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lunedì 19 agosto 2019
 
Disinformazione
 

Fake news, anzi notizie false. Che cosa sono, perché se ne parla

28/11/2017  Nei Tg e sui giornali si parla tanto di "fake news". Che cosa sono davvero? Perché preoccupano? Piccola guida per inesperti.

Fake news, notizie volutamente false. Che cosa sono

Si parla molto di fake news, forse dando per scontato che tutti sappiano che cosa sono. Sarebbe forse meglio tradurre: “notizie false”, perché di questo si tratta. Di più: bufale create ad arte, in malafede, per convincencere persone in buonafede a diffonderle sui social network (Facebook, Twitter, WhatsApp, Instagram).

Perché si creano

Si creano a scopi diversi: il più noto è quello elettorale. Si propalano informazioni false, in una campagna di disinformazione orchestrata, per screditare l’avversario politico e dirigere voti alla propria parrocchia o alla parrocchia amica, condizionando l’opinione pubblica. (Si parla molto a questo proposito di una presunta interferenza russa sulle ultime elezioni americane tramite la diffusione di contenuti a pagamento su Facebook attribuibili a profili falsi. I profili falsi sono stati rintracciati, l’interferenza è da provare). L’altro scopo è il guadagno: pompare bufale false ma perfette per colpire l’immaginario, che acchiappano contatti perché si diffondono velocemente in Rete, consente di guadagnare soldi con la pubblicità che in Rete si ottiene in proporzione al numero di contatti.

Che differenza c'è tra un errore e una "fake"?

Non è tecnicamente una “fake news” una notizia falsa diffusa per errore da un agente di informazione: può accadere di sbagliare anche ai professionisti, ma in questi casi, quando l’errore è in buonafede, la notizia viene presto smentita e rettificata. Se non vengono né la smentita né la rettifica c’è il rischio concreto che l’errore, ammesso che all’inizio sia stato tale, si trasformi in “Fake”.

Falso solo in parte, la fake più subdola

Può accadere anche che una “fake news” abbia del vero ma sia alterata in modo da diventare falsa, in questo caso la malafede è evidente e l’effetto potenzialmente devastante, perché l’alterazione parziale è più subdola della bufala totale. Capita soprattutto con le foto. Non è necessario infatti, per creare una fake, alterare un’immagine con photoshop fino al punto di creare un fotomontaggio, spesso basta alterare la didascalia originale di una foto vera, facendo assumere all’immagine un significato che non ha. È il caso della foto di Laura Boldrini e Maria Elena Boschi ritratte a un funerale. La foto e il funerale erano veri, era falsa la didascalia con cui è stata rilanciata facendo credere che si trattasse del funerale di Totò Riina per altro mai celebrato, mentre si trattava del funerale di un'altra persona.

Satira o "fake"? Quando il confine è labile

L’effetto fake talora può crearsi in un secondo momento, quando a far cadere in trappola le persone comuni è uno scherzo o una notizia satirica, scambiata erroneamente per vera, presa sul serio e rilanciata dagli utenti. In questi casi però il confine è labile: ci sono siti di bufale che si autodichiarano satirici ma si mascherano in modo da somigliare a siti di informazione di testate riconosciute con un duplice effetto: da un lato si danno la buona scusa di aver messo sull’avviso il lettore. Dall’altro ottengono il risultato di trarlo in inganno acchiappando contatti e pubblicità. Quanti lettori aprendo un sito che si chiami "liberogiornale punto qualche cosa"  o "il fatto quotidaino" sono consapevoli di aprire qualcosa che non ha nulla a che fare con i quotidiani Libero, Il Giornale o Il Fatto quotidiano? Quanti sono in grado di capire che quei siti non sono testate giornalistiche, ma siti di notizie farlocche che si autoproclamano satirici e artistici? Dato che l’avviso “Attenti: satira” di solito è ben nascosto in fondo alla pagina dove raramente l'utente arriva o celato dietro un link ben poco appariscente: come un’anonima scritta nera “disclaimer”, (letteralmente: dichiarazione di esclusione di responsabilità) che ben pochi lettori andranno a cliccare non sapendo che voglia dire. 

Perché le "fake" al tempo di Internet sono più rischiose

Le bufale sono sempre esistite, ma da quando esistono i social network sono più pericolose e penetranti che in passato. Il rilancio sui social infatti non ha gerarchie di attendibilità: la notizia del Washington Post e quella dell’ultimo buontempone vengono rilanciate nella stessa maniera. Il rischio è che, siccome quella dell’ultimo buontempone è fatta apposta per riuscire accattivante, rischia di essere rilanciata più di quella del Washington Post, anche se quella del buontempone è falsa e l'altra verificata. Con quali risultati è facile immaginare.

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