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Dopo Bruxelles una doppia sofferenza per i migranti

30/03/2016  «Il dolore e la rabbia degli attentati nel cuore d’Europa», ha detto monsignor Gian Carlo Perego di Migrantes, «non possono fermare la tutela e la protezione Internazionale di chi è in fuga dalla guerra e dalla persecuzione».

Caro don Antonio, desidero anch’io partecipare al dibattito sugli stranieri. Premetto che sono credente e praticante e non mi reputo razzista. Personalmente, sono a favore di un’immigrazione sostenibile, ben diversa da quella “senza se e senza ma”, anche da voi sostenuta. Le assicuro che, di fronte a un uomo offeso e aggredito, non esiterei a soccorrerlo, qualsiasi fosse il colore della sua pelle e la sua condizione sociale. Ma quando, ogni giorno, sbarcano mille o duemila migranti sulle nostre coste, questa è “invasione”.
Nel Vangelo Gesù si dimostra una persona di buon senso, quando alla donna sirofenicia dice: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini» (Matteo 15, 26). Io penso che i nostri ragazzi, disoccupati o malpagati, costretti spesso a emigrare, debbano avere la precedenza sugli stranieri da parte dello Stato. È un dovere morale e giuridico pensare prima ai propri figli. Nella mia Sicilia la disoccupazione giovanile è oltre il 50 per cento: non c’è nulla da invidiare ai cosiddetti Paesi del Terzo mondo! Se fossi un disoccupato, le assicuro che fremerei di rabbia nel vedere in alberghi a quattro stelle migranti ben vestiti, ben pasciuti, con i telefonini ultimo modello, passeggiare tutto il giorno per la città.
Per gli stranieri, che vivono in Centri gestiti spesso da personaggi discutibili, ci sono fiumi di denaro. Per i nostri giovani non c’è un progetto di lavoro. Anzi, le tasse ci stanno strozzando. E i tagli sul sociale (vedi ospedali), si fanno a man bassa. Senza contare altri costi: le carceri sono piene al cinquanta per cento di extracomunitari, percentuale altissima se si pensa che essi rappresentano solo il cinque per cento della popolazione italiana.
Con questa politica di accoglienza abbiamo “ingrassato” schiavisti, scafisti, delinquenti. E, forse, anche i terroristi. Sono convinto che ci sia una strategia ben precisa per destabilizzare l’Occidente da parte dell’islam. E anche il dialogo coi musulmani è difficile, perché manca in loro qualsiasi forma di reciprocità. Noi siamo gli infedeli coi quali non vogliono integrarsi. Finché gli offriamo lavoro, se ne stanno buoni. Ma, oggi, le periferie delle grandi città sono stracolme di immigrati irrequieti e disadattati. Forse, li abbiamo illusi e delusi.

LETTERA FIRMATA

I fatti di Bruxelles non potranno che rafforzare il giudizio negativo che molti hanno nei confronti degli stranieri, senza alcuna pietà con chi fugge dalla disperazione della guerra. Altra intolleranza si scaricherà sulle migliaia di uomini, donne e bambini che se ne stanno alle frontiere, nei campi di accoglienza, tra il fango e il freddo, in attesa che l’Europa apra loro un varco di speranza. La violenza bestiale dei fanatici dell’Isis, gente senza Dio e umanità, che hanno devastato persone innocenti all’aeroporto e alla metro di Bruxelles, non farà solo vivere nel terrore noi cittadini europei, ma alimenterà l’ira populista, spesso vero “sciacallaggio”, di quanti già invocano di rimandare gli stranieri “a casa loro”. Una doppia sofferenza per i migranti che, dopo essere stati costretti a lasciare il loro Paese, si sentono respinti dall’Europa.
All’insensatezza di chi cavalca l’onda emotiva, si oppone la saggezza della Chiesa. «Il dolore e la rabbia degli attentati di Bruxelles non possono fermare la tutela e la protezione internazionale di chi è in fuga dalla guerra e dalla persecuzione», ha detto monsignor Gian Carlo Perego direttore di Migrantes. «La sicurezza, oggi, non è a rischio per l’arrivo di persone che hanno visto le loro case e la loro vita distrutta dai bombardamenti e da violenze, ma da un terrorismo irrazionale nato e cresciuto anche dentro le nostre città europee».
Dopo Bruxelles, molti invocano più sicurezza, più controlli, più raccordo tra le polizie d’Europa. Giuste richieste e preoccupazioni, che da sole però non bastano a colmare quel vuoto di ideali e di valori che è alla base del terrorismo. Così come i muri, il fi‡lo spinato e le politiche di chiusura che trattano i profughi come merce di scambio e non come persone con dignità umana, hanno fatto solo regredire l’Europa, che sta smarrendo quell’anima solidale che l’ha sempre caratterizzata. In un mondo globalizzato tutto è connesso, non ci sono i nostri fi‡gli e quelli degli stranieri, ma siamo una sola famiglia umana.
A chi, in‡fine, vorrebbe fomentare la guerra di religione contro l’islam, confondendo pochi fanatici estremisti che usano una cieca violenza e abusano del nome di Allah con i milioni di pacifi‡ci musulmani, papa Francesco ha dato una lezione di umiltà e fraternità. Il Giovedì Santo ha celebrato la Messa nel Cara (Centro accoglienza richiedenti asilo) di Castelnuovo Porto, periferia di Roma, e ha lavato i piedi a dodici profughi, inclusi dei musulmani. La vera integrazione si fa con il dialogo, costruendo ponti e non muri. Non basta accogliere gli stranieri se poi li si emargina nei ghetti e nelle periferie delle nostre città, facendoli crescere con sentimenti ostili nei confronti del Paese che li ospita. O l’Europa torna alla solidarietà o non avrà un futuro. Tanto meno di pace.

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