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lunedì 30 marzo 2020
 
in lituania
 

«Cari giovani, non abbiate paura di seguire Cristo»

22/09/2018  Francesco incontra i giovani a Vilnius: «Per favore non siate giovani del labirinto dal quale è difficile uscire, ma giovani del cammino. Non abbiate paura di decidervi per Gesù, di abbracciare la sua causa, quella del Vangelo, degli esseri umani»

Ci sono dolore e fede nelle parole dei due giovani che parlano davanti al Papa. Sul grande piazzale della cattedrale, davanti a migliaia di altri coetanei, Monika Midveryté racconta la sua storia di bambina malmenata da un padre alcolizzato e violento, dell’odio che le covava dentro, della povertà e della ricerca di amore in strade  che la lasciavano ancora più sola. Racconta il suo andare, con la mamma, nella parrocchia francescana e del risveglio di quella fede che aveva avuto in dono dalla nonna. «A un certo punto ho capito che, seguendo la via della fede, non potevo odiare mio padre», dice Monika. La ragazza cerca suo padre, lo accoglie e lo perdona. Lui si suiciderà qualche anno dopo. «Non riesco a immaginare come vivrei oggi se avessi tenuto la rabbia nel mio cuore fino alla sua morte», dice la ragazza.

Per Jonas , invece, l’esperienza è diversa: felice e spensierato, felicemente sposato da 11 anni, scopre cinque anni fa di avere una grave malattia autoimmune. Cominciano le domande sul perché, sul come vivere la malattia, ma anche la scoperta del significato profondo del matrimonio, di quell’essere accanto al coniuge anche attraverso le malattie, i problemi, le difficoltà. «Spero il meglio, ma accetto ogni scenario. Dio e la mia famiglia sono la roccia su cui mi poggio», confessa.

Il Papa parte da qui, da queste esperienze per incoraggiare i giovani a camminare e a camminare insieme, a riconoscere il passaggio di Dio nella propria vita. Entrambe le esperienze, dice Francesco a Monika e a Jonas «avrebbero potuto devastarvi. E tuttavia siete qui, a condividere la vostra esperienza con uno sguardo di fede, facendoci scoprire che Dio vi ha dato la grazia per sopportare, per rialzarvi, per continuare a camminare». Insiste, papa Francesco su questo cammino che è cammino di popolo perché «da soli non si arriva mai. Si potrà avere successo nella vita, ma senza amore, senza compagni di viaggio, senza appartenenza a un popolo, senza quella esperienza tanto bella del rischiare insieme. Non si può camminare da soli. Non permettete che il mondo vi faccia credere che è meglio camminare da soli. Non cedete alla tentazione di concentrarvi su voi stessi, di diventare egoisti o superficiali davanti al dolore, alle difficoltà o al successo passeggero. Affermiamo ancora una volta che “quello che succede all’altro, succede a me”, andiamo controcorrente rispetto a questo individualismo che isola, che ci fa diventare egocentrici e vanitosi, preoccupati solamente dell’immagine e del proprio benessere. Preoccupati dell’immagine come appare. È brutta la vita davanti allo specchio».

Parla dell’identità, papa Francesco, una identità vera, non da laboratorio, non distillata, non da purosangue. Ma una identità che ha a che fare con la stanchezza e la bellezza, con il dolore che si ha certe volte di appartenere a un popolo. «Esiste l’identità che ti dà l’amore, la tenerezza, il preoccuparti per gli altri. Esiste l’identità che ti dà la forza per lottare e allo stesso momento la tenerezza per carezzare», dice Francesco.

E dice, ricordando le parole di Sant’Alberto Hurtado: «Gesù e io, maggioranza assoluta!», per ricordare che è nell’incontro con Lui, con la sua Parola, con l’Eucaristia» che troviamo sostegno per andare avanti. «Non importa il risultato, ma importa che il Signore sia con noi», ripete ancora sottolineando anche la forza che viene dal curare le fragilità degli altri, di chi sta peggio di noi. «Vedere la fragilità degli altri ci colloca nella realtà, ci impedisce di vivere leccandoci le nostre ferite. È brutto vivere nelle lamentele. È brutto vivere leccandosi le ferite. Quanti giovani se ne vanno dal loro Paese per mancanza di opportunità! Quanti sono vittime della depressione, dell’alcol e delle droghe! Voi lo sapete bene. Quante persone anziane sole, senza qualcuno con cui condividere il presente e con la paura che ritorni il passato. Voi giovani, voi potete rispondere a queste sfide con la vostra presenza e con l’incontro tra voi e gli altri. Gesù ci invita ad uscire da noi stessi, a rischiare nel “faccia a faccia” con gli altri», insiste Francesco. Invitando i giovani a essere coraggiosi. «Cari giovani», dice il Papa, «vale la pena seguire Cristo, vale la pena. Non abbiamo paura di partecipare alla rivoluzione a cui Lui ci invita: la rivoluzione della Tenerezza». Continuando a camminare «cercando la direzione giusta, senza paura di tornare indietro se ho sbagliato. La cosa più pericolosa è confondere il cammino con un labirinto: quel girare a vuoto attraverso la vita, su sé stessi, senza imboccare la strada che conduce avanti. Per favore non siate giovani del labirinto dal quale è difficile uscire, ma giovani del cammino, niente labirinto ma in cammino. Non abbiate paura di decidervi per Gesù, di abbracciare la sua causa, quella del Vangelo, degli esseri umani. Perché Egli non scenderà mai dalla barca della vostra vita, sarà sempre all’incrocio delle nostre strade, non smetterà mai di ricostruirci, anche se a volte noi ci impegniamo nel demolirci».

E infine, interrotte più volte dagli applausi, le parole a braccio sull’importanza delle radici e l’invito a cercare gli anziani: «Parlate con i vecchi,  non è noioso parlare con gli anziani», conclude papa Francesco, «andate  a cercare i vecchi e fatevi raccontare le radici del vostro popolo, le gioie, le sofferenze, i valori. Così prendendo le radici voi porterete avanti il vostro popolo, le radici del vostro popolo per un frutto più grande. Cari giovani se voi volete un popolo grande, libero, prendete dalle radici la memoria e portatelo avanti».

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