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domenica 23 settembre 2018
 
Cultura
 

Harry Potter, più che la magia potè la scuola

11/05/2018  Davanti al successo dei libri, dei film e ora della mostra, vi siete mai chiesti che cosa abbia unito attorno al maghetto inglese i bambini di tutti il mondo? Noi sì e ci sembra che sia andata così.

Almeno una magia, nel mondo reale, Harry Potter l’ha fatta davvero: ha portato milioni di bambini nel mondo ad accantonare un attimo gli schermi da cui tanto sono attratti, per fermarsi a leggere avidamente migliaia - sì migliaia - di pagine scritte. La cosa divertente è che la magia gli è riuscita senza trucchi, con la sola risorsa che la letteratura conosca: una storia, una bella storia.

Il 12 maggio sbarca a Milano la mostra itinerante, ma solo una bella storia, che chi ha letto ricorda, può riempire di contenuti dei costumi vuoti (serviti alla serie dei film).

Perché dei costumi acquisiscano senso serve la lettura a monte. E a 21 anni di distanza dal primo libro, davanti al successo della mostra (già 130mila biglietti in prevendita prenotati da tutta Italia) forse è giunto in momento di domandarsi quale sia il segreto della magia di Harry Potter cioè la ragione del suo successo, a fronte del quale - la storia della letteratura insegna- non sempre basta una storia ben congegnata anche se quella di Harry Potter innegabilmente lo è: bravissima J.K. Rowling a inventare una saga con una miriade di particolari attraverso sette libri, e valanghe di pagine, senza perdere mai il filo, senza che un solo ingranaggio resti sospeso.

Ma è probabile che questo non sarebbe bastato se l’autrice non avesse avuto l’intuizione di ambientare quella storia così fantasiosa eppure così realistica, nelle dinamiche e nelle relazioni, nel minimo comune denominatore che unisce quasi tutti i bambini del mondo: una scuola, nella fattispecie il collegio di Hogwarts. Un luogo in cui, a dispetto del travestimento magico, anche gli adulti hanno riconosciuto le dinamiche quotidiane dei ragazzi che sono stati: tutti abbiamo avuto una prima della classe come Hermione, tutti un compagno bulletto, un po’ figlio di papà, come Malfoy, tutti siamo stati almeno una volta imbranati come Meville e abbiamo condiviso emozioni e sentimenti con un amico come Ron. Se siamo stati fortunati abbiamo anche avuto veri maestri come Albus Silente, capaci di educate seriamente, ben al di là di un voto preso e dato in una prova. E altri maestri che abbiamo un po’ sofferto da piccoli, fraintendendone la severità, per comprenderli poi e rivalutarli da adulti.

E chi può dire di non aver provato il disagio di immedesimarsi nella sofferenza di qualcuno additato come diverso, di non aver visto in azