logo san paolo
domenica 17 gennaio 2021
 
dossier
 

«Gigi Proietti, l’antidivo che ha cercato Dio nel teatro della vita»

05/11/2020  A Roma un addio di popolo, nonostante il Covid, per il grande attore che ha percorso i luoghi simbolo della città, dal Campidoglio al “suo” Globe Theatre che aveva creato e guidato per 17 anni. Don Walter Insero: «Un grande artista e un uomo umile e mite. Diceva: “Gli attori sul palcoscenico non fanno in realtà che ripetere la profondità poetica della liturgia. Dio non va studiato ma si scopre nel cuore”»

L’ultimo sipario si alza alle 10.44 in punto. Il Globe Theatre, il teatro elisabettiano nel cuore di Villa Borghese che ha creato e guidato per diciassette anni e che ora porterà il suo nome, si scioglie in un applauso lunghissimo, liberatorio. Al centro del palco, il feretro di legno chiaro coperto da un cuscino di rose rosse. Piangono le maestranze, piangono i suoi allievi e colleghi, da Marisa Laurito a Flavio Insinna, da Paola Cortellesi a Enrico Brignano, da Massimo Wertmuller a Paola Tiziani. C’è l’ex sindaco Veltroni («intellettuale popolare, il nostro sor maestro», lo definisce) e Virginia Raggi in videocollegamento («Roma ha perso un pezzo della sua anima, lo onoreremo come si deve»). La moglie Sagitta Alter e le figlie Carlotta e Susanna. Sul palco due carabinieri in alta uniforme trattengono a stento le lacrime.

Strano funerale, senza abbracci ma di commozione diffusa. Nessuno è straziato, nessuno è estraneo. Anche perché lui è stato tutti noi, tra alto e basso, colto e popolare: Kean e Shakespeare, Cyrano e il Maresciallo Rocca, il romano indebolito dalla sauna che si scioglie sotto un asciugamano e il pôro Toto, l’amico frequentatore dello stesso bagno turco e il redivivo Gastone petroliniano, san Filippo Neri e il barzellettiere sopraffino.

Un addio di popolo, nonostante il Covid. Sotto un cielo plumbeo, la Capitale esibisce la sua fortissima identità, tanto forte che non esclude ma integra, fa sentire tutti un po’ romani anche grazie alla diretta del Tg1, inumidisce gli occhi anche di chi Gigi Proietti a teatro non l’aveva mai visto. Niente folle e assembramenti perché non si può. I romani, distanziati, sono scesi in strada per applaudire l’arciromano che li ha fatti ridere e ha saputo tirare fuori tutta la tenerezza e il disincanto dal romanesco, la lingua che lui impastava con maestria, prendendo un po’ da tutti: il Belli e Trilussa ma anche i popolani del Tufello, il suo quartiere, e Trastevere.

Due infermiere con camice e mascherina hanno trovato il tempo, in questo periodo di tregenda, di scendere in strada e applaudire il passaggio del feretro. Roma è insolitamente quieta, senza traffico, ma è un addio molto italiano, come si conviene al personaggio, inimmaginabile per un attore di Hollywood: gli applausi e gli striscioni, gli stornelli in romanesco, come fece lui al funerale di Alberto Sordi, e il ritratto con la scritta “Grazie Gigi” che un motociclista ha messo sul suo scooter, la gente con lo smartphone a scattare foto a raffica e i carabinieri in moto, assieme ai poliziotti, a scortare il carro funebre, la foto con il suo sorriso sui bus dell’Atac e la corona di fiori inviata dall’Arma dei carabinieri per ringraziarlo del suo Maresciallo Rocca campione d’ascolti in Tv.

La gente non s’è potuta ritrovare in massa a Piazza del Popolo per salutarlo l’ultima volta come fece per Alberto Sordi e Fabrizio Frizzi e lui è andato a trovarli, uno a uno, in un cammino che ha percorso i luoghi simbolo della città: il Tufello, il Teatro Brancaccio, Villa Borghese, piazza del Campidoglio, via del Corso, piazza Barberini, via Veneto fino alla Chiesa degli artisti dove ad accoglierlo c’è un tappeto di fiori e il cappellano, don Walter Insero, che celebra i funerali. Arriva Fiorello che non vuole rilasciare dichiarazioni ai cronisti, poi alla spicciolata tutti gli altri: il regista Enrico Vanzina, Nicola Zingaretti, Marisa Laurito, Paolo Bonolis, l’ad della Rai Salini, Rodolfo Laganà.

Esequie in forma privata ma non c’è nulla di privato in quest’addio se non, forse, la ventina di persone ammesse in chiesa che nel 2003, per i funerali di Sordi, straripava appunto di gente. «Anche se la piazza è vuota, oggi siamo in tanti e tutti uniti nella preghiera che arriverà all’anima di Gigi», dice don Walter. Ci sono quattro carabinieri in alta uniforme: due sull’altare e due ai lati del feretro. A destra, c’è la corona di fiori inviata dal comune di Roma, a sinistra quella dell’Arma dei carabinieri. “Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla”, si canta al Salmo. Poi San Paolo ai Corinzi: “Siamo convinti che Colui che ha risuscitato il Signore Gesù risusciterà anche noi. Per questo non ci scoraggiamo”.

