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lunedì 09 dicembre 2019
 
Francesco De Gregori
 

Francesco De Gregori, la mia seconda giovinezza

14/12/2015  Nel suo nuovo cd interpreta le canzoni di Bob Dylan. «Mi sento uno splendido 64enne, questo sentirmi giovane dentro è un bellissimo dono»

Tre scatti in bianco e nero ritraggono in sequenza un uomo con la barba e una giovane donna. Lui ha l’aria di chi l’ha combinata grossa. Francesco De Gregori osserva divertito quegli scatti del 1979 con sua moglie Alessandra contenuti nel libro fotografico Guarda che non sono io (SVPress). E conferma: «Nel primo fotogramma c’è un conflitto serio, mi sta rimproverando per qualcosa che devo aver fatto; nel secondo cerco di rabbonirla e lei addolcisce leggermente il suo viso; nel terzo mi ha già perdonato».

È un De Gregori molto rilassato quello che incontriamo nel giardino di un hotel milanese. Fa freddo, ma lui si presenta con una giacca assai leggera. A proteggerlo, ci sono solo il cappello e gli occhiali che non toglie mai.

Il suo ultimo album, Amore e furto, bellissimo, l’ha riportato al primo posto in classifica. Un risultato che premia il grande lavoro del cantautore che ha adattato in italiano 11 canzoni di Bob Dylan scelte tra quelle meno note, cercando il più possibile di essere fedele al testo originale. «Per me Dylan è sempre stato un compagno di strada musicale. Entrare dentro al suo mondo in maniera così intima mi ha molto arricchito e ho cercato di farlo con il massimo rispetto possibile».

Tra le canzoni tradotte c’è Gotta Serve Somebody (Servire qualcuno), appartenente al cosiddetto “periodo cristiano” di Dylan, quando alla fine degli anni ’70 lasciò l’ebraismo per aderire a una setta evangelica, incidendo alcuni album dai forti contenuti religiosi che all’epoca furono molto criticati. Perché l’ha scelta?

«Anch’io rimasi un po’ deluso da quei dischi. Invece, mentre preparavo questo album, ho risentito quella canzone e ho pensato che fosse molto bella, nella musica come nel testo».

Dylan all’epoca fu accusato di essere diventato un integralista. Però nel testo di Servire qualcuno lei canta: «Forse sarà il diavolo, forse sarà Dio. Ma devi sempre servire qualcuno». Quindi lascia spazio al dubbio...

«Sì. In pratica dice che qualsiasi cosa tu faccia nella vita hai davanti una scelta tra il bene o il male. Però se analizziamo ancora più a fondo questo testo, c’è una sfumatura che ci fa capire quanto la cultura ebraica abbia permeato Dylan anche allora. Il verbo “servire” rimanda al concetto di sottomissione a Dio che è tipico dell’Antico Testamento, molto diverso dal libero arbitrio di cui parla sant’Agostino. Dio anche in questa canzone è il Dio degli eserciti, non è il Dio evangelico».

In Mondo politico (Political World) invece canta: «Il coraggio è fuori moda, nessuno vuole figli, il domani fa paura». Dylan l’ha scritta nel 1989, ma sembra che parli a noi...

«Lo so, è sorprendente. Così come mi ha sorpreso un altro verso di Servire qualcuno: “Puoi essere il padrone di una Tv privata... ma devi sempre servire qualcuno”. Chi lo ascolta pensa subito a Berlusconi, ma ovviamente Dylan non si riferiva a lui».

Per celebrare i  40 anni di Rimmel, sul palco accanto a lei all’Arena di Verona, ha voluto anche il rapper Fedez. Pensa che i suoi fan possano ascoltare anche il suo disco?

«Lo spero. I giovani sono delle spugne e anche se dicono di ascoltare solo un genere di musica, se si imbattono in qualcosa di diverso che fa scattare la loro curiosità si fermano e approfondiscono. Anch’io facevo così: avevo le mie “fisse”, ma ascoltavo anche l’opera lirica e le canzoni popolari indiane».

Ha sempre avuto fama di essere un artista scontroso per non dire antipatico. Da qualche anno sembra che non sia più così. Anche il fatto di aver voluto accanto all’Arena di Verona artisti diversissimi da lei come Fedez, Fausto Leali e Checco Zalone sembra il segnale di una maggiore apertura verso il pubblico. Cosa è successo?

«Chiunque di noi cambia. Ho 64 anni e nell’ultimo periodo è arrivata un’ondata di serenità nei confronti del mio mestiere. Non che prima volessi nascondermi, ma era come se dicessi: “Lasciatemi in pace: le mie canzoni parlano da sole e comunque non le capireste mai”. Adesso continuo a pensare che le mie canzoni parlino da sole, ma se qualcuno vuole scambiare due chiacchiere con me su qualcuna non ho niente in contrario. Così come non ho problemi a firmare un autografo e sono contento se qualcuno mi confessa di aver chiamato sua figlia Alice per la mia canzone».

In questo cambiamento c’entra il tour che ha fatto con Lucio Dalla e che si è concluso pochi mesi prima della sua scomparsa?

«Un po’ sì. Ogni sera vedevo la serenità che Lucio aveva nell’affrontare il pubblico, anche nei corollari come la foto in camerino o la chiacchierata dopo il concerto. Lo osservavo e pensavo: “Ha suonato e cantato pure lui, ma a differenza di me non sembra stanco. Eppure ha più anni di me. Com’è che non ce la faccio a essere così rilassato?”. Finché ho capito che tutto sommato mi sarei rilassato di più anch’io se avessi accettato almeno un po’ la dedizione al pubblico che Lucio aveva».

Cosa è rimasto del cantautore impegnato che scrive testi ermetici?

«Sono convinto che un artista debba ricercare la profondità, ma questo non mi ha mai privato dell’aspetto ludico del mio mestiere, anzi mi sono sempre divertito molto. Poi puoi pure scrivere una canzone frivola, un’attività nobilissima pure questa, ma che a me non interessa più di tanto».

In definitiva, si sente più in pace con sé stesso?

«Questo è un bel periodo, non c’è dubbio, e non parlo solo da un punto di vista professionale. Ma non metto la mano sul fuoco su come mi sentirò tra cinque anni o anche solo tra cinque mesi. Spesso rifletto sul fatto che mi sento molto, ma molto più giovane dei miei 64 anni. Quando una persona vive questo conflitto fra la propria età anagrafica e l’età interiore  può tentare di risolverlo in due modi: o cercando di allineare la prima alla seconda con il lifting o andando in palestra, oppure facendo il contrario,  cioè invecchiando dentro, il che è peggio. Io invece non mi voglio allineare: mi sento uno splendido 64enne e allo stesso tempo penso che questo sentirmi giovane dentro sia un bellissimo dono».

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