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martedì 16 luglio 2019
 
Soluzioni
 

De Palo: «L’assegno per la natalità risorsa concreta per le famiglie»

04/04/2019  È questa la proposta del Presidente nazionale del Forum delle associazioni familiari. «Un gesto reale nei confronti di tanti genitori che vivono l’assenza di politiche familiari. Un modo per incentivare la natalità». All’indomani, tra l’altro, dell’eliminazione del bonus nido e babysitter che De Palo liquida così: «Mi auguro che sia stata una svista». E conclude: «Serve un piano Marshall per la famiglia che si difende solo mettendo i giovani in condizione di farla».

In un momento storico di massima denatalità come quello che sta vivendo il nostro Paese, Gianluigi De Palo, presidente nazionale del Forum delle associazioni familiari e papà di cinque figli, pensa a soluzioni concrete. «Per incentivare la natalità e per colmare il vuoto di politiche a favore delle famiglie». Ecco allora la proposta di un assegno di natalità: «Abbiamo visto che il fattore famiglia, una delle nostre più grandi battaglie, ha una difficoltà. Le famiglie non comprendono chiaramente cosa sia e la domanda è sempre la stessa: «sì ma quanto ho in più al mese?». 

L’assegno di natalità come evoluzione del fattore famiglia 

«Esatto. Tutti i paesi europei hanno un sistema di assegni per ogni figlio che nasce; che si aggira grosso modo tra i 120 e i 200 euro. Allora abbiamo detto: usiamo anche noi il modello europeo, chiamiamolo assegno per la natalità e destiniamolo, ogni mese, alle famiglie che hanno figli fino ai 18 anni o 25 se sono ancora in carico a mamma e papà». 

A cui si può accedere in base al reddito? Perché sennò come sempre il ceto medio è escluso 

«No, avrà però dei parametri e dei riferimenti. Oggi le famiglie italiane povere stanno meglio delle loro “colleghe" francesi, svedesi etc; quelle che stanno peggio sono le famiglie del ceto medio, quelle che rappresentano poi la stragrande maggioranza del Paese». 

Una proposta sui generis perché prescinde anche dal tipo di contratto di lavoro

«Un’assoluta novità, soprattutto per mamme e papà che hanno lavori atipici perché gli assegni famigliari non vengono dati in base alla composizione familiare ma al tipo di contratto che hai. Ne ho parlato con il ministro Salvini che ne ha parlato a Porta Porta; con Di Maio che ha mostrato apertura. Nei prossimi giorni busserò alla porta di Forza Italia, Giorgia Meloni e Nicola Zingaretti. L’obiettivo è fare un momento di riflessione l’11 maggio chiedendo ai leader italiani di fare un fronte comune sulla: la natalità.  Io dico, un piano Marshall per la famiglia e la natalità».  

C’è una grande coerenza nella politica degli ultimi 30 anni

«L’assoluta assenza di politiche familiari. Si parla prima di crescita economica e poi di politiche familiari. Ma è esattamente il contrario: bisogna cambiare prospettiva e ripartire proprio dalle politiche famigliari dando fiducia alle famiglie. Solo così può rimettersi in marcia anche il resto e il Paese stesso. L’assegno è l’occasione per un vero cambio di mentalità». 

La recente cancellazione del bonus nido e babysitter non mi sembra vada in questa direzione…

«Ci stiamo muovendo per capire se è stata una svista e se ci sono margini per risolvere» 

Il Governo si giustifica sostenendo che siccome ne usufruiscono in pochi allora è meglio spostare le risorse su altri fronti e altri bonus

«I bonus di per sé non servono a nulla. Servono politiche strutturali semplici. I bonus sono il modo per aggirare il problema, comunicando che ci sono delle risorse e poi rendendo così complicato l’accesso alle risorse che alla fine restano lì e le destini altrove. Dando, infine, così anche un segnale distorto alla politica a livello più alto: restano perché le famiglie non ne hanno bisogno».

Come si sostiene, difende allora la famiglia?    

«Mettendo i giovani in condizione di farla»

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