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domenica 07 giugno 2020
 
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Oggi nello Spazio: l'astrofisica marchigiana a caccia di pianeti

18/07/2019  Francesca Faedi lancia telescopi in orbita per scoprire nuovi pianeti. Quando l'uomo è andato sulla Luna non era ancora nata. Spiega che è stato un evento importante «che ha cambiato la percezione della Terra». «Le donne» dice «sono ancira discriminate in ambito scientifico»

Francesca Faedi (42 anni), astrofisica è stata tra le finaliste al Premio Internazionale La Donna dell'anno
Francesca Faedi (42 anni), astrofisica è stata tra le finaliste al Premio Internazionale La Donna dell'anno

La specialità di Francesca Faedi è andare a caccia di pianeti. Per farlo ha studiato molto ed è andata come spesso capita all’estero dove ha contribuito a ricerche importanti. Dopo varie esperienze e per motivi personali ha scelto di rientrare in Italia.  E’ una delle più quotate astrofisiche del nostro Paese e come tale è stata tra le finaliste della XXI edizione del Premio Internazionale Donna dell’anno quest’anno dedicato alla resilienza, alle “donne ambiziose che hanno avuto la capacità di resistere agli urti della vita senza spezzarsi, affrontando sfide con coraggio e determinazione”.

Francesca che ha lasciato l’Italia nel 2004 è rientrata nel 2017 e come spesso capita ai nostri “cervelli di ritorno” al momento è senza lavoro. Nonostante i suoi studi a Tolosa, il suo Master inglese in “planetologia e scienze dello spazio” e numerosi risultati riconosciuti del suo lavoro come la gestione e la responsabilità in Inghilterra del Progetto Super Wasp  che al momento è l’ambito di ricerca che ha scoperto più pianeti in assoluto; la scoperta del nuovo pianeta K2-229b, insieme ai un team internazionale e la partecipazione all’organizzazione di una nuova missione spaziale dell’Esa che si chiama Plato (installazione di 24 telescopi che verranno portati in orbita per scoprire nuovi pianeti di tipo terrestre e piccoli e vicini alla terra).  

Ma non si scoraggia, forse perché concluso il suo contratto con l’università di Catania e aspettando di partecipare a nuovi concorsi, accanto a lei ci sono i suoi due bambini, Joshua 4 anni e Zac  1 anno e un marito Riccardo (44) ristoratore a Mombaroccio in provincia di Pesaro e Urbino, la terra d’origine da lei molto amata.

Nata qualche anno dopo lo storico allunaggio, ne ha sempre sentito parlare da chi come i suoi genitori erano davanti alla Tv la notte dell’allunaggio «Mio padre me l’ha raccontato. Io ho capito che è stato il primo vero evento globale. Di tale interesse da tenere il mondo intero incollato alla Tv. Come astrofisica posso dire che ha cambiato la prospettiva su come guardare noi stessi. Con la conquista della luna per la prima volta ci siamo visti dall’esterno. Ed è così cambiata la percezione che abbiamo del nostro pianeta».  

Francesca ci ricorda che in questo anno con l’anniversario dell’allunaggio il nostro Luca Parmitano capeggerà la missione Beyond e aggiunge un dettaglio importante: «Forse non tutti sanno che l’Italia è il terzo Paese al mondo, dopa Usa e Russia, a essere andato nello spazio, grazie alla piattaforma di lancio costruita davanti alle coste del Kenia e voluta da Enrico Mattei, marchigiano come me, e al progetto Broglio di lancio di un  missile Scout nel anni ‘60. Siamo, inoltre, quelli che in Europa hanno mandato in orbita più astronauti».

L’astrofisica Faedi dopo un’esperienza purtroppo a termine come ricercatrice alle università di Catania e Palermo, aspetta pazientemente di poter fare domanda per altri concorsi. «Faccio fatica perché il mondo della ricerca è ancora incompatibile con la famiglia. Ma intanto ho molti progetti alternativi. Sto lavorando con la regione Marche andando nelle scuole per illustrare i percorsi scientifici ai ragazzi  e  soprattutto per sensibilizzare le ragazze». Incomprensibilmente  ancora lontane da questo ambiente. «Da una parte è un ambito maschilista e come spesso capita la scienziata deve lavorare il doppio di un uomo per dimostrare la sua bravura.  Sempre giudicata da un panel tutto al maschile,  per questo difficilmente viene selezionate per i posti di lavoro. Dall’altra devo aggiungere che le donne stesse, a causa di una discriminazione a livello sociale  e culturale, hanno una percezione di loro stesse tale da tenerle lontane dagli  studi scientifici. Per fortuna la mia famiglia d’origine mi ha insegnato a lavorare e credere in me stessa».

E per spiegare nel modo più chiaro quanto davvero le donne siano discriminate, potendo in realtà dare molto alla ricerca, ecco l’esempio illuminante di quanto è accaduto col progetto del Hubble Space Telescope: «Presso il Telescopio Hubble è possibile fare domande, ogni sei mesi, per utilizzare diversi strumenti che sono a bordo di questo telescopio e fare le proprie osservazioni. Le proposte vengono scrutinate da un team di vari scienziati. Ebbene quando lo scorso anno è stato omesso il nome del gruppo di ricerca e l’autore  (impedendo di capire se si trattasse di un uomo o di una donna), statisticamente hanno avuto più successo i progetti presentati da donne e non appartenenti a gruppi di ricerca già famosi».

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