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Focsiv: «Un grande passo avanti per i diritti umani»

20/05/2015  Il voto del Parlamento europeo richiede che tutte le imprese dell'Unione europea che lavorano, importano o utilizzano stagno, tantalio (tratto dal coltan), tungsteno e oro agiscano in modo responsabile attenendosi alla “due diligence”. È una grande vittoria per le comunità interessate da violazioni di diritti umani alimentate dall’ estrazione di risorse naturali.

Grande soddisfazione per la Focsiv (Federazione degli organismi di volontariato internazionale di matrice cristiana) e per le altre 118 associazioni e Ong protagoniste della campagna contro i “minerali insanguinati”: salutano il voto del Parlamento Europeo come «una grande vittoria per le comunità interessate da violazioni di diritti umani alimentate dall’ estrazione di risorse naturali».

«Cidse e i suoi membri (Cidse è la rete mondiale che raggruppa 180 organizzazioni cattoliche, di cui Focsiv è membro italiano), insieme con i Vescovi e i cittadini di tutto il mondo, accoglie con favore il forte messaggio che il Parlamento Europeo ha inviato alla Commissione Europea e al Consiglio», afferma Bernd Nilles, Segretario Generale Cidse. «Il voto del Parlamento Europeo comporta che tutti i produttori e gli importatori di componenti e prodotti finiti contenenti i quattro minerali, come telefoni cellulari o automobili, saranno tenuti a controllare le loro catene di approvvigionamento per assicurarsi di non alimentare conflitti. Questo è un grande passo in avanti per il rispetto dei diritti umani. Gli Stati membri dell'Unione europea non possono fare marcia indietro su questo traguardo durante i negoziati finali».

Il voto del Parlamento europeo richiede che tutte le imprese dell'Unione europea che lavorano, importano o utilizzano stagno, tantalio, tungsteno e oro agiscano in modo responsabile, rendendo tracciabili le proprie materie prime. «È una vittoria netta», commenta Focsiv, «anche se permangono alcune lacune. Il requisito obbligatorio deve essere meglio definito, al fine di garantire che possa qualificarsi come vera “due diligence”. Inoltre molte risorse naturali che alimentano conflitti in tutto il mondo, quali il rame o il carbone, non sono presi in considerazione nel presente regolamento. Ma il messaggio al Consiglio europeo e alla Commissione Europea è chiaro: un approccio volontario per gli importatori di materie prime è inaccettabile».

Stefan Reinhold, coordinatore dei lavori di advocacy di Cidse sulla questione dei minerali dei conflitti, ha detto: «Gli Stati membri europei avranno ora la possibilità di sostenere e rafforzare ulteriormente questa legislazione. Ci sono molti esempi provenienti da tutta Europa, come la legge Due Diligence in Francia o la Modern Slavery Act nel Regno Unito, che mostrano una netta tendenza nel regolamentare meglio le attività delle imprese, in modo da evitare il loro coinvolgimento in violazioni dei diritti umani e dare garanzie ai cittadini di non essere complici attraverso i propri acquisti».

Cidse ha coordinato una dichiarazione firmata da 146 Vescovi della Chiesa da 38 Paesi nei 5 continenti, e ha raccolto oltre 8 mila firme di cittadini europei attraverso una petizione, per chiedere una forte regolamentazione per raggiungere l'obiettivo di spezzare il legame tra risorse naturali e conflitti. Quindi, oltre che una vittoria della buona politica, è anche una vittoria della società civile.

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