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lunedì 30 marzo 2020
 
 

Dickens, una vita da romanzo

07/02/2012  Duecento anni fa nasceva il grande scrittore inglese, che non dovette inventare nulla delle storie dei suoi memorabili personaggi. Perché le aveva vissute in prima persona.

Un ritratto di Charles Dickens del XIX secolo (foto Alinari).
Un ritratto di Charles Dickens del XIX secolo (foto Alinari).

Scrittore, giornalista, performer, grande nei pregi come nei difetti. Il bicentenario della nascita di Charles Dickens è un’occasione per riscoprire l’opera del grande narratore inglese nato il 7 febbraio 1812 a Portsmouth. Non solo David Copperfield o Grandi Speranze, ma anche lo splendido Il nostro comune amico e la Londra tenebrosa di Casa desolata. Per Vladimir Nabokov «non occorre corteggiamento, non c’è esitazione. Ci arrendiamo alla voce di Dickens», nonostante i suoi limiti: il sentimentalismo, la teatralità, la superficialità di alcuni personaggi. Uomo del suo tempo ma anche precursore del nostro mondo, Dickens nacque povero, secondo di undici figli. Suo padre era impiegato in un ufficio postale, e lo scrittore ricorderà per sempre il misero quartiere di Londra, Camden town, dove la sua famiglia si trasferì lasciata Portsmouth. Nel 1824 il padre finì in prigione per debiti e il piccolo Charles andò a lavorare in una fabbrica di lucido da scarpe. Dickens non inventò nulla delle disgrazie di Oliver Twist e David Cooperfield, dei loro desideri di rivalsa: li aveva vissuti in prima persona. Come il lato oscuro della rivoluzione industriale: i suoi romanzi riecheggiano di rumori delle fabbriche, degli alloggi malsani degli operai, delle fatiche degli orfani, della società capitalista descritta in Tempi difficili, emblema della sua critica sociale. Il lieto fine in Dickens è sempre rappresentativo di un riscatto: l’orfano si affranca dalla povertà con le sue sole forze, l’amore si fa beffe delle convenzioni, il bene vince sul male dopo tante peripezie.

Per lui fu lo stesso: dopo che il padre uscì di prigione terminò gli studi e diventò praticante di uno studio legale, poi stenografo e giornalista. Lavoro che gli permise di viaggiare per il Paese e pubblicare il primo libro, una serie di bozzetti di vita urbana con lo pseudonimo di Boz, e poi il romanzo Il circolo Pickwick. Primo di una lunga serie, una produzione degna di uno scrittore di bestseller di oggi. I suoi libri uscivano a puntate, ognuna attesa con fibrillazione come la nuova puntata di una fiction tv: la nave che trasportava il fascicolo de La bottega dell’antiquario, in cui era narrata la morte della protagonista, fu presa d’assalto al porto dai lettori americani. Come le rockstar faceva tour in patria e all’estero, leggendo i suoi romanzi nei teatri. Sempre sotto i riflettori: quando divorziò dalla moglie pubblicò un annuncio sul giornale accusandola di non aver badato alla famiglia. Era amato dal popolo più che dagli intellettuali, perché del popolo conosceva le gioie e le sofferenze.

Gioie come il Natale, di cui fu l’inventore letterario con Canto di Natale in cui l’avaro Scrooge anticipa allo stesso tempo Zio Paperone e il Grinch. E sofferenze nella vita dei quartieri poveri di Londra: Dickens è il grande cantore di Londra, come Balzac di Parigi, come più tardi Joyce per Dublino. Per scrivere camminava per ore, anche di notte, dai quartieri luccicanti dei ricchi ai vicoli avvolti nella nebbia. Il rumore lontano di una carrozza, il tintinnare di campanello di una bottega: tutta Londra, calderone di vizi e virtù, grandezza e miseria, rivive nei suoi romanzi. Ogni descrizione di strada e piazza in cui si affannano i suoi personaggi, come sul palco di un immenso teatro, è indimenticabile. Lo scrisse George Orwell: quando Dickens descrive una cosa una volta, la si ricorda per tutta la vita.

Michela Gelati

Una illustrazione di "David Copperfield" del 1911 (foto Corbis).
Una illustrazione di "David Copperfield" del 1911 (foto Corbis).

Dickens sarà celebrato per tutto il 2012 con eventi, spettacoli, mostre e nuove edizioni dei suoi libri. Naturalmente in Inghilterra, dove oltre a grandi mostre sullo scrittore al Museum of London (si veda la pagina successiva del dossier), alla British Library e al Victoria and Albert Museum, al BFI Southbank è in corso una grande retrospettiva di film tratti dalle sue opere (www. bfi.org), mentre nella città natale di Dickens, Portsmouth, fino al 12 febbraio si può assistere a spettacoli di strada, performance e letture (www.portsmouthmuseums.co.uk). Chi ama la Londra vittoriana potrà riviverla nel parco a tema dedicato a Dickens nel Kent (www.dickensworld.co.uk). Ma anche l’Italia celebrerà Dickens. Il British Council organizza eventi in diverse città: il 7 febbraio proiezione di Oliver Twist di David Lean alla Feltrinelli di Napoli (Via Santa Caterina a Chiaia, 23, ore 17), e della versione di Roman Polanski a Roma alla John Cabot University (Via della Lungara 233, ore 19). Sempre il 7 febbraio, la “maratona letteraria” di 24 ore su Twitter che coinvolgerà 24 Paesi, passerà per l’Italia con una lettura su Pictures from Italy.

