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giovedì 28 maggio 2020
 
Spiritualità
 

Don Fabio Rosini: «Il primo passo per guarire è riconoscere di essere malati»

21/05/2020  Nel suo ultimo libro "L’arte di guarire" (San Paolo) il sacerdote e scrittore romano riflette sul miracolo dell’emorroissa: «Siamo prometeici, vogliamo strappare il fuoco a Dio e non capiamo che se glielo chiediamo Lui ce lo regala. Spesso neanche lo sappiamo perché siamo stati informati male su di Lui»

don Fabio Rosini, 58 anni
don Fabio Rosini, 58 anni

Don Fabio Rosini non è uno che le manda a dire. «L’editore», rivela, «ha dovuto faticare un po’ a convincermi a scrivere questo libro perché c’è il rischio, leggendolo, che la gente si auto analizzi in maniera dannosa e distruttiva. Quello che manca oggi nella Chiesa è l’accompagnamento. In questo libro ho dovuto abbassare i toni, nei corsi che tengo sono molto più tranchant». In effetti, L’arte di guarire – L'emorroissa e il sentiero della vita sana (San Paolo, pp. 336, € 16), uscito il 16 aprile, non è un libro facile. È quasi un corpo a corpo con i nostri mali, di cui Rosini, musicista, sacerdote dal 1991, responsabile della pastorale vocazionale della diocesi di Roma e autore di seguitissimi corsi prematrimoniali, traccia una diagnosi molto rigorosa aperta dalla frase di Isacco di Ninive: “La maggior parte degli uomini che sono malati sostengono di essere sani”.

Cos’è l’arte di guarire?

«Uno stato, un assetto, non un’occasione passeggera. Se io prego ogni giorno il Signore di salvarmi e di liberarmi dal male cosa significa? Che sono risolto o da risolvere?».

Di che cosa siamo malati?

«Di incompletezza. Quella dell’uomo è una felice malattia, come dice il Preconio: “O felice colpa che meritasti un così grande Salvatore”. La vera malattia è rifiutare la malattia, la piccolezza, la creaturalità. Più noi combattiamo contro il fatto di essere fragili e più lo diventiamo. Quando accettiamo di avere un Salvatore e di avere fiducia nel Padre celeste diventiamo forti in Dio. La nostra forza non è nostra ma di un Altro. Ecco perché l’arte della relazione è fondamentale. Noi tendiamo a costruire gabbie di autoaffermazione che diventano le nostre torture, se c’è un tiranno che ci rende infelice è il nostro ego che ci trafigge con le sue pretese».

Insomma, quando possiamo dirci sani?

«La vera salute è la consapevolezza della malattia. Siamo prometeici, vogliamo strappare il fuoco a Dio e non capiamo che se glielo chiediamo Lui ce lo regala. Spesso neanche lo sappiamo perché siamo stati informati male su di Lui».

Colpa anche di voi preti.

«Infatti, bisognerebbe controllare se il nostro modo di parlare di Gesù muove la gente a toccarlo o la fa fuggire a gambe levate».

Perché la guarigione della donna emorroissa, che tocca il lembo del mantello di Gesù, è così simbolica?

«Nella storia dell’arte questo episodio è raffigurato spesso a cominciare dalle catacombe dei Santi Marcellino e Pietro di Roma. Il Catechismo della Chiesa Cattolica lo pone in copertina nella sezione dedicata ai Sacramenti».

Eppure nel Vangelo viene dedicato poco spazio a questo episodio.

«La considerazione finale di Gesù è molto strana e anche piuttosto rara: “Figlia, va’ in pace e sii guarita dal tuo male”. È come se Gesù negasse il miracolo che ha appena compiuto. In realtà, la guarigione totale c’è ma quello che non ci può essere è l’oblio del male. Chi ha preso una brutta malattia sa che le ricadute sono più devastanti della malattia stessa. Gesù dice di stare attenti alle ricadute. Se ricaschiamo nel Covid-19, ad esempio, è un disastro».

Don Fabio Rosini, 58 anni

La guarigione è un lungo processo?

«Sì, il vero tema della vita spirituale è la custodia del cuore e della vita interiore. L’equilibrio psicologico non è l’assenza di problemi ma uno stato di consapevolezza dei propri problemi, riconoscersi stolti, ingannati. Per andare avanti bisogna fare i conti con la propria povertà. È una spiritualità umile, per nulla trionfalistica».

A differenza di altri personaggi dei vangeli, l’emorroissa non parla, non chiede a Gesù di essere guarita. Perché?

«Gli altri gridano, come il cieco. Lei pensa. Si costruisce piano piano e poi parla perché Gesù la costringe a farlo e vuole che chiami per nome il suo male, passando dal pensiero alla parola. Avendo a che fare con tanti giovani fragili e deboli ai quali cerco di insegnare come vivere la propria sessualità e intimità, questa genitalità sanguinante della donna è un paradigma preziosissimo perché qui c’è tutta la vergogna, l’incapacità di chiedere. Ma per Gesù il sangue è prezioso. Oggi invece, pensiamo ai film horror o a certi videogiochi, nell’immaginario collettivo il sangue dell’uomo non conta nulla».

Perché?

«Quello che ci frena tutti è il disprezzo di sé, la cattiva notizia su noi stessi alla quale abbiamo creduto e che ci fa essere infelici e incapaci di godere delle bellezza della vita. Bisogna dire all’uomo quello che ha detto su di lui la Croce di Cristo: che per amare l’uomo vale la pena di morire. A livello esistenziale c’è un atto di apertura alla propria bellezza che è sempre un work in progress, non finisce mai».

Che insegnamento possiamo trarre da questa terribile malattia collettiva che è la pandemia?

«Ci siamo ritrovati dentro logiche inaspettate ed è l’occasione per fare verità su noi stessi e sulle nostre relazioni con gli altri, chiederci che cosa conta veramente, qual è la priorità. Nella storia le epidemie sono state sempre un momento di crescita per l’umanità».

È ottimista per il dopo?

«Né ottimista, né pessimista. La libertà personale è un enigma. Una cosa è certa: rispetto ad altre occasione, stavolta siamo stati toccati personalmente più del solito ma potremmo non sfruttare, o sfruttare male, anche questa lezione».

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L'arte di guarire. L'emorroissa e il sentiero della vita sana

In questo nuovo volume don Fabio Rosini propone un cammino personale (e perciò universale) di guarigione della vita interiore e affettiva. La guida è una donna malata di duemila anni fa, l'emorroissa, che si incontra nel capitolo quinto del Vangelo di Marco, e della quale si analizza il processo di guarigione paradigmatico e simbolico.

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