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venerdì 07 agosto 2020
 
CARITAS ITALIANA
 

Siria, anno nono: non dimentichiamo chi continua a soffrire

17/03/2020  Iniziata il 15 marzo 2011, oltre a provocare un crescente esodo verso i Paesi vicini, la guerra causa dolori e lutti in modo particolare tra le donne: vittime, schiavizzate, violentate dal conflitto. A loro, vittime, ma anche pilastro che regge le famiglie e guida la società al di là dei combattimenti è dedicato un ampio e documentato dossier

La copertina del dossier Caritas. Fonte: caritas.it. La foto in alto è dell'agenzia Ansa. Quella di copertina è dell'agenzia Reuters.
La copertina del dossier Caritas. Fonte: caritas.it. La foto in alto è dell'agenzia Ansa. Quella di copertina è dell'agenzia Reuters.

I giornali le chiamarono «le primavere arabe». Nove anni fa, ma sembra un secolo. Dopo le rivolte in Tunisia, Egitto e Libia, il 15 marzo 2011 migliaia di dimostranti manifestarono pacificamente nella città di Daraa, nella Siria meridionale, per chiedere le dimissioni del regime guidato dal presidente Bashar al-Assad. Il 18 marzo le manifestazioni si trasformarono in proteste di massa senza precedenti. Le forze dell'ordine aprirorono il fuoco contro la folla lasciando a terra decine di dimostranti. Nelle settimane seguenti la rivolta dilagò nelle altre città del Paese fino ad estendersi a tutta la Siria. L'esercito risponse inviando i carri armati, le vittime sono centinaia. Fu guerra. Furono dolori, lutti, distruzioni. Esodo. 

A questo ennesimo e luttuoso anniversario, proprio per non dimenticare, la Caritas italiana dedica il suo 55° Dossier con dati e testimonianze (DDT) dal titolo "Donne che resistono. Non solo vittime della guerra, ma parti attive del Paese che verrà", animata dalla volontà di ripartire dal femminile, analizzando i molteplici contesti di conflitto nel mondo e i tanti ruoli svolti dalle donne in quei luoghi: da vittime di violenze perpetrate dagli uomini a pilastro che regge la famiglia e guida la società al di là della guerra.

«Solo nel 1992 - ricorda il Dossier -, in seguito agli stupri di massa delle donne nell’ex Jugoslavia, la questione della violenza sessuale nei teatri di guerra è arrivata all’attenzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Il 18 dicembre 1992, il Consiglio ha dichiarato che la "detenzione e gli stupri organizzati e sistematici di donne, in particolare musulmane, in Bosnia ed Erzegovina", è un crimine internazionale che deve essere affrontato».

Le donne in Siria sono sempre più spesso mater familias, occupano posizioni e ruoli che prima erano prerogativa unicamente maschile; sono donne che lavorano, che combattono per la libertà, donne che si impegnano nella difesa dei diritti. Papa Francesco, nel suo primo messaggio del 2020, ha ribadito la necessità di «ripartire dalla donna», perché senza di lei «non c’è salvezza». È l’obiettivo anche di questo dossier, animato dalla volontà di ripartire dal femminile, analizzando i tanti ruoli svolti dalle donne nel conflitto siriano: come, ad esempio, quello di pilastro famigliare e di guida della società al di là della guerra.

Dall’inizio della crisi siriana la Caritas italiana è attiva, in coordinamento con la rete Caritas internazionale, in interventi a sostegno della popolazione locale e dei profughi siriani in tutti i Paesi che li ospitano del Medio Oriente e lungo la rotta balcanica, in particolare: Siria, Libano, Giordania, Turchia, Grecia, Cipro, Macedonia, Serbia, Bosnia-Erzegovina. Dal 2011 ad oggi Caritas Italiana ha avviato 68 progetti con un investimento complessivo di oltre 7,2 milioni di euro, provenienti da donazioni e dall’8Xmille alla Chiesa Cattolica.

In sinergia con i media cattolici, costantemente attenti agli scenari di crisi internazionali e alle ricadute sui più deboli, e con Banca Etica, che da sempre rifiuta di fare profitti con il business delle armi, è in corso la Campagna Emergenza Siria – Amata e martoriata.

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