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domenica 20 ottobre 2019
 
Concerto per il Papa
 

«Francesco, il mio piccolo grande amore»

17/12/2016  Si chiama "Avrai", come la sua canzone, l'evento che vedrà protagonista il cantautore nell'aula Paolo VI e in Tv su Rai 1: «Sarà un regalo per il Papa e spero per tutti quanti»

Papa Francesco e Claudio Baglioni
Papa Francesco e Claudio Baglioni

C’è bisogno di un nuovo patto, c’è bisogno di costruire alleanze e ponti perché i ponti sono più sicuri dei muri». Claudio Baglioni si siede sui gradoni dell’Aula Nervi, in Vaticano, e ci spiega il senso di un concerto, quello del 17 dicembre, che vuol essere «una specie di assemblea, alla vigilia del Natale, cioè il giorno della rinascita, del ricongiungimento. È come se, in questa sorta di veglia, ci chiedessimo a che punto è la notte e in che condizioni versa il mondo».

È anche un regalo al Papa nel giorno del suo compleanno?
«È stato un caso che, con la Gendarmeria vaticana, di cui si festeggiano i due secoli di esistenza, si sia fissata la data del 17 dicembre, giorno in cui il Papa compie gli anni. Qualcuno dice che sia stata la Provvidenza. Speriamo che sia un regalo per tutti quanti».

I proventi andranno a Bangui?
«In realtà sono due le indicazioni fornite dal Papa in persona: una, la prima, porta a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana, dove Francesco ha aperto il Giubileo della misericordia e dove ha visitato l’ospedale, trovandolo in condizioni disastrose. Noi come Fondazione O’Scia’ daremo il nostro modesto contributo per riparare una parte delle strutture destinate ai bambini e anche per la formazione del personale medico e paramedico. E poi è accaduto purtroppo anche il sisma del Centro Italia, legato al secondo settore d’intervento suggeritoci dal Papa. I due progetti sono collegati pure in senso simbolico, come a dire che anche chi vive da sempre in condizioni difficili può condividere gli aiuti con chi si trova, come adesso da noi in Italia, in un grave disagio».

Com’è un concerto in una cornice d’eccezione come questa? 
«Non può che essere un concerto fuori dalle regole in un teatro come questo che – lo dico con fierezza ma anche con responsabilità – è il teatro più grande del mondo, con i suoi 8 mila posti disposti in modo che tutti possano vedere, ascoltare e apprezzare al meglio ciò che avviene sul palco. È la prima volta che vivo un’esperienza simile. Metto insieme l’esperienza dei brani più classici sostenuti dall’orchestra e dal coro lirico con alcuni brani solistici. In tutto, 140 musicisti e un repertorio che scava anche nelle mie composizioni meno conosciute».

Ci saranno anche le parole del Papa?
«La musica è intelaiata con brevi letture tratte dai discorsi del Papa, perché Francesco, con molta determinazione, grande preparazione, ma anche semplicità sta tracciando le linee guida che mancano spesso se guardiamo la classe dirigente del mondo. Questa è un’epoca di smarrimento, di confusione, di dubbio, il futuro è difficile da progettare. È un epoca senza grandi padri, ma abbiamo un Santo Padre che, anche in modo diretto, ci indica e ci striglia. E ci esorta a un rinnovamento e a un patto da stabilire nuovo». 

Che messaggio vuole dare?
«Cercando nella tradizione natalizia sappiamo che i bambini, a Natale, scrivono lettere in cui promettono di essere più buoni. Noi, invece, vorremmo che fosse il mondo a scrivere lettere ai propri bambini sul loro futuro promettendo che sarà lui a essere migliore, mettendosi nella condizione di ospitarli al meglio durante la loro vita e durante la loro crescita».

Ha parlato con il Papa di tutto ciò?
«Ho conosciuto il Papa brevemente nella sua prima visita a Lampedusa. Lì io ho fatto molte attività con la Fondazione O’Scia’ (che vuol dire “fiato mio”). Con 300 artisti, per dieci anni, abbiamo fatto attività di sensibilizzazione sul tema dell’incontro tra i popoli, della difficile ma necessaria integrazione. E poi l’ho incontrato altre due volte e, su suo proponimento, è nato questo progetto del concerto – per me unico – del 17 dicembre».

Perché lo avete chiamato “Avrai”?
«Perché il mondo dei piccoli è quello al quale dobbiamo provvedere prima di tutto, perché noi forse un po’ ce la caveremo, anche quelli un po’ più giovani. E Avrai è una canzone che, per quel che mi riguarda, è stata ispirata a una nascita, in qualche modo un Natale. Era la nascita di mio figlio, però nel tempo è diventata proprio una sorta di canzone ben augurante che cerca di stabilire un patto, una promessa, un accordo verso il prossimo. Un’alleanza che non è solamente verso l’altro, ma anche verso chi arriva dopo, nel tempo a seguire. Il mondo sembra aver dimenticato, in questo panico collettivo e in questo individualismo, che esiste un dopo. Viviamo tutto subito, alla meno peggio, senza progettualità. E invece il mondo è andato avanti perché c’era una idea di costruzione e di progresso. Avrai è un futuro, anche dal punto di vista sintattico, e quindi ci sembrava il titolo migliore per questo progetto».

C’è il tutto esaurito?
«Sì, e grazie a questo abbiamo già raccolto una buonissima cifra: 500 mila euro per l’ospedale pediatrico e per un oratorio di Norcia. Ma contiamo di far crescere questa somma attraverso un numero solidale, il 45523. Con un Sms dal portatile o dal fisso si possono donare 5 o 10 euro. È una cosa alla quale tengo molto. Ho spesso detto che gli artisti, qualche volta, si mettono a servizio delle cause forse per farsi perdonare il loro successo e il fatto di godere di una situazione di privilegio. È una piccola cosa, ma sono contento e spero che questo non sia un evento unico ma un progetto che possa continuare. Se non altro, però, in questo esercito abbiamo suonato, per una volta, la tromba. Siamo stati i trombettieri di questa piccola battaglia che si sta rivelando una bellissima storia».

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