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sabato 21 luglio 2018
 
giannino balbis
 

Da tutta Italia a teatro per l'ultima lezione del prof che non dava più di 7

12/06/2017  Giannino Balbis, insegnante di lettere per 40 anni,è andato in pensione e ha deciso di radunare i suoi ex allievi a Cairo Montenotte. Si sono presentati in 500, da Aosta a Roma. Ecco come è andata.

Giorgia Ferrari, avvocato e consigliere comunale a Cairo Montenotte in provincia di Savona, ora lo chiama Giannino, ma negli anni del liceo era il prof. Balbis, «quello che non dava mai più di 7». E che ancor prima di entrare in classe «scuoteva un sacchetto dentro cui teneva i numeri della tombola, tanti quanti eravamo noi nel registro. Poi ne estraeva uno e il prescelto veniva interrogato, anche se lo era già stato il giorno prima». «Era soltanto un sistema per farvi studiare tutti i giorni. Ed evidentemente ha funzionato, visto che siete venuti qui così numerosi…», sorride sornione lui.

In effetti sono arrivati in oltre 500 dalla Liguria, dove Balbis ha insegnato per quarant’anni, ma anche da Firenze, da Roma, da Monfalcone e da Lugano. Hanno risposto ancora una volta all’appello del loro professore di italiano, che ha pensato di congedarsi dall’insegnamento radunandoli per un’ultima lezione nel teatro messo a disposizione dalla città.

«L’idea di questa serata viene da molto lontano», spiega Balbis. «Durante gli anni di università a Genova, quando progettavo di fare la tesi su Cesare Pavese, mi sono imbattuto nel resoconto di una sua commemorazione, avvenuta qualche anno dopo la sua scomparsa, alla quale fu invitato anche il suo vecchio professore di liceo, Augusto Monti. Il quale scelse di non fare una celebrazione, ma una vera e propria lezione, come se Pavese fosse ancora vivo, fosse ancora suo allievo al Liceo d’Azeglio di Torino. Quest’episodio mi commosse e mi fece balenare l’idea: se farò l’insegnante anch’io, farò un’ultima lezione agli ex allievi per rivivere insieme gli anni di scuola e fermarli, se possibile, per sempre nel ricordo».

E nelle sue parole si coglie anche un po’ di rimpianto: «Che cosa vuol dire fare l’insegnante? Vuol dire fare il mestiere più esaltante e più rischioso del mondo: una responsabilità enorme e tutta sulle proprie spalle. Chi insegna a insegnare? Chi forma, consiglia, sostiene l’insegnante nella sua funzione formativa di capitale importanza per la società? Oggi l’insegnante è l’anello debole del sistema scuola, senza la centralità e l’autorevolezza di un tempo, ridotto da formatore di buoni cittadini a burocrate o poco più».

Mentre fervono i preparativi della serata, incontriamo un’altra ex allieva, Daniela Olivieri, che è rimasta a Cairo dove insegna Storia dell’arte. Anche lei ha ancora bene in mente il rumore del sacchetto della tombola di Balbis. «Dopo tanti anni, ve lo posso confessare: a volte baravo. Estraevo un numero, ma se volevo interrogare qualcuno, vi dicevo che ne era uscito un altro…». «Un vero sadico! Io non riesco ad essere così severa», replica la professoressa Olivieri. Ma a parte la severità, cosa la colpiva di più di lui? «Ero bello», la anticipa Balbis. «Ci sta», risponde pronta lei.

Intanto, fuori dal teatro, altri ex allievi arrivano alla spicciolata. C’è chi non si vede dai tempi della maturità, 20 o addirittura 30 anni fa, come è capitato a Giorgio Grasso, ora docente di Diritto costituzionale a Varese. Gli uomini indicano mestamente i loro capelli bianchi o che se ne sono andati alle ex compagne e subito parte la girandola dei ricordi. Ma il tempo scompare quando rivedono Balbis: «Professore, non è cambiato per niente! Venga, si faccia abbracciare’. No, i tempi sono cambiati perché poi non resistono alla tentazione di farsi un selfie con lui.

Nel gruppetto c’è Monica Alessi. «Faccio la radiologa ad Aosta. Dopo pranzo ho lasciato l’ospedale, il marito e i figli e sono corsa qui. Non potevo mancare: il professore è stato troppo importante per me». Il tam tam che li ha portati a Cairo questa sera è stato Facebook, ma anche la solerzia di una segretaria del Liceo San Giuseppe Calasanzio di Carcare, dove Balbis ha insegnato per 25 anni, che ha compilato un elenco di tutti gli ex allievi di Balbis.

La lezione sarà dedicata al tema della memoria nei Canti di Castelvecchio di Giovanni Pascoli e prevede, oltre al commento di Balbis accompagnato dal baritono Marco Camastra e dal pianista Alessandro Collina, letture delle poesie affidate ad alcuni suoi ex allievi tra cui Matteo Aldo Maria Rossi, impiegato in un’agenzia marittima per lavoro, autore e attore teatrale per passione: «Quando il professore spiegava la Divina Commedia, mi sembrava di stare accanto a Dante e a Virgilio. E così faceva con tutto. Il mio amore per il teatro è nato con le sue lezioni».

Tutto è pronto. Il professore entra sul palco accolto da urla da stadio. «Buonasera ragazzi!», esordisce Balbis, visibilmente emozionato. «Faccia l’appello!», risponde qualcuno dalla platea.

Ma non è più tempo di scherzare. Il professore, come ha sempre fatto, ha preparato con estremo scrupolo quest’ultima lezione e quando inizia a parlare il silenzio diventa assoluto, come immaginiamo sia stato in tanti anni di scuola. E va avanti per oltre un’ora e mezza, interrotto solamente dagli interventi musicali, con voce ferma che cede un po’ solo quando nella sala risuonano i versi più commoventi del suo poeta prediletto, con cui condivide il nome di battesimo e una vita passata tra i banchi: «O madre, fa ch’io creda ancora in ciò ch’è amore, in ciò ch’è luce! O madre, a me non dire Addio, se di là è, se teco è Dio! Sfioriva il crepuscolo stanco. Cadeva dal cielo rugiada. Non c’era avanti me, che il bianco della silenziosa strada».

Molti ex allievi hanno gli occhi lucidi, ma l’allegria torna immediatamente quando una bambina, incurante dell’esibizione dei due musicisti, sbuca dalla platea e corre veloce sul palco per saltare al collo del professore: si scoprirà poi che è la nipotina Irene.

Mentre è ricoperto dagli applausi, il professore esclama: «E adesso, ricreazione!». Gli ex allievi si precipitano per congratularsi con lui, ma ci pensa l’avvocato Giorgia Ferrari a riportare subito l’ordine: «Guardate che adesso ci interroga!». Chissà se da qualche parte nel teatro Balbis ha nascosto un sacchetto con i numeri della tombola…

Foto di Matteo Montaldo.

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