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Giovannino, abbandonato due volte, ora è figlio nostro

07/11/2019  La vicenda di Torino smaschera la logica dello scarto e dell’abbandono insita nelle tecniche di fecondazione in vitro eterologa cioè ricorrendo ai gameti di una persona diversa dagli “aspiranti genitori”. Il primo abbandono è avvenuto da parte di chi fornisce i gameti (il genitore biologico). Il secondo da chi lo aveva voluto con tanta determinazione da pianificare il suo concepimento a tavolino, decidendo però di scartarlo a causa della sua grave malattia. Ma attorno al bimbo c'è stata una grande campagna di solidarietà e attenzione

Ha solo 4 mesi Giovannino, il bambino generato in provetta con la fecondazione eterologa, nato con una malattia rara e per questo abbandonato da chi lo ha voluto a tutti i costi. Il bimbo vive presso l'Ospedale Sant'Anna di Torino che però può accudirlo solo per altri due mesi; poi sono indispensabili braccia generose e aperte per accoglierlo. Al momento si è fatta avanti La Piccola Casa della Divina Provvidenza il cui padre generale, don Carmine Arice, ha scritto una commovente lettera al piccolo Giovannino assicurandogli un’“accoglienza degna del valore infinito della tua esistenza” e promettendogli che “la nostra casa è la tua casa!” con la certezza che “la Divina Provvidenza, in sinergia con le istituzioni che vorranno aiutarci, non mancherà di dare tutto il necessario”. Una vicenda molto triste, dunque, ma illuminata da un profondo senso di prossimità.

Giovannino, così piccolo e fragile eppure così grande e forte per alcune riflessioni che ci suggerisce.

Intanto Giovannino smaschera la logica dello scarto e dell’abbandono insita nelle tecniche di fecondazione in vitro che nel suo caso sono state applicate nella forma eterologa cioè ricorrendo ai gameti di una persona diversa dagli “aspiranti genitori”. Ed ecco il primo abbandono. Sì, perché chi fornisce i gameti (eterologa) è il genitore biologico che accetta di generare per abbandonare il figlio, o i figli, in maniera organizzata, concordata e programmata. Giovannino è stato poi abbandonato una seconda volta quando, a causa della sua malattia, chi lo aveva voluto con tanta determinazione da pianificare il suo concepimento a tavolino in collaborazione con operatori del settore e all’interno di strutture specializzate, lo rifiuta. Ma a ben guardare, però, attorno a Giovannino c’è tanta solidarietà e una delicata premurosa attenzione; la storia di Giovannino suscita commozione e tenerezza; da più parti si spera che trovi l’amore vero di una famiglia, come è successo a Mariolino, anche lui malato e abbandonato in ospedale tanti anni fa, e poi adottato da Giusy e Salvatore che già avevano cinque figli.

 Una veduta interna dell'ospedale Sant'Anna di Torino dove è ricoverato il piccolo Giovanni abbandonato dai genitori. Una gara di solidarietà gli sta cercando una famiglia.
Una veduta interna dell'ospedale Sant'Anna di Torino dove è ricoverato il piccolo Giovanni abbandonato dai genitori. Una gara di solidarietà gli sta cercando una famiglia.

L’abbandono di Giovannino ci porta a riflettere anche su altri abbandoni a cui tuttavia non fanno riscontro attenzione, premura, commozione, tenerezza, accoglienza. Sono abbandoni presentati come conquista, progresso, scelta di civiltà; abbandoni rivendicati come diritti e perciò ricoperti di menzogna e inganno. Sono gli abbandoni che coincidono con la distruzione selettiva dei piccoli esseri umani appena concepiti in vitro e poi c’è l’abbandono di quella moltitudine di bambini in viaggio verso la nascita a cui viene impedito di nascere.  Giovannino svela così anche le contraddizioni dei grandi che, da un lato, inneggiano ai diritti dell’uomo e in particolare del fanciullo e, dall’altro, calpestano il più fondamentale dei diritti che è quello alla vita del più bambino dei bambini. Che Giovannino dalla cattedra de suo lettino d’ospedale ci aiuti a capire che i figli tutti i figli sono un «dono» e non un «prodotto» della scienza e della tecnica che se “non riuscito” si può buttare; non un “grumo di cellule” che si può eliminare con l'aborto, non un diritto, né un “possesso”. I figli, tutti i figli, sani o malati nati o non ancora nati sono creati – come diceva Santa Madre Teresa – per una grande cosa: amare ed essere amati.

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