Il 13 marzo, a Roma, nel seminario “International Dickens” alla British School, studiosi stranieri e italiani si soffermeranno sui suoi viaggi negli Stati Uniti, in Italia e il rapporto con l’Inghilterra. Il 15 e 16 marzo a Milano, "Dickens: Lives in Fiction... and Afterlives International Symposium", convegno di due giorni all’Università Statale (www.britishcouncil.org/it). A Bologna, visitata da Dickens nel 1844, è dedicata a Dickens l’edizione 2012 della Fiera del Libro per Ragazzi. BolognaFiere organizza una mostra in città a Casa Saraceni, “Two Centuries after”, con una panoramica delle più prestigiose edizioni dickensiane. La Cineteca presenta un ciclo di proiezioni al cinema Lumière, mentre la Biblioteca dell’Archiginnasio inaugura una mostra dedicata a Dickens a Bologna, con libri e foto d’epoca. Il Cimitero Monumentale, visitato dallo scrittore, propone visite diurne e notturne fino a ottobre, ricostruendo l’itinerario di visita di Dickens (www.comune.bologna.it). Gli eventi nel mondo: www.dickens2012.org.

Per chi vuole riscoprire il grande scrittore attraverso i libri, tante uscite e riedizioni. È stato appena pubblicato da Giunti Junior Pic nic al cimitero e altre stranezze di Marie Aude Murail, che racconta la vita di Dickens come fosse un romanzo, dalla durissima infanzia, alle peripezie che lo portarono al successo a soli 24 anni, fino agli amori. Dalai Editore ripubblica in occasione del bicentenario i romanzi più celebri, da Canto di Natale a David Copperfield. Per Gargoyle è appena uscito Il mistero di Edwin Drood, l’ultimo romanzo rimasto incompiuto, mentre Newton Compton un unico volume con sei grandi opere dello scrittore. Per i veri appassionati, è appena uscita la bella biografia in inglese Charles Dickens: a life di Claire Tomalin (Viking). Una gioia antica e nuova (Marietti) raccoglie tutte le prefazioni originali di Gilbert K. Chesterton ai libri di Dickens, mentre Impressioni italiane (Robin) propone le impressioni dello scrittore sull’Italia, raccolte durante il suo soggiorno. Infine, chi ha già letto tutto di lui potrà consolarsi con Drood di Dan Simmons (Elliot), thriller che vede protagonisti Dickens e il suo amico-rivale, il romanziere Wilkie Collins.

Michela Gelati

Un quadro di Henry Pether del 1845-60 esposto nella mostra Museum of London.
Un quadro di Henry Pether del 1845-60 esposto nella mostra Museum of London.

In occasione dei duecento anni dalla nascita, il “Museum of London” ha allestito Dickens and London, una mostra che è l’omaggio della città al suo cantore più noto. I visitatori potranno vedere come lo scrittore cancellava e riscriveva sulla stessa pagina diverse volte prima di raggiungere la versione di cui era contento. Poter leggere l’originale dell’inizio di Bleak house, dove Londra viene descritta come “nebbiosa”, una immagine che ancora oggi, in milioni, associano alla capitale britannica. Scoprire che la citta’ di notte non è poi così diversa da quella raccontata nei romanzi più famosi. «Si tratta della mostra piu’ grande allestita dagli anni Settanta, perché la collezione dei manoscritti chiave è tenuta dal Victoria and Albert Museum che non ha esibito queste pagine da tempo», spiega il curatore Alex Warner. «Usiamo l’ultima tecnologia per proiettare attorno al visitatore parole o scene che riproducano il paesaggio di Londra e i contrasti tra povertà e modernità, con le ferrovie e barche a vapore. Dickens aveva con Londra un rapporto particolare. Soffriva di insonnia e camminava ogni notte anche venti chilometri. In quelle lunghe passeggiate scopriva le scene che avrebbe poi raccontato nei romanzi».

In due lettere, che scrive dalla Svizzera e dall’Italia dove abita, lo scrittore confessa di sentire la mancanza della città sua musa ispiratrice. Un rapporto, quello tra Dickens e la capitale, che è stato curato nella mostra da un’italiana, Simona Piantieri. Di particolare interesse il filmato che conclude l’esibizione The houseless shadow, del famoso produttore di documentari William Raban, che mostra, attraverso la lettura di famosi passaggi dei libri, che la Londra di notte di oggi non è così diversa da quella descritta nelle pagine di David Copperfield.

"Il sogno di Dickens" di William Buss.
"Il sogno di Dickens" di William Buss.

lE la mostra  ci fa vedere proprio questo, che la capitale non è poi così cambiata dai tempi dello scrittore con a sua enorme popolazione e la rete di trasporti inadeguata a sostenerla, con gli speculatori finanziari e i burocrati attaccati da Dickens in Little Dorrit proprio, come oggi i movimenti di protesta criticano il sistema bancario e lo stato. Perché lo scrittore più letto in lingua inglese dopo Shakespeare prendeva il suo lavoro di denuncia sociale con molta serietà, avendo scelto di non fare il parlamentare e preferendo essere un commentatore, perché pensava di riuscire meglio a cambiare le cose in questo modo.

Silvia Guzzetti

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