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giovedì 29 ottobre 2020
 
IL PAPA AI DIPLOMATICI
 

Crisi Usa-Iran, ma non solo: dialogo e rispetto del diritto

09/01/2020  Jorge Mario Bergoglio ha parlato ai rappresentanti dei 183 gli Stati che attualmente intrattengono relazioni con la Santa Sede, ai quali vanno aggiunti l’Unione Europea e il Sovrano Militare Ordine di Malta. Una sintesi del discorso e il testo integrale del Santo Padre

«Il nuovo anno non sembra essere costellato da segni incoraggianti, quanto piuttosto da un inasprirsi di tensioni e violenze». Per la settima volta papa Bergoglio ha parlato al Corpo diplomatico (clicca qui per leggere la versione integrale del discorso), tradizionale occasione di inizio d’anno per fare una panoramica geopolitica delle questioni più scottanti sullo scacchiere internazionale. «È proprio alla luce di queste circostanze che non possiamo smettere di sperare. E sperare esige coraggio. Esige la consapevolezza che il male, la sofferenza e la morte non prevarranno e che anche le questioni più complesse possono e devono essere affrontate e risolte».

«Particolarmente preoccupanti sono i segnali che giungono dall’intera regione, in seguito all’innalzarsi della tensione fra l’Iran e gli Stati Uniti e che rischiano anzitutto di mettere a dura prova il lento processo di ricostruzione dell’Iraq, nonché di creare le basi di un conflitto di più vasta scala che tutti vorremmo poter scongiurare». Così Francesco ha affrontato la questione più scottante, oggi, «affinché  tutte le parti interessate evitino un innalzamento dello scontro e mantengano accesa la fiamma del dialogo e dell’autocontrollo, nel pieno rispetto della legalità internazionale». Rompere la “coltre di silenzio che rischia di coprire la guerra che ha devastato la Siria nel corso di questo decennio”, l’altro appello del Santo Padre, che ha definito “particolarmente urgente trovare soluzioni adeguate e lungimiranti che permettano al caro popolo siriano, stremato dalla guerra, di ritrovare la pace e avviare la ricostruzione del Paese».

«La Santa Sede accoglie con favore ogni iniziativa volta a porre le basi per la risoluzione del conflitto ed esprime ancora una volta la propria gratitudine alla Giordania e al Libano per aver accolto ed essersi fatti carico, con non pochi sacrifici, di migliaia di profughi siriani”, ha proseguito Francesco, denunciando che “purtroppo, oltre alle fatiche provocate dall’accoglienza, altri fattori di incertezza economica e politica, in Libano e in altri Stati, stanno provocando tensioni tra la popolazione, mettendo ulteriormente a rischio la fragile stabilità del Medio Oriente”.

«La pace e lo sviluppo umano integrale sono l’obiettivo principale della Santa Sede nell’ambito del suo impegno diplomatico”, ha ricordato il Papa: “Ad essa sono orientati gli sforzi della Segreteria di Stato e dei Dicasteri della Curia Romana, come pure quelli dei rappresentanti pontifici, che ringrazio per la dedizione con cui compiono la duplice missione loro affidata di rappresentare il Papa sia presso le Chiese locali sia presso i vostri Governi”. Francesco ha poi citato gli Accordi di carattere generale, firmati o ratificati, nel corso dell’anno appena trascorso, con la Repubblica del Congo, la Repubblica Centroafricana, il Burkina Faso e l’Angola, come pure l’Accordo tra la Santa Sede e la Repubblica Italiana per l’applicazione della Convenzione di Lisbona sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all’insegnamento superiore nella Regione Europea.

“Anche i viaggi apostolici, oltre che essere una via privilegiata attraverso la quale il Successore dell’Apostolo Pietro conferma i fratelli nella fede, sono un’occasione per favorire il dialogo a livello politico e religioso”, ha sottolineato il Santo Padre, che ha articolato il suo discorso ripercorrendo idealmente le tappe che ha compiuto nel 2019, “cogliendo l’opportunità per uno sguardo più ampio su alcune questioni problematiche del nostro tempo”.

«Un mondo senza armi nucleari è possibile e necessario, ed è tempo che quanti hanno responsabilità politiche ne divengano pienamente consapevoli, poiché non è il possesso deterrente di potenti mezzi di distruzione di massa a rendere il mondo più sicuro, bensì il paziente lavoro di tutte le persone di buona volontà che si dedicano concretamente, ciascuno nel proprio ambito, a edificare un mondo di pace, solidarietà e rispetto reciproco». Parlando ai rappresentanti dei 183 Paesi che hanno relazioni diplomatiche cion la Santa Sede, il Papa ha rilanciato l’appello pronunciato nel suo viaggio apostolico in Giappone, dove, ha sottolineato,  ha «toccato con mano il dolore e l’orrore che come esseri umani siamo in grado di infliggerci. Ascoltando le testimonianze di alcuni Hibakusha, i sopravvissuti ai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki, mi è parso evidente che non si può costruire una vera pace sulla minaccia di un possibile annientamento totale dell’umanità provocato dalle armi nucleari» 

Dal 27 aprile al 22 maggio si svolgerà a New York la X Conferenza d’esame del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari: “Auspico vivamente che in quella occasione la comunità internazionale riesca a trovare un consenso finale e proattivo sulle modalità di attuazione di questo strumento giuridico internazionale, che si rileva essere ancora più importante in un momento come quello attuale”, le parole del Papa.

 

Multimedia
Il video dell'intervento di papa Francesco al Corpo Diplomatico
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