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sabato 07 dicembre 2019
 
 

Italia, siamo quasi alla canna del gas

09/02/2012  Il nostro Paese sta ricevendo il 17% di gas in meno dalla Russia. Ma ci siamo accorti tardi dell'emergenza. E mancano strategie per le fonti rinnovabili e per eliminare gli sprechi.

La sede russa della Gazprom a Mosca (foto Ansa).
La sede russa della Gazprom a Mosca (foto Ansa).

“Se il governo avrà il tempo di lavorare, metterà a punto un piano energetico nazionale da proporre al Parlamento”. Lo ha detto una settimana fa a Bari il ministro dell'ambiente Corrado Clini, intervenendo a una fiera sulla green economy, e lo ribadisce ora che si alza il coro delle critiche per la penuria di gas russo. Che vada organizzata una politica energetica è evidente a tutti da anni e bisogna ragionare sugli stoccaggi, visto che queste riserve vengono accumulate da aziende private, Eni in primis, mentre alcuni economisti sostengono che debba occuparsene lo Stato.

Dell’emergenza gas l’Italia si è accorta tardi, dal momento che si prevede che nei prossimi giorni calerà il picco di domanda nell’Europa centrale e settentrionale, ma è servito a sollevare un dibattito. Da oggi vengono temporaneamente sospese le forniture ad alcuni clienti industriali con contratti flessibili che permettono interruzioni nell'approvvigionamento, ma le famiglie non saranno toccate dal provvedimento. L'azienda sovietica Gazprom ha aumentato le forniture, tornate alla normalità in quasi tutti i Paesi europei, ma non in Italia, Romania e Germania.

L'Italia sta ricevendo il 17% di gas in meno dalla Russia. “Non si può essere preparati all’emergenza se non si hanno piani per la ‘normalità’ e per il futuro: l’Italia non ha una strategia nè un piano energetico e ambientale in grado di gestire oggi e programmare domani le risorse energetiche. Bisogna puntare davvero, e non a parole, sull’efficienza energetica e di sistema, liberarsi dalla dipendenza dall’estero, decarbonizzare la produzione energetica: in altre parole, l’Italia non si è dotata finora di un piano per attuare l’unica risposta possibile e vantaggiosa, che consenta entro il 2050 di approvvigionarsi totalmente con le fonti energetiche rinnovabili, consumando meno energia ed eliminando gli sprechi” commenta il Wwf.

La Commissione Europea ha calcolato che, attuando una riduzione del 20% delle emissioni di CO2 entro il 2020, il nostro Paese potrebbe risparmiare ben 3 miliardi e 100 milioni di euro in importazioni di combustibili dall’estero, ma l’Italia non ha neanche una strategia e un piano per l’adattamento ai cambiamenti climatici già in atto che, con l’aumentare degli eventi metereologici estremi, porrà a rischio molte attività economiche, tra cui la produzione energetica e i trasporti.

Un gasdotto della Gazprom in Polonia (foto Reuters).
Un gasdotto della Gazprom in Polonia (foto Reuters).

Cosa sta accadendo? L'Italia ha ricevuto meno gas dalla Russia, che è uno dei suoi principali fornitori e sta iniziando a far bruciare ad alcune centrali elettriche olio combustibile, anche se è un combustibile fossile molto più inquinante del gas. Addirittura c’è chi blatera di tornare al nucleare, bocciato con un referendum popolare appena 8 mesi fa, mentre qualcuno propone nuovi rigassificatori, non tenendo conto che il rigassificatore di Rovigo funziona al 20% della sua capacità proprio a causa del maltempo.

Il nostro Paese non ha certo bisogno di più rigassificatori, visto che può ricevere più gas dall'Algeria, dalla Libia e dall'hub di stoccaggio del gas austriaco. Non siamo alla canna del gas: secondo i dati diffusi da Snam Rete Gas possiamo reggere ancora 20 giorni anche ammesso che i consumi rimanessero a livelli record. Nel 2006 l’Ucraina bloccò l’85% delle forniture di gas russo all’Europa, in guerra con la Russia sul passaggio del gas, e l’Italia attinse dalle riserve strategiche senza nessuna interruzione di fornitura alle aziende e senza dover mettere in esercizio le centrali elettriche a olio combustibile.

Che l'allarme gas sia strumentale e non reale? Oggi l’Italia può produrre il doppio di energia del massimo picco di domanda mai raggiunto: il picco di potenza è di 55GW, mentre le centrali possono produrre fino a 105 GW. Quello che dovrebbe fare è ridurre la dipendenza dall'estero, da cui dipende per il 90%, mentre il 10% di produzione nazionale deriva dalle fonti rinnovabili. Nel 2020 l'Italia dovrà soddisfare il 17% dei propri consumi elettrici da fonti rinnovabili e questo perché dobbiamo abbassare le emissioni che alterano il clima.

Siamo però ancora lontani dal raggiungimento di questo obiettivo che ci viene richiesto dall'Unione Europea e continuiamo a “fossilizzarci” sui combustibili fossili. Poco si fa sul fronte dell'efficienza energetica degli edifici, quando questi assorbono circa il 40% dei consumi energetici. Il fatto che le basse temperature abbiano comportato un aumento del 40% dei consumi di gas la dice veramente lunga sullo scarso isolamento delle nostre abitazioni.

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