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venerdì 13 dicembre 2019
 
Il documentario
 

Fahrenheit 11/9: Michael Moore contro l'America spietata di Trump

22/10/2018  Il regista, che ha incontrato in udienza papa Francesco, ha presentato il suo nuovo documentario a Roma, da lunedì 22 ottobre nelle sale: una durissima requisitoria, anche se condita da amara ironia, non solo contro il presidente degli Stati Uniti in carica, ma anche contro gli avversari che con le loro debolezze gli hanno permesso di giungere al potere. A danno della povera gente.

Un sogno, un incubo. Inizia così il nuovo film di Michael Moore: Fahrenheit 11/9, nelle sale dal 22 al 24 ottobre e poi in in Tv su La7. Il regista, che ha ha presentato il film alla Festa del cinema di Roma e ha incontrato in udienza papa Francesco, inverte i numeri, crea un ipotetico sequel di Fahrenheit 9/11. Prende in prestito il titolo dal capolavoro di Ray Bradbury, punta il dito contro la perdita della libertà, la fine di una democrazia. Le prime sequenze ci proiettano in una sorta di favola, durante la notte delle elezioni americane del 2016. Tutti sono sicuri che vincerà Hillary Clinton, come lo erano nel 2001 con Al Gore. All’epoca George W. Bush eliminò il suo avversario “truccando” gli scrutini, come spiega Moore. Nel 2016, contro ogni previsione, il nuovo inquilino della Casa Bianca divenne Donald Trump. Il resto è cronaca.

Ma che cosa è successo? Moore prova a rispondere con un viaggio nell’America profonda, quella dei poveri, delle periferie che sono state dimenticate dalle istituzioni. Gli Stati Uniti sembrano un Paese fondato sulla menzogna in Fahrenheit 11/9. La classe dirigente difende i propri interessi, dimenticandosi di chi fa fatica a pagare l’affitto. Moore attacca direttamente Trump, si schiera, lo dipinge come un dittatore, un presidente senza scrupoli, che fomenta l’odio, fabbrica fake news e innalza muri.

Lo accosta alla figura di Hitler, condanna il suo spirito populista, le false promesse, gli attacchi alla stampa. Smaschera le sue bugie, lo svela come “predatore” sessuale, misogino e tanto altro ancora. E sul futuro? Dire che bisogna preoccuparsi è un eufemismo. Moore torna nel suo Michigan per raccontare lo “scandalo di Flint”, una delle cittadine più povere degli Stati Uniti, abitata in prevalenza da persone di colore. Il governatore (legato a Trump) è accusato di aver avvelenato la sua gente. Come? Con l’acqua del fiume. Un tempo la fornitura arrivava direttamente dal Lago Huron, ma non era economicamente vantaggioso. Ed è solo l’inizio.

I politici negano l’evidenza, calpestano i diritti civili, e Moore urla, si indigna. Da cittadino cerca di fermare i presunti colpevoli, combatte in prima linea con spirito militante. In Fahrenheit 11/9 l’immagine è quella di un’America che ha perso la propria identità, che non sa più in che cosa credere. Trump fomenta il razzismo, incita alla violenza, rifiuta il dialogo, distrugge i suoi avversari sulle maggiori reti televisive. Moore non usa mezzi termini, e con l’ironia fa riflettere. Il successo di Fahrenheit 9/11 non bastò a fermare la scalata di George W. Bush, che fu eletto per il secondo mandato. Vedremo se Fahrenheit 11/9 riuscirà a far più presa sull’opinione pubblica.

IL TRAILER DEL FILM

(Nell'immagine in alto: Michael Moore all'udienza in piazza San Pietro di mercoledì 17 ottobre. Foto Ansa)

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