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martedì 24 novembre 2020
 
Perseguitati
 

Dall'India al Pakistan, cresce l'odio contro i cristiani

15/07/2013  Nell'Orissa, teatro nel 2008 di una sanguinosa e violentissima persecuzione contro i cattolici da parte degli estremisti indù, una suora di 28 anni è rimasta vittima di uno stupro di gruppo e un pastore protestante ucciso. E in Pakistan un ragazzo cristiano è stato condannato all'ergastolo per alcuni sms giudicati offensivi verso l'Islam

Dall’India al Pakistan non si ferma la feroce persecuzione nei confronti dei cristiani.

Una vicenda agghiacciante arriva dal distretto indiano di Kandhamal, in Orissa. Una suora di 28 anni è stata rapita e stuprata da un gruppo di uomini per una settimana nell'area di Bamunigam. Le violenze sono andate avanti per più di una settimana, dal 5 all'11 luglio scorsi, ma la notizia è stata data solo lunedì.

L'agenzia AsiaNews ha raccolto le dichiarazioni di monsignor John Barwa svd, arcivescovo di Cuttack-Bhubaneshwar: «I colpevoli devono essere assicurati alla giustizia senza indugi e la legge deve fare il suo corso. Quanto accaduto è una vergogna», ha detto.

La suora, originaria del distretto di Kandhamal, vive a Chennai (Tamil Nadu), dove sta finendo gli studi del college. Secondo la sua testimonianza alla polizia, circa due settimane fa ha ricevuto una telefonata da una donna, che le ha riferito che sua madre era molto malata.

Il 5 luglio la religiosa ha preso un treno per Bamunigam, dove ad attenderla per accompagnarla a casa c'erano due cugini e alcuni amici. Invece di portarla al villaggio di Minapanka, gli uomini l'hanno condotta in un luogo non ancora identificato. Qui la suora, riferisce AsiaNews, ha subito ripetuti stupri di gruppo per una settimana.

L'11 luglio gli aggressori hanno lasciato la religiosa alla stazione ferroviaria di Berhampur, minacciandola di non riferire a nessuno quanto accaduto. La vittima è però riuscita a scappare e ha raggiunto il suo villaggio, dove il 13 luglio ha sporto denuncia.Al momento la polizia ha arrestato Jotindra Sobhasundar, un cugino,  e Tukuna Sobhasundear, un amico. Gli altri aggressori hanno fatto perdere le loro tracce.

Alla suora è stata fornita assistenza medica e domani la sua superiora andrà a trovarla.Secondo il fratello della religiosa, all'origine della violenza potrebbero esserci «motivi familiari». Lo scorso anno uno zio è stato ucciso da guerriglieri maoisti, ma i figli (i cugini) accusano i familiari della suora di essere coinvolti nell'omicidio. 

Ancora l’Orissa è stato teatro di un altro omicidio. «Un pastore protestante per l'ennesima volta è stato ucciso e la polizia fa passare il suo omicidio per incidente», ha denunciato ad AsiaNews Sajan George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic), dopo il ritrovamento del corpo martoriato del rev. Jaisankar, medico e pastore della Blessing Youth Mission, nei dintorni di Lamtaput (distretto di Kandhamal).

Di Jaisankar si sono perse le tracce la mattina dell'11 luglio scorso, mentre si recava a Lamtaput con la sua moto per dare un consulto medico. Qualche giorno dopo il corpo e la moto sono stati ritrovati vicino agli argini di un fiume. Secondo la polizia si è trattato di un incidente: il medico stava attraversando un ponte, quando le violenti piogge lo hanno fatto cadere nel fiume, e la corrente l'ha trascinato via.

Tuttavia, date le ferite trovate sul corpo e le condizioni in cui vivono i cristiani dell'area, per il Gcic si tratta di omicidio. «Nell'agosto del 2008», spiega Sajan George, «tutte le chiese e i luoghi di culto cristiani dei villaggi di Fufugaon, Chandrasundi Pada e Narakunduliguda sono stati saccheggiati e bruciati. Spesso gli estremisti indù esibiscono la loro brutalità con la minoranza cristiana, in particolare quando si avvicina l'anniversario del terribile e brutale genocidio del Kandhamal».

Dal Pakistan, infine, arriva la notizia di una condanna di un ragazzo della provincia centrale del Punjab all'ergastolo in base alla severissima legge anti-blasfemia in vigore nel Paese asiatico musulmano. Lo hanno riferito alcuni media locali.

Il giovane, Sajjad Masih, era stato arrestato lo scorso anno con l'accusa di aver mandato alcuni sms a un religioso mussulmano e ad altre persone in cui insultava l'Islam. Il fatto era successo nell'area di Toba Seek Singh. La polizia era riuscita a risalire al telefonino che aveva inviato i messaggi “blasfemi”.

Ma non era intestato al ragazzo, bensì a una giovane ragazza sempre cristiana di nome Roma che aveva rifiutato una sua proposta di matrimonio. Dopo diversi mesi di indagine, gli inquirenti sono riusciti a capire che il cellulare era stato usato da Sajjad e che gli sms blasfemi erano mandati da lui per vendicarsi.

Oltre alla prigione a vita, il tribunale lo ha anche condannato a una ammenda di 200 mila rupie pachistane (circa 2 mila dollari) Secondo molti attivisti e esperti di diritti umani, la draconiana legge sulla blasfemia pachistana è spesso utilizzata per colpire le minoranze religiose, specialmente la comunità cristiana che abita nel Punjab.

L'anno scorso, in un caso clamoroso, una bambina, Rimsha Masih, fu arrestata dopo essere stata falsamente accusata di bruciare pagine del Corano. Dopo accertamenti, emerse che era stato un complotto per sottrarre una proprietà alla sua famiglia e un Imam finì in prigione. Rimsha ha però dovuto lasciare il Pakistan a causa delle minacce degli islamici e risiede ora all'estero con la sua famiglia.

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