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mercoledì 25 novembre 2020
 
 

Dislessia: troppe le diagnosi errate

17/12/2011  Una ricerca nelle scuole romane mostra che il numero di bambini dislessici è sovrastimato. Ne consegue un spreco di risorse ma soprattutto, per il bambino. un'inutile medicalizzazione

Con le recenti norme (legge 170/2010) relative ai disturbi specifici d'apprendimento in ambito scolastico - (Dsa) sono stati stanziati circa due milioni di euro per il 2010 e il 2011 (un milione per ogni anno) per il sostegno degli studenti dislessici. Il testo era stato accolto con grande favore dalle famiglie degli oltre 350 mila ragazzi che secondo le stime soffrono di disturbi dell'apprendimento, disturbi che sino a pochi anni fa non venivano presi in considerazione provocando in chi ne soffriva grossi problemi soprattutto nell'iter scolastico.

Oggi si presenta, invece, un altro problema causato da un eccesso di disgnosi spesso errate. Lo ha dichiarato il direttore dell'Istituto di Ortofonologia (IdO) di Roma, Federico Bianchi di Castelbianco, che ha presentando a Roma il progetto Ora si!, realizzato attraverso un'indagine condotta in numerose scuole materne ed elementari per individuare i bambini a rischio di Dsa.  

Dalla ricerca è emerso che nelle scuole materne ed elementari di Roma circa il 23% dei bambini viene erroneamente indicato a rischio di tali disturbi, ovvero con significative difficoltà nella lettura, scrittura e nel ragionamento matematico. In realtà secondo gli esperti che hanno curato il progetto, in questa percentuale vi sono anche bambini con difficoltà di tipo minore, definibili come secondarie o a basso rendimento scolastico, e non come Dsa.

Una precisazione che abbassa la percentuale dei bambini a rischio al 4%.  

«Segnalare come dislessici bambini che in realtà non lo sono comporta due gravi rischi», ha spiegato il Federico Bianchi di Castelbianco, «Innanzitutto i bambini vengono dirottati su percorsi alternativi come portatori di una disabilità che non hanno, con oneri economici non sostenibili e totalmente inutili. Inoltre il loro problema non solo non verrà affrontato ma lascerà un vuoto di conoscenze che si ripercuoterà pesantemente sul loro curriculum scolastico».

Fra settembre 2010 e giugno 2011 l'Ido ha monitorato a Roma oltre mille alunni di scuola elementare (9 i plessi coinvolti, con 27 classi prime e 27 seconde).

Secondo l'indagine su 1.175 alunni (1.025 delle elementari, 150 della materne) con la partecipazione di 136 docenti solo il 4% dei bimbi della primaria ha mostrato davvero problemi di dislessia e apprendimento. Si scende poi al 3% se si tolgono dal gruppo gli anticipatari (i bambini iscritti in prima precocemente, che presentano queste difficoltà).

In pratica in Italia, secondo l'Istituto di Ortofonologia (IdO), 1 bambino su 5 presenta difficoltà di apprendimento, ma non è dislessico e tuttavia in molti casi viene ritenuto tale.

La scuola, spiega Bianchi di Castelbianco, «può avere un ruolo fondamentale nell'evitare di inviare dagli specialisti bambini che non hanno davvero problemi di apprendimento. Per questo serve la formazione degli insegnanti. Anche per evitare che loro stessi vedano come soggetti a rischio bimbi che non lo sono».

Il rischio, secondo l'IdO è che vengano dati strumenti didattici compensativi a alunni che non ne hanno bisogno, con un corrispettivo spreco di risorse: dopo l'approvazione della legge che ha stanziato fondi per le scuole per fare formazione e interventi su questo tema si sono già moltiplicate le richieste di aiuto. 

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