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giovedì 22 ottobre 2020
 
Lavoro
 

Electrolux: salari da Polonia, prezzi da Italia

28/01/2014  L'azienda svedese propone tagli ai salari per ridurre il costo del lavoro e avvicinarlo a quello dei Paesi dell'Est. Ma i lavoratori non ci stanno.

I fatti ormai sono noti. L'Electrolux, grande aziende svedese che fino al 2006 è stata il più grande produttore mondiale di elettrodomestici e resta comunque il più grande produttore d'Europa con 22 stabilimenti, ha subordinato un piano di investimenti del valore di 90 milioni, indispensabile per rilanciare la produzione nei quattro stabilimenti italiani, all'accettazione da parte dei lavoratori di un piano che prevede la riduzione dell'orario di lavoro, il taglio di una serie di garanzie e, soprattutto, una riduzione del salario effettivo fino alla quota di 800 euro. Inoltre, tra i 5.700 lavoratori impiegati da Electrolux in Italia salirebbero a 800 gli esuberi.

E' quello che sindacati e lavoratori chiamano "piano Polonia", volendo con questo indicare il parametro retributivo a cui si arriverebbe accettando la proposta dell'azienda. Anche prima dell'annuncio, il "caso Electrolux" aveva provocato turbolenze politiche: il governatore del Friuli, Debora Serracchiani (Pd) si era spinta fino a chiedere le dimissioni di Flavio Zanonato, suo collega di partito e ministro per lo Sviluppo. Adesso, però, è partita una specie di guerra di tutti contro tutti: dei partiti contro il Governo, dei partiti tra loro, dei partiti al loro interno.

La guerra più accanita, però, è quella delle cifre. Secondo l'azienda, "la proposta... prevede una riduzione di 3 euro l'ora. In termini di salario netto questo equivale a... meno di 130 euro mese". I conti dei sindacati portano ad altre conclusioni: "Electrolux ha proposto un dimezzamento dei salari oggi in media di 1.400 euro, la riduzione dell’80% dei 2.700 euro di premio aziendale, il blocco dei pagamenti delle festività, taglio del 50% di pause e permessi sindacali, stop agli scatti di anzianità".

E' chiaro comunque che si parla di tagli importanti a salari non certo altissimi, di eliminazione di centinaia di posti di lavoro, di netta riduzione delle garanzie. Cosa drammatica ma inevitabile se l'idea è di "portare la Polonia in Italia", cioè di ridurre drasticamente la forbice tra il costo del lavoro in Italia (24 euro l'ora) e il costo del lavoro  in Polonia (6 euro). Il costo del lavoro si potrà anche ridurre, ma chi ridurrà il costo della vita in Italia? Un compito che non si può certo scaricare sull'azienda svedese.

 
 
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