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giovedì 26 novembre 2020
 
 

Migranti, «ci vuole un supplemento di saggezza e di misericordia»

27/07/2016  Il Papa ha invitato la Polonia a «superare le paure e realizzare il maggior bene». Nel suo primo discorso pubblico, nel cortile d'onore del Castello del Wawel, Francesco ha richiamato il pensiero di Karol Wojtyla, ricordando le radici cristiane dell'Europa e invitando ad accogliere chi è in fuga da guerre e fame.

Cracovia, Polonia
Dal nostro inviato


Concordia, rispetto, dialogo e confronto costruttivo tra le diverse posizioni. Papa Francesco entra subito nelle questioni polacche appena arrivato a Cracovia nel discorso al Castello del Wawel. La Polonia è percorsa da tensioni e soffre di eccessi nel dibattito politico, Governo contro giudici, una legge approvata all’inizio dell'anno sui media per prevedere la nomina governativa dei vertici dei media pubblici e il controllo su quelli privati. Le tensioni sono andate in piazza con le manifestazioni più imponenti dai tempi di Solidarnosc in un vortice di accuse e di esami su chi protegge la vera identità polacca, segno di una transizione infinita verso una democrazia compiuta che fatica a compiersi sulla rive della Vistola. E poi c’è l’euroscetticismo, le critiche all’Europa che impone politiche che spesso in polacchi ritengono contrarie all’identità nazionale, dal welfare all’immigrazione. 

Papa Francesco ricorda subito Wojtyla e il sogno di un’Europa che  respira con due polmoni e che nel cristianesimo “ritrova le sue radici comuni”.
Parla di “proficua cooperazione internazionale” che matura nel “rispetto dell’identità propria e altrui”. E’ rispetto la parola che ripete più volte, quasi a scongiurare che la società polacca si arrocchi sulla linea dello scontro tra diversi posizione. E’ un’analisi lucida e anche assai severa della situazione. Ragiona sull’identità, che va liberata da “complessi di superiorità”, sia nel confronto internazionale che in quello interno. L’identità spiega il Papa è un “patrimonio” che deve essere “aperto al rinnovamento e al futuro”.

Così come la memoria, che può essere “buona o cattiva”.
E’ buona quando porta a riconoscere gli sbagli e si apre al “perdono reciproco”, come è avvenuto, spiega il papa, tra tedeschi e polacchi dopo la seconda guerra mondiale o con la Chiesa ortodossa russa, che ha avvicinato di nuovo non solo due Chiese, ma anche, rammenta Bergoglio, “due popoli”.  La Polonia non deve dimenticare questi avvenimenti, anzi li può utilizzare come buoni esempi anche per questo momento in cui le tensioni nella società sono molto alte. Bergoglio invita i polacchi a recuperare “forza e serenità” per “affrontare le sfide del momento”. Ma lo deve fare con il “coraggio della verità” e con un “costante impegno etico”, affinché, ammonisce, “i processi decisionali e operativi come pure le relazioni umane siano sempre rispettosi della dignità della persona”. Vale per tutto e anche “gestire il complesso fenomeno migratorio”.

Il Governo polacco mesi fa ha rifiutato di accogliere mille profughi siriani, quota assegnata dall’Europa a Varsavia. Gli stranieri in Polonia sono appena lo 0,4 per cento della popolazione. Varsavia ha accolto negli anni scorso molti ucraini che fuggivano dalla regioni coinvolte nella guerra del Donbass e questo per il governo è stata la giustificazione per le porte chiuse a tutti gli altri. Bergoglio ha spiegato al Wawel che occorre “un supplemento di saggezza e di misericordia” per “superare le paure e realizzare il maggio bene comune”. E ha dettato la linea da seguire dedicando all’argomento una parte importante del suo ragionamento. Per prima cosa bisogna capire la cause che hanno portato ad una grande emigrazione dalla Polonia degli anni passati, che ancora continua anche se con minore vigore, facilitando “quanti vogliono i ritornare”. Poi bisogna rispondere a chi bussa perché fugge dalla guerra. E allo stesso vanno “sollecitate collaborazioni e sinergie a livello internazionale” per trovare la soluzioni ai conflitti. Ma il clima del dibattito deve essere sempre quello del “rispetto” tra “tutte le componenti della società” e del “confronto costruttivo tra le diverse posizioni”. E’ questo metodo che “crea le condizioni migliori per una crescita civile, economica e perfino demografica”.

A questo proposito, il Papa - alla fine del suo discorso - ha accennato alle politiche sociali a favore della famiglia e alle leggi sulla tutela della vita, argomento sulle quali nel Paesi vi sono polemiche nei mesi scorsi. In Polonia dall’inizio degli anni Novanta c’è una legge che permette l’aborto a certe condizioni, abbastanza simile a quella italiana. All’inizio dell’anno sono state raccolte firme per renderla più restrittiva con una proposta di legge, appoggiata anche dalla conferenza episcopale. Non c’è stato un dibattito sereno, ma ancora un volta hanno prevalso le tensioni, poiché il Governo primo ha detto di voler appoggiare il progetto più restrittivo, salvo poi fare marcia indietro, in seguito a manifestazioni di piazza e alle critiche dei movimenti delle donne, secondo le quali il progetto non tutelava le donne. Ma la situazione non è affatto serena. Il Papa ha detto che la vita va “sempre accolta e tutelata” sottolineando che le due cose vanno “insieme”, dal “concepimento alla morte naturale” . Ma allo stesso tempo si deve aiutare “concretamente chiunque si trovi in situazione di grave difficoltà”, perché “un figlio non venga mai sentito come un peso, ma come un dono” e perché “le persone più fragili non siano abbandonate”.

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