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martedì 25 giugno 2019
 
GMG
 

"Giovani, conquistate il presente, non rimanete in sala d'attesa"

27/01/2019  A Panama il Papa nella messa conclusiva della GMG invita i ragazzi a impegnarsi concretamente e a farsi protagonisti della storia dei nostri giorni: "Proclamate ai prigionieri la liberazione e ai ciechi ridate la vista".

dal nostro inviato a Panama

«Portare ai poveri il lieto annuncio», «proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista», «rimettere in libertà gli oppressi» e «proclamare l’anno di grazia del Signore». Questo è l’«adesso di Dio» che si fa presente con gesù. Questo è l’«adesso al aquale il Papa chiama i 600 mila giovani presenti alla 34esima Gmg. Chiude, a Panama, l’incontro mondiale dei giovani ricordando che «l’amore di misericordia non aspetta situazioni ideali o perfette per la sua manifestazione, né accetta scuse per la sua realizzazione». Gesù è «il tempo di Dio che rende giusti e opportuni ogni situazione e ogni spazio».

«Adesso», ripete il Papa.  Anche se «non tutti quelli che là lo ascoltarono si sentivano invitati o convocati. Non tutti i vicini di Nazaret erano pronti a credere in qualcuno che conoscevano e avevano visto crescere e che li invitava a realizzare un sogno tanto atteso».

Anche a noi può succedere questo: «Non sempre», spiega il Papa, «crediamo che Dio possa essere tanto concreto e quotidiano, tanto vicino e reale, e meno ancora che si faccia tanto presente e agisca attraverso qualche persona conosciuta come può essere un vicino, un amico, un familiare. Non sempre crediamo che il Signore ci possa invitare a lavorare e a sporcarci le mani insieme a Lui nel suo Regno in modo così semplice ma incisivo. Ci costa accettare che “l’amore divino si faccia concreto e quasi sperimentabile nella storia con tutte le sue vicissitudini dolorose e gloriose”».

Spesso ci comportiamo come i vicini di Nazaret preferendo un «Dio a distanza: bello, buono, generoso ma distante e che non scomodi. Perché un Dio vicino e quotidiano, amico e fratello ci chiede di imparare vicinanza, quotidianità e soprattutto fraternità». Ci chiede di attuare un amore concreto. Allora anche noi corriamo il rischio, nelle nostre comunità, di dire «Ma questi ragazzi, non sono figli di Maria, di Giuseppe, e non sono fratelli di?… Questi non sono i ragazzini che abbiamo aiutato a crescere?... là, non era quello che rompeva sempre i vetri col suo pallone?”. E uno che è nato per essere profezia e annuncio del Regno di Dio viene addomesticato e impoverito. Voler addomesticare la Parola di Dio è cosa di tutti i giorni».

Anche ai giovani può capitare di pensare che la «vita è una promessa che vale solo per il futuro e non ha niente a che vedere col vostro presente. Come se essere giovani fosse sinonimo di “sala d’attesa” per chi aspetta il turno della propria ora. E nel “frattanto” di quell’ora, inventiamo per voi o voi stessi inventate un futuro igienicamente ben impacchettato e senza conseguenze, ben costruito e garantito con tutto “ben assicurato”. È la “finzione” della gioia. Così vi “tranquillizziamo” e vi addormentiamo perché non facciate rumore, perché non facciate domande a voi stessi e agli altri, perché non mettiate in discussione voi stessi e gli altri; e in questo “frattanto” i vostri sogni perdono quota, cominciano ad addormentarsi e diventano “illusioni” rasoterra, piccole e tristi, solo perché consideriamo o considerate che non è ancora il vostro adesso; che siete troppo giovani per coinvolgervi nel sognare e costruire il domani».

Il Papa ricorda il recente Sinodo sui giovani e la ricchezza «di poterci incontrare e, soprattutto, ascoltare tra generazioni». Il futuro va costruito adesso costruendo uno «spazio in comune. Uno spazio che non si regala né lo vinciamo alla lotteria, ma uno spazio per cui anche voi dovete combattere. Voi giovani dovete combattere per i vostri spazi, perché la vostra vita è adesso. Nessuno può promettervi il domani, il vostro spazio è oggi».

A voi giovani piace, insiste Francesco, «dire che siete il futuro. No, voi non siete il futuro di Dio, voi siete l’adesso di Dio. Lui vi convoca e vi chiama nelle vostre comunità e città ad andare in cerca dei nonni, degli adulti; ad alzarvi in piedi e insieme a loro prendere la parola e realizzare il sogno con cui il Signore vi ha sognato».

Oggi, «non domani ma adesso». Lo ripete più volte Bergoglio. «Perché lì dov’è il vostro tesoro, lì sarà anche il vostro cuore; e ciò che vi innamora conquisterà non solo la vostra immaginazione, ma coinvolgerà tutto. Sarà quello che vi fa alzare al mattino e vi sprona nei momenti di stanchezza, quello che vi spezzerà il cuore e che vi riempirà di meraviglia, gioia e gratitudine. Sentite di avere una missione e innamoratevene, e da questo dipenderà tutto. Ma, cari giovani, se manca la passione dell’amore mancherà tutto. Per il Signore non c’è un frattanto, ma amore di misericordia che vuole penetrare nel cuore e conquistarlo». Perché Gesù «non è un “frattanto” nella vita o una moda passeggera, è amore di donazione che invita a donarsi, non è soltanto una Giornata mondiale della gioventù, ma è la nostra vita».

Infine il Papa ricorda che «per tutti questi giorni in modo speciale ci ha accompagnato come una musica di sottofondo il fiat di Maria. Lei non solo ha creduto in Dio e nelle sue promesse come qualcosa di possibile, ha creduto a Dio e ha avuto il coraggio di dire “sì” per partecipare a questo adesso del Signore. Ha sentito di avere una missione, si è innamorata e questo ha deciso tutto».

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