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sabato 31 ottobre 2020
 
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Grazie, cari lettori!

06/05/2020  L'iniziativa che abbiamo lanciato volge al termine. Sono giunti oltre 120 contributi, che ancora stiamo continuando a publicare. In casa c'è stata Vita, eccome. E giochi, creatività, pensieri, preghiera, riflessioni, poesia, tanta speranza di tornare presto a vivere senza la paura del virus. Ma anche forse con più consapevolezza

Più di 120 “uoppazzoni”, ossia messaggi via whatsapp arrivati a famigliacristiana.it. Grazie, cari lettori!

In tantissimi avete risposto all’iniziativa “In casa c’è Vita”: ci avete inviato poesie, riflessioni, singole fot e gallery di immagini, a volte qualche riga, auguri di Buona Pasqua, rime e ricordi. E anche molti video. Sono arrivati da parte di scuole, comunità di accoglienza, gruppi scout, parrocchie, cori e orchestre, alcuni realizzati anche con qualità piuttosto elevata.

 

Ora che l’iniziativa volge al termine, è il momento di fare i bilanci, ma soprattutto di ringraziare di cuore di ha contribuito.

I vostri messaggi sono arrivati da tutta Italia, da Milano alla Sicilia, da Roma e dal Veneto, da Torino, dalla Calabria, dalle zone più colpite dall’epidemia, come Bergamo, Brescia e Piacenza… difficile fare la lista di tutti i luoghi da dove avete voluto essere presenti in questa singolare comunità virtuale.

Hanno inviato whatsapp nonni, genitori, medici, infermieri, insegnanti, qualcuno ritrovatosi senza lavoro. Uno spaccato dell’Italia che ha sofferto l’isolamento e la solitudine, di quella che si è posta anche dei dubbi sulla strategia adottata, come pure di quella che ha voluto sottolineare che alcune categorie, già di per sé più vulnerabili o a rischio di emarginazione, avrebbero sofferto in modo particolare la quarantena. E anche di quella che ha partecipato commossa alla sofferenza e alla morte di tante persone, di tanti anziani, di chi si è spento nella più totale solitudine e delle famiglie che non hanno potuto accompagnare i propri cari nell’ultimo saluto terreno, e li hanno dovuti piangere a distanza.

E nello stesso tempo, però, in modo dominante, è emersa l’Italia della speranza: quanti i “ce la faremo”, quanti gli “andrà tutto bene”… e i balconi “fioriti” di manifesti fatti in casa, di frasi del papa, di veri e propri inni alla Vita. L’arrivo della Pasqua – questa (si spera) irripetibile Pasqua senza celebrazioni comunitarie – ha rinforzato l’atteggiamento di fiducia, la consapevolezza che tutto questo passerà, lo sguardo positivo verso un domani di ritorno alla normalità, ma anche di valorizzazione dell’oggi, a casa, come recupero di momenti di riflessione e di preghiera. Tanti lettori hanno davvero guardato al Risorto e trovato in Lui nuova forza per superare la paura e la forzata chiusura in casa. Era inevitabile guardare a quella pietra rotolata via la mattina di Pasqua come analogia di quella posta simbolicamente davanti alla nostra porta.

Tanti hanno scritto che “ne usciremo migliori”. Lo speriamo. Ci contiamo. Questa esperienza può aver insegnato a tutti che la “vita di prima” era troppo frenetica e distratta, poco attenta alle cose che contano davvero: gli amici, i familiari, i fidanzati e le fidanzate lontane. Può averci insegnato – e tanti messaggi lo sottolineavano – che quando non ce l’hai ti accorgi di quanto è importante la libertà di uscire, di incontrarci, di andare a una Messa, di partecipare a un incontro, di uscire all’aria aperta nella natura o in un parco. Ci si è accorti persino dell’importanza dei rapporti sociali e amicali nei luoghi di lavoro, improvvisamente venuti a mancare. Siamo diventati probabilmente più consapevoli del fatto che, per il bene superiore della salute pubblica, le limitazioni si possono accettare, ma non lo si fa a cuor leggero.

I veri protagonisti di “In casa c’è Vita”, però, sono stati i più piccoli: bambine e bambini che fanno il pane, che giocano, che vanno in giardino col papà o con la mamma (che li immortala in ogni posa), che fanno i compiti nei luoghi e nei modi più disparati. Ragazzine e ragazzini che ci hanno scritto poesie, inviato disegni, spedito pensieri, addobbato i rami d’ulivo o tratteggiato le colombe in tempo di Pasqua.

Non sono mancati i più grandicelli: adolescenti che hanno contribuito con canzoni, declamazioni di poesie, video a tema dell’“Io resto a casa”; ma anche gli altri “grandicelli” che ci hanno mandato da Case di riposo il messaggio che uniti supereremo questo difficile momento.

Grandi e piccoli, giovani e meno giovani, tutti però col sorriso. Sempre. In quasi tutte le fotografie che ci sono giunte. Senza bisogno di parole e di didascalie quei sorrisi dicevano che, sì, senza dubbio, ce la faremo. Nonostante tutto, tutto andrà bene.

 

Luciano Scalettari

 

PS. Ebbene sì, una irrituale nota personale. Con molti di voi è nato un singolare dialogo via whatsapp, talvolta commovente, tal altra divertente, sempre di grande arricchimento. E di questo ringrazio tutta questa piccola comunità che si è virtualmente formata in queste settimane.

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