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domenica 18 aprile 2021
 
FAMIGLIA
 

Genitore 1 e genitore 2, il cattivo esempio di Bologna

18/09/2013  Dopo Venezia, anche sotto le Due Torri si vogliono cancellare dai moduli scolastici "padre" e "madre" per far posto a "genitore richiedente" e "altro genitore". Cambiano le formule ma non l'obiettivo: aprire alla piena equiparazione tra coppie etero e coppie omosessuali

Le vie del politicamente corretto, si sa, sono quasi infinite. Se a Venezia sono andati sul classico proponendo di cancellare dai moduli scolastici “padre” e “madre” per far posto direttamente a “genitore 1” e “genitore 2”, al comune di Bologna hanno escogitato una terza via: non ci sarà la distinzione tra “genitore 1” e “genitore 2” per evitare, immaginiamo, lotte intestine per stabilire la gerarchia, ma “genitore richiedente” e “altro genitore”.

La scusa è sempre la solita: evitare discriminazioni nei confronti dei bambini con genitori omosessuali e con famiglie con un solo genitore, le quali, peraltro, sono sempre esistite senza che a nessuno sia mai venuto in mente di pensare che dire “mamma” e “papà” fosse discriminatorio nei loro confronti.

Ma il vento è cambiato e ora la priorità è quella di cambiare il linguaggio obbligando a cambiare il nome alle cose anche con motivazioni risibili.

A Venezia la proposta della consigliera Seibezzi era rimasta lettera morta, nonostante a farle da sponsor fosse arrivata il ministro Kyenge, a Bologna, invece, essendo il cambio dei moduli un atto esclusivamente amministrativo, si potrebbe in teoria procedere anche senza passare dal Consiglio comunale. «Essendo ormai diventato un caso politico a livello nazionale sicuramente lunedì prossimo ne discuteremo magari presentando una mozione bipartisan visto che anche il Pd adesso frena», afferma Valentina Castaldini, presidente della commissione Affari generali di Palazzo D'Accursio che spiega: «Sarebbe più opportuno parlare di cose serie e non di questo che è un falso problema».


«Non abbiamo mai pensato», ha spiegato l’assessore comunale all’Istruzione Marilena Pillati (Pd), «di inserire “genitore 1” e “genitore 2” o altri termini che possano stabilire una gerarchia tra i genitori, ponendoci al di fuori di quanto prevede l’ordinamento italiano. Non ci è mai prevenuta una richiesta in tal senso né la cosa è mai stata presa in considerazione».

La richiesta di adeguare i moduli scolastici era arrivata dalla  consigliera comunale di Sel Cathy La Torre che chiedeva, in aggiunta, al Comune di dichiararsi favorevole all’equal marriage, al riconoscimento delle famiglie anche omogenitoriali e all’introduzione di una legge per contrastare l’omofobia. «

La premessa», ha precisato Pillati, «è che i moduli per la richiesta di qualsiasi servizio educativo e scolastico contengono già la parola “genitore”, visto che formalmente a fare richiesta dei servizi è un solo “genitore”, che può essere indifferentemente il padre o la madre. L'unico riferimento a “padre” e “madre” è presente nella parte della modulistica dove si parla della condizione lavorativa. È qui che per un fatto di coerenza interna ai moduli stiamo valutando di sostituire i termini distinguendo sempre tra il genitore che ha fatto richiesta e l'altro genitore, ovviamente se c'è».

L’obiettivo, insomma, è chiaro: si vuole cancellare “mamma” e “papà” per togliere ogni riferimento al sesso dei genitori.  

L’Arcigay si dice soddisfatta e applaude un «atto di grande buonsenso e di buona politica» auspicando che gli altri comuni facciano altrettanto. Molti, invece, i critici, a cominciare dal leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini che è anche bolognese: «È una farsa che rischia di fare dei danni irreparabili», ha detto, «nel giro di pochi mesi si è passati dal referendum sulle scuole paritarie, a questa pericolosa mistificazione burocratica che intende mettere in discussione due figure che nella nostra società hanno un valore preciso, fondante e certamente non divisivo. Surrettiziamente invece si vuole far passare l'idea che la genitorialità possa essere diversa da quella naturale».

Critiche anche da Pdl, Lega Nord («L'amministrazione ha svenduto l'identità di mamma e papà agli equilibri di maggioranza», ha detto il capogruppo del Carroccio Bernardini) e della Fism che rappresenta le scuole paritarie. Il Pd, per bocca del consigliere comunale Tommaso Petrella, frena: «Ci siamo fatti ridere dietro da mezza Italia, vedrete che alla fine si torna indietro e si corregge la cosa».      

 
 
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