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Federica Picchi Roncali, la manager convertita al cinema spirituale

10/01/2019  Ha fondato la Dominus Production, con cui distribuisce film etici: «La forza dei cristiani sta nella Messa quotidiana e nella meditazione della parola di Dio»

«Quando gli ho comunicato il progetto di Dominus Production, la mia casa di produzione e distribuzione filmica, mio marito Emanuele ha reagito così: “È una follia, chiuderai presto”. Oggi è lui il mio fan più appassionato». Federica Picchi Roncali sorride mentre ripercorre l’inizio di una storia – umana e spirituale, prima ancora che imprenditoriale – davvero unica.

La Dominus Production, infatti, fondata nel 2010, ha già raggiunto prestigiosi obiettivi, pur nuotando controcorrente. Il primo film distribuito in Italia è stato Cristiada, che ha raggiunto quasi 50 mila spettatori, nonostante gli addetti ai lavori avessero profetizzato un flop colossale. Racconta Federica: «Quando, nell’ottobre 2014, per la prima del film contattai il direttore programmazione di Uci Cinemas, tra le più importanti catene di multisala europee, a fatica mi venne offerta la sala più piccola (100 posti). Motivo? Il film era già uscito da due anni in America e il tema (la persecuzione cattolica a inizio Novecento in Messico) era ritenuto poco commerciale». Alla fine ha avuto ragione lei: alla prima a Milano si radunarono in 1.500. «Da lì è nata una bella amicizia con i vertici di Uci Cinemas, tant’è che ora facciamo spesso partnership con loro».

Federica Picchi è una che ti sorprende a ogni passo. È un’imprenditrice, spesso premiata come donna di successo; eppure lei, che al momento di figli non ne ha (ma non per sua scelta), afferma sicura: «Il più grande inganno di oggi è la donna che sacrifica interamente la vita per il lavoro. La donna ha una missione nella società: la famiglia e la cura dei propri figli».

Ligure di origine, ma dal 2012 di stanza a Firenze, 42 anni portati con invidiabile leggerezza («Ognuno ha l’età dei propri sogni», ama dire), studi in Bocconi, borsa di studio alla Georgetown University di Washington, una carriera tutta nel mondo dell’alta finanza a Londra, ha scelto la via del cinema quasi per caso. O meglio: per uno di quei magistrali colpi con i quali la Provvidenza ama sorprenderci.

«A fine 2008», racconta, «mia madre era nella fase terminale di una brutta malattia. Mio padre era morto improvvisamente pochi mesi prima, così decisi di rientrare in Italia. Un giorno accendo la Tv e mi imbatto in programmi d’intrattenimento uno peggiore dell’altro (palma d’oro a Sex and the City). Disgustata dalla banalità dei contenuti, penso: “Stiamo avvelenando i nostri giovani! Bisogna fare qualcosa”. Pensai così di creare la Dominus».

Come si mette in piedi un’impresa del genere partendo da zero?

«Nella mia precedente esperienza lavorativa avevo operato in Ibm, poi nell’ambito della consulenza strategica, quindi nella finanza internazionale (JP Morgan e Standard Bank). Per anni mi sono dedicata totalmente al lavoro, senza vita privata. In compenso giravo molto all’estero e godevo di uno stipendio consistente, oltre a essere molto gratificata dall’occupare, appena trentenne, posizioni di rilievo. Quando mi imbarcai nell’impresa della Dominus Production decisi di investire tutti i miei guadagni in quella che ormai sentivo come una missione. Oggi concepisco la mia professione in modo diverso: non solo un’occasione di realizzazione personale, ma un contributo al bene della società».

In che senso?

«Faccio un passo indietro: io vengo da una famiglia di sani principi, nella quale (papà ufficiale di Marina, mamma insegnante) le regole hanno sempre avuto una loro importanza. Ma la verità è che, dai tempi della giovinezza, la fede non era per me un’esperienza viva di Cristo. Anzi: per anni ho vissuto con una sofferenza grande nel cuore. Sono sempre stata una perfezionista e ho vissuto pressata da un clima di competizione interiore perenne. Avvertivo una sete insaziabile nell’animo, ma cercavo soddisfazione in obiettivi sbagliati. Finché…».

Cosa ha dato dunque la svolta alla sua vita?

«Un viaggio a Medjugorje nel Capodanno del 2004-2005, su invito di un’amica-collega».

Una bocconiana nel santuario-icona della devozione popolare: come mai?

«Avrei dovuto partecipare, proprio con quell’amica, a un Capodanno a Sankt Moritz. Ma mia madre quell’anno si ammalò di tumore, poche settimane prima del Natale. Per la prima volta toccai con mano il problema-chiave dell’uomo, ossia il suo limite. Dopo aver compreso che non esisteva al mondo medico in grado di cambiare la situazione, decisi quindi di accettare quel singolare invito. Ci aggregammo in extremis a una mini-comitiva in partenza su un pulmino da Parma. Non conoscevamo nessuno, neppure la guida».

