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martedì 14 luglio 2020
 
31 gennaio
 

È il giorno di Brexit

31/01/2020  Alla mezzanotte, 43 mesi dopo il referendum e 47 anni dopo l'ingresso nella UE, il Regno Unito divorzia dalle istituzioni europee. Il premier Boris Johnson annuncia "l'alba di una nuova era", ma i problemi aperti restano molti.

È arrivato il giorno di Brexit. Alla mezzanotte del 31 gennaio la Gran Bretagna lascia l’Unione Europea, così come avevano deciso gli elettori britannici (52 per cento favorevoli) con il referendum del 23 giugno 2016. Il Regno Unito è rimasto in Europa 47 anni e il divorzio non è stato facile. I populisti che lo avevano sostenuto immaginavano una Brexit rapida e trionfante, invece è stato un calvario. 

Il Regno Unito esce dall’Unione Europea stremato, dopo 43 mesi di capriole sull’ottovolante. Quarantatré mesi che hanno diviso ferocemente la politica, l’opinione pubblica e i giornali. Quarantatré mesi in cui abbiamo visto le dimissioni di due primi ministri (David Cameron e Theresa May), due elezioni politiche (una anche in dicembre, pochi giorni prima di Natale), svariate dimissioni di ministri (compreso il fratello dell’attuale premier Boris Johnson), accesi dibattiti parlamentari, drammatiche votazioni.

Brexit sembrava incerta fino a qualche mese fa. Si ipotizzava anche lo svolgimento di un eventuale secondo referendum per capovolgere il risultato del 2016. Invece l’arrivo a Downing Street di Boris Johnson ha accelerato la corsa verso Brexit. Questa sera, con un discorso che sarò trasmesso un’ora prima del momento fatidico, Johnson annuncerà “l’alba di una nuova era”, aggiungendo che Brexit “non è una fine, ma un inizio”, “un momento di vero rinnovamento e di cambiamento”.

L'Arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, dice alla BBC: "Dobbiamo essere uniti in una comune visione per il nostro paese. Sere una comune speranza per le cose che volgimao realizzare negli anni futuri".

Dalla mezzanotte il Regno Unito esce dalle istituzioni europee, non partecipa più ai vertici europei  e gli eurodeputati britannici decadono, tuttavia la completa uscita  dall’Unione Europea non sarà immediata. Fino alla fine del 2020  sarà in vigore un periodo di transizione nel quale la libera circolazione dei cittadini e i rapporti commerciali fra il Regno Unito e la UE seguiranno le regole e i trattati in vigore prima della Brexit. Tutto il 2020 sarà dedicato alle trattative  fra Londra e Bruxelles per negoziare nuove condizioni e fino a giugno ci sarà tempo per una eventuale proroga. In mancanza di un accordo ci sarà una hard Brexit (un taglio netto dei rapporti con la UE), oppure un Brexit con accordi limitati in alcuni settori. I rischi maggiori sono l’imposizione di dazi sulle merci e limitazioni nella libera circolazione dei cittadini.

Da domani si apre una fase nuova, mai sperimentata prima. È la prima volta che un paese meno dell’Unione Europea fa un un passo indietro. Jill Morris, ambasciatore del Regno Unito in Italia, assicura che l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea non significa un’uscita anche dall’Europa. “Siamo amici e partner dell’Europa. Storia, tradizioni e geografia continueranno a tenerci vicini”, assicura l’ambasciatore.  Nel 2020 saranno diverse le iniziative comuni fra Regno Unito e Italia: in accordo con l’ANCI (l’associazione dei Comuni italiani) un progetto di diplomazia itinerante dell’ambasciata con incontri mensili in diverse città italiane, una intensa  cooperazione culturale (Uk-Italy: partners for culture) e la preparazione dell’incontro COP 26 di Glasgow sui cambiamenti climatici.

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