Le musiche dell’organo e l’incenso. Viene proclamato il brano del Vangelo di Giovanni in cui Gesù, in lacrime, risuscita l’amico Lazzaro dopo quattro giorni nel sepolcro. Don Walter, nell’omelia, cita la vicenda di Giobbe straziato dal dolore, «che ci fa comprendere il senso della prova» e ricorda che «Gigi è già entrato in questa dimensione di Giobbe, ha già visto Dio. Il momento della morte è quello in cui incrociamo il suo sguardo, non è l’esperienza della profonda solitudine o l’ultima ingiustizia ma l’incontro con il Dio vivente. Gesù va da Marta e Maria, a Betania, per piangere sulla tomba dell’amico Lazzaro. Si commosse profondamente perché vedeva il dolore, la tristezza della fine».

Nelle lacrime di Gesù ora ci siamo anche noi perché abbiamo perso un amico: «Gigi ha camminato con noi, ha fatto un pezzo di strada e ci sembra ingiusto che ora ci venga tolto», dice don Walter a braccio, «in questo Dio che si occupa delle nostre storie e ha a cuore ognuno di noi, Gigi ha creduto. È stato un uomo mite, paziente, per nulla litigioso e vendicativo, non era polemico. Colto e raffinato, con una bella intelligenza che ha messo al servizio del teatro e di Roma. Dopo l’esperienza del teatro d’avanguardia ha scelto la semplicità. Un’onda d’amore ha travolto la famiglia perché Gigi ha saputo raccontare l’umanità delle persone che osservava con tenerezza e leggerezza ma anche con un profondo affetto. La sua vocazione profonda è stata quella di trasmettere l’arte della recitazione, di condividere un talento e mettere a frutto l’esperienza proprio come fa un padre. Non amava essere chiamato maestro. Aveva un rapporto speciale con il suo pubblico, anzi ce l'ha tuttora», si corregge subito.

Don Walter ricorda l’ammirazione di «Gigi» per papa Francesco e la devozione per Padre Pio. Snocciola aneddoti della sua fede mai ostentata: «Aiutava molto i poveri, a Natale andava a trovare i detenuti a Rebibbia e Regina Coeli». Ricorda i colloqui privati sul rapporto tra la Chiesa e gli artisti: «La Chiesa, diceva, deve continuare a fare arte popolare ma di alto livello, per tutti, non solo per le élite. Recitava la messa in latino ed era fierissimo perché gli ricordava quando aveva fatto il chierichetto da piccolo. E diceva una frase che mi ha sempre colpito: “Gli attori sul palcoscenico non fanno in realtà che ripetere la profondità poetica della liturgia. Dio non va studiato ma si scopre nel cuore”». Infine, ricorda l’ultimo impegno di Gigi: «Aiutare i lavoratori del teatro rimasti senza lavoro a causa della pandemia».

Il violino intona l’Ave Verum Corpus. Si prega ancora per «il fratello Gigi perché possa contemplare il Dio che ha cercato nel teatro della vita». Don Walter benedice e incensa il feretro mentre il coro canta “Chi ci separerà?”. I tifosi della Roma hanno srotolato uno striscione: «Me vie da piagne...ma che sarà...Ciao Gigi, esempio di romanista».

Il feretro esce dalla chiesa degli artisti tra gli applausi. Marisa Laurito piange a dirotto. La regia del Tg1 inquadra più volte il cartello che una persona ha lasciato davanti alla chiesa con il volto sorridente di Proietti che ha in testa una corona e la scritta: “A te, oh re del palcoscenico”. Una h di troppo sulla quale, forse, lui avrebbe costruito un’altra delle sue innumerevoli barzellette.

Multimedia
Lacrime, fiori e messaggi sui social, l'Italia piange Gigi Proietti
Correlati
Gigi Proietti: «Anch'io, come San Filippo, 'preferisco il Paradiso' al ruolo e al grado»
Correlati
Lacrime, fiori e messaggi sui social, l'Italia piange Gigi Proietti
Correlati
I vostri commenti
0
scrivi
 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo
Collection precedente Collection successiva
FAMIGLIA CRISTIANA
€ 104,00 € 0,00 - 11%
CREDERE
€ 78,00 € 57,80 - 26%
MARIA CON TE
€ 52,00 € 39,90 - 23%
CUCITO CREATIVO
€ 64,90 € 43,80 - 33%
FELTRO CREATIVO
€ 23,60 € 18,00 - 24%
AMEN, LA PAROLA CHE SALVA
€ 46,80 € 38,90 - 17%
IL GIORNALINO
€ 117,30 € 91,90 - 22%
BENESSERE
€ 34,80 € 29,90 - 14%
JESUS
€ 70,80 € 60,80 - 14%
GBABY
€ 34,80 € 28,80 - 17%
GBABY
€ 69,60 € 49,80 - 28%
I LOVE ENGLISH JUNIOR
€ 69,00 € 49,90 - 28%
PAROLA E PREGHIERA
€ 33,60 € 33,50
VITA PASTORALE
€ 29,00
GAZZETTA D'ALBA
€ 62,40 € 53,90 - 14%