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martedì 10 dicembre 2019
 
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Spagna, verso le urne con l'incubo dell'estrema destra

27/04/2019  I candidati dei quattro principali partiti di sinistra e di destra - Psoe, Podemos, Pp e Ciudadanos - lottano per conquistare il 30% degli indecisi, mentre sul voto delle elezioni politiche anticipate incombe l'avanzata del partito populista, filo-franchista e anti-immigrati Vox, guidato da Santiago Abascal.

Santiago Abascal, leader di Vox (foto Reuters).
Santiago Abascal, leader di Vox (foto Reuters).

(Foto sopra Reuters: i quattro principali candidati alle elezioni, Pablo Casado del Pp, Pablo Iglesias - dietro - di Unidas Podemos, Albert Rivera di Ciudadanos e Pedro Sánchez del Psoe)  

Caccia strenua agli indecisi del voto - tanti, circa il 30% secondo i recenti sondaggi - negli ultimi giorni prima delle elezioni anticipate per le principali forze politiche che si confrontano alle urne il 28 aprile. Nell'arco di 24 ore, tra il 22 e il 23 aprile, i quattro candidati dei grandi partiti di sinistra e di destra - il premier uscente Pedro Sánchez dei socialisti, Pablo Iglesias di Unidas Podemos, Pablo Casado del Partito popolare e Albert Rivera di Ciudadanos -  si sono confrontati in due serratissimi dibattiti televisivi (su due diversi canali, il primo su Rtve, il secondo su Atresmedia, inaugurando un modello nuovo per la Spagna (il primo dibattito Tv, tradizionalmente faccia a faccia tra due candidati, si è svolto nel 2011 fra il socialista Félipe Gonzalez e lo sfidante del Pp José Maria Aznar). 

La Spagna si avvicina al volto anticipato - la seconda volta che accade nella storia democratica del Paese  - in un clima di alta tensione, segnato da una divisione molto netta fra i blocchi di sinistra (Psoe e Podemos) e di destra (Pp e Ciudadanos), sui quali incombe l'incubo dell'avanzata di una nuova forza populista: Vox, il partito di estrema destra guidato da Santiago Abascal, che miete sostenitori proprio tra gli indecisi, i delusi, gli arrabbiati anti-sistema, i contestatori della politica tradizionale. Euroscettico, ultranazionalista, filo-franchista, il candidato di Vox - nato a Bilbao, nei Paesi baschi, 43 anni fa - non ha potuto partecipare, in base alle regole, al dibattito televisivo perché non ha rappresentanza parlamentare: fino alle elezioni politiche del 2016 questa formazione, nata nel 2013 da fuoriusciti del Partito popolare, contava su consensi risicatissimi (lo 0,2%) . Ma dopo l'attentato di Barcellona (agosto 2017) ha cominciato a guadagnare sempre più consensi, puntando sulle paure dei cittadini e sui sentimenti anti-immigrati, fino ad affermarsi in Andalusia, storica roccaforte socialista, dove lo scorso gennaio è stato determinante per la vittoria del Partito popolare. 

Nemico di qualunque istanza indipendentista e fiero sostenitore della Spagna unita, Abascal porta avanti l'idea di nazione spagnola basata sull'identità culturale e religiosa cristiana, opposta all'islam. Il leader di Vox rifiuta l'immigrazione, ma in modo selettivo: mentre "salva" gli immigrati dai Paesi latinoamericani, considerati vicini alla Spagna, denuncia quella che lui definisce "invasione" da parte degli immigrati dai Paesi arabi e musulmani.

La Spagna arriva alle elezioni dopo la caduta del Governo Sánchez, durato dieci mesi, a seguito del voto contrario degli indipendentisti catalani ai Presupuestos, la legge finanziaria, nei giorni di febbraio in cui a Madrid iniziava il processo contro i dodici leader indipendentisti (nove dei quali già in carcere) a seguito del referendum sull'autodeterminazione del 1° ottobre del 2017 e la proclamazione unilaterale dell'indipendenza della Catalogna. I sondaggi indicano un vantaggio del Psoe, ma per governare i socialisti avrebbe bisogno di alleanze. I due dibattiti televisivi sono stati dominati in buona parte dalla questione catalana, mentre totalmente assente è stata la politica internazionale (dall'Unione europea fino al tema dei migranti e il ruolo della Spagna nel Mediterraneo). I dati, comunque, mostrano che i dibattiti hanno riscosso grande successo di pubblico: quasi 9 milioni il primo, 9 milioni e mezzo il secondo, registrando un altissimo tasso di ascolto fra i più giovani. Un segnale di speranza, secondo gli analisti: in un momento buio per la storia della Spagna, tra delusione e incertezza sul futuro, gli spagnoli non voltano le spalle alla politica.  

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