove abbia imparato a fare tutto questo, risponde: «Per l’allestimento di questo presepe concorrono le arti plastiche, quelle figurative e quelle drammatiche. Ma più di ogni altra cosa interviene quella sorta di “ritualità comunitaria” che conferisce a questo manufatto un’identità sua propria». Don Alfio ha ben chiaro tutto questo, ma nel suo lavoro – poiché il suo “gioco” iniziale si è effettivamente trasformato in un vero e proprio lavoro pastorale e in un impegno sociale e missionario – non si perde in molti discorsi e riconosce nella complessa macchina che questa iniziativa sa mettere in moto l’opera della Provvidenza.

Il lascito che ci consegna la visita di questo straordinario luogo è un vero e proprio vissuto di Chiesa, un autentico “esercizio di apertura” di un’intera comunità cristiana che, grazie al dialogo con il passato, s’impegna a superare le difficoltà e le chiusure del presente per una comune costruzione del futuro. 

CITTÀ DEL VATICANO. IL PRESEPE A SAN PIETRO

  

È dal dicembre del 1982, per esplicito desiderio di Giovanni Paolo II, che in piazza San Pietro vengono allestiti i due simboli tradizionali del Natale, il presepe e l’albero. Il motivo di questa iniziativa lo spiegò personalmente papa Wojtyla: «Nel presepe contempliamo Colui che si è spogliato della gloria divina per farsi povero, spinto dall’amore per l’uomo. Accanto al presepe, l’albero di Natale, con lo sfolgorio delle sue luci, ricorda che con la nascita di Gesù rifiorisce l’albero della vita nel deserto». Per questa 35esima occasione in cui la natività e l’abete fanno parte dello scenario natalizio vaticano, il presepe è stato realizzato con il coordinamento dell’artista maltese Manwel Grech. L’allestimento riproduce il paesaggio dell’isola e misura 17 metri di larghezza e 12 di profondità, con un’altezza massima di 8 metri. Le 17 figure presenti portano indumenti e attrezzi tipici di Malta ed è anche presente nella scena un richiamo all’attualità rappresentato dal luzzu, tipica imbarcazione maltese, che rappresenta non solo la tradizione, la pesca e la vita, ma anche la drammatica realtà dei migranti che in quelle acque navigano su imbarcazioni di fortuna per raggiungere l’Italia.

L’albero è un abete rosso, alto 25 metri e di circa 90 anni, prelevato dalla foresta del Lagorai e donato dal Comune di Scurelle (Trento). Nei pressi della zona del taglio, i bambini della scuola elementare hanno piantato una quarantina di nuove piantine di abete rosso e di larice. Come ornamento dell’albero in piazza San Pietro ci sono numerose sfere che riproducono i disegni realizzati in argilla da bambini in cura presso i reparti oncologici di alcuni ospedali italiani, che hanno partecipato ai programmi di ceramico-terapia ricreativa. Presepe e albero resteranno illuminati fino alla notte di domenica 8 gennaio 2017, giorno in cui si commemora il Battesimo del Signore e si conclude il tempo liturgico di Natale.

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