Invece della scintillante Engadina, l’aspra Bosnia Erzegovina. E poi?

«A Medjugorje ho vissuto il più bel Capodanno della mia vita e ho respirato una pace che non provavo da quando ero bambina. Ho percepito chiaramente come l’affidarsi a Qualcuno che ti ama davvero ti dona una serenità autentica, profonda. Durante la Messa del primo dell’anno, al momento della consacrazione provai un calore fortissimo. Cominciai a piangere. Non mi accostai, però, alla Comunione perché mi resi conto, proprio in quel momento, che fino ad allora non ero mai stata davvero credente».

Attorno a lei un esercito di vecchiette devote…

«Macché! Ricordo perfettamente un gruppo di bellissimi ragazzi polacchi, molto semplici, ma che portavano sui volti una gioia indescrivibile. Incrociando i loro occhi, capii che qualcosa in me non andava. Credevo di avere tutto (avevo appena acquistato un meraviglioso appartamento in centro a Londra), ma improvvisamente mi accorsi di non avere niente: mi mancava la fonte che dava gioia a quei ragazzi».

Una volta tornata a Londra?

«Continuai a lavorare in banca d’affari, ma niente era più come prima. Quel viaggio mi aveva svegliato da un letargo. Cominciai ad andare in chiesa (in una parrocchia vicino alla City) e, pian piano, mi avvicinai ad alcuni gruppi cattolici… Ho conosciuto il ramo femminile dell’Opus Dei, del quale ammiro come valorizza la chiamata alla santità nella professione; contemporaneamente mi sono avvicinata al movimento del Rinnovamento nello Spirito, inoltre ho frequentato alcuni gruppi di studio degli scritti di don Giussani, sia a Londra che in Italia... Ho continuato a fare esperienza della varietà e ricchezza dei carismi presenti nella Chiesa. Mi piace vedere le differenti associazioni cattoliche come un grande bouquet di fiori offerto a Dio, ognuno con la sua identità, il suo colore e il suo profumo».

C’è qualcuno che l’accompagna nel cammino spirituale?

«Credo che la forza di qualsiasi cristiano sia la Santa Messa quotidiana e la meditazione della Parola di Dio. Il sacramento della confessione mensile poi è qualcosa che non mi faccio mancare: un dono straordinario che ci riporta in carreggiata. Per quanto riguarda la direzione spirituale, mi confronto spesso con padre Serafino Tognetti (successore di don Divo Barsotti, fondatore della Comunità dei Figli di Dio, ndr) e con un padre francescano che vive in totale povertà, con una comunità di frati, sui monti ne pressi del lago di Bracciano. Due persone che vivono immerse nella preghiera: a entrambe devo molto».

DOMINUS PRODUCTION. VALORI E BUSINESS VANNO A BRACCETTO

La casa di produzione sente forte la missione culturale. E non mancano le iniziative con le scuole

«Puntiamo alla distribuzione, più che alla produzione, perché i prodotti di qualità esistono, ma non sempre hanno canali adeguati di diffusione», spiega Federica Picchi (nella foto). I risultati ottenuti sin qui le danno ragione: il secondo film distribuito dalla Dominus Production, God’s not dead, ha raddoppiato gli spettatori del precedente. «Numeri importanti se si pensa che Dominus compete con “mostri” come Disney, Universal e Warner Bros (che, peraltro, a volte mi contattano per supportarli nelle uscite di alcuni film dai valori cristiani)».

Per rafforzare la sua mission culturale, ogni film distribuito da Dominus Production (che oggi può contare su una rete di 2.500 rivenditori su tutto il territorio nazionale) è sempre accompagnato da un libro, che permette al pubblico di approfondirne i contenuti. L’ultimo titolo uscito, Fotogrammi stupefacenti. Storia di una rivincita, narra la storia di Federico Samaden; grazie al suo incontro con Vincenzo Muccioli (fondatore della Comunità di san Patrignano) e, soprattutto, con la figura di Cristo, non solo ha vinto la tossicodipendenza, ma è riuscito a tirare fuori dalla droga centinaia di adolescenti.

Sempre sul tema droga, a marzo Dominus Production porterà nelle sale La mia seconda volta, un film, prodotto da Simone Riccioni, che – prendendo spunto dalla vicenda drammatica di Giorgia Benusiglio (miracolosamente salvata, grazie a un trapianto di fegato, dopo aver assunto una piccola quantità di ecstasy in discoteca) – punta a sensibilizzare i giovani sul rischio delle “droghe leggere”. All’iniziativa hanno già aderito centinaia di scuole in tutt’Italia, per un totale di 150 mila spettatori programmati. Per prenotare la proiezione: tel. 055/04.68.068 oppure via mail: scuole@dominusproduction.com

Foto di Michele Borzoni/TerraProject

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