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martedì 28 settembre 2021
 
Il bilancio
 

Festival Biblico, oltre i confini del sacro

07/06/2017  Diecimila visitatori per l'edizione 2017, aperta dal comico Giacomo Poretti, del trio Aldo Giovanni e Giacomo. Mons. Roberto Tommasi, co-presidente del Festival con don Ampelio Crema: «Volevamo dimostrare che sulla Parola di Dio tutti possono dire qualcosa di stimolante». Tanti volontari e maggiore spazio dato ai laici

Se la prolusione viene affidata ad un comico, vuol dire che non c'è più religione»: ha esordito così Giacomo Poretti, del trio “Aldo, Giovanni e Giacomo”, al quale è stata affidata l'apertura del Festival Biblico 2017. Una scelta, quella di invitare il comico milanese, che ha segnato uno spartiacque con i festival precedenti, quando il momento iniziale era sempre stato appannaggio di esponenti del mondo ecclesiale, o di persone rilevanti nell'ambito degli studi biblici.

«È stata certamente una scelta inusuale, ma è stata soprattutto una sfida - ha spiegato mons. Roberto Tommasi, co-presidente del Festival con don Ampelio Crema -. Volevamo dare un segnale di stile rinnovato, ma anche dimostrare che sulla Parola di Dio tutti possono dire qualcosa di significativo. Volevamo vedere come una persona avrebbe reso il viaggio nella Scrittura non avendo svolto studi specifici. E Poretti, che ha alle spalle un percorso di ricerca personale, dopo un esordio più affidato alla battuta, ha saputo entrare in maniera profonda nel testo biblico, affermando che il viaggio che ciascuno di noi compie nella vita è quello del riconoscimento del proprio peccato, di ciò che nella propria vita si oppone a Dio, e poi della capacità di rimettersi nella strada della conversione. Questo tocca ognuno di noi, vale per il credente ma anche per il non credente. Perché questa è la nostra storia. Credo che sia stato lo Spirito Santo ad ispirarlo a mettere in luce questo aspetto della Sacra Scrittura».

Il maggiore spazio dato ai laici e il riappropriarsi dei luoghi pubblici - «per incontrare il popolo, bisogna uscire», ha detto Roberta Rocelli, direttrice generale del festival -, ha portato a Vicenza, dal 24 al 28 maggio, diecimila visitatori. Un bilancio interessante per una manifestazione nata in sordina tredici anni fa e che, come tutte le iniziative che durano anni, non è immune dal rischio della ripetizione.

«Il viaggio è vero che è quello in cui tu parti, ma questo cammino ti cambia mano a mano che lo percorri e ti conduce ad una terra nuova, che poi magari sarà l'inizio di altri viaggi - riprende Tommasi -. Quando tredici anni fa abbiamo iniziato il festival, non sapevamo dove ci avrebbe condotti. Ciò che ci premeva e che ci preme ancora oggi è permettere alla Bibbia di far risuonare il suo messaggio oltre i confini tradizionali del sacro o dell'esperienza ecclesiale, in modo da favorire l'incontro o lo scontro di tante persone appartenenti alle nostre comunità, o di altri che non vi appartengono o non vi si riconoscono, con questo libro che per noi è parola vivente di Dio, cibo per la vita dell'uomo. Poi altri amici si sono aggregati; oggi siamo sei diocesi. Questo ha voluto dire nuove persone, nuovi spunti, idee, e poi si impara anche dall'esperienza che si vive. Negli anni abbiamo imparato ad assumere una molteplicità di linguaggi, fino all'animazione di strada, alla festa delle famiglie. Io sono convinto che il messaggio biblico una persona lo può incontrare partendo dal testo biblico, ma anche partendo da un'attenzione alle varie espressioni dell'umano: la storia, l'economia, la politica, l'arte, la letteratura, il cinema, il teatro».

Don Roberto, il festival si caratterizza anche per l'apporto di un numero significativo di volontari, senza i quali non sarebbe possibile realizzarlo...

«Sono tantissimi, sia qui a Vicenza, che nelle altre sedi. Il festival vuole anche creare comunità; è un luogo dove la gente si incontra. Ed è possibile solo perché tantissime forze diverse, presenti nel territorio, sia nell'ambito ecclesiale, che nell'ambito civile, si mettono insieme. Non vanno dimenticati sponsor e sostenitori, perché è evidente che una manifestazione come questa ha un costo. Gli Enti promotori - Diocesi e Società San Paolo - mettono una piccola parte, le altre sono risorse che  incontriamo nel territorio. Si è creato un gruppo di imprenditori e istituzioni che si sono fidelizzati e ci danno quel minimo di sicurezza per cui ogni anno abbiamo il coraggio di cominciare a pensare una nuova edizione. In un momento in cui nella società vi sono molte solitudini e frammentazioni, un'esperienza come il festival aiuta a costruire ponti».

Il suo rapporto con la Bibbia?

«Nasce quando quindicenne stavo maturando il desiderio di dedicarmi alla vocazione sacerdotale. L'ascolto della Sacra Scrittura è stata una luce in quella scelta, ma anche una luce per capire tante situazioni della mia vita e della vita che mi circonda. Ma la Bibbia mi ha anche insegnato una preghiera che recito ogni giorno: “Dammi Signore un cuore semplice”. Questa semplicità è l'umiltà del cuore, che è la condizione per essere accoglienti nei confronti degli altri e la condizione per ricevere tutto ciò che abbiamo, ringraziando. Vivere questa semplicità del cuore è qualcosa che uno custodisce nel segreto della sua vita, che ti permette di stare in piedi anche nelle difficoltà e sapere che puoi sempre confidare in qualcuno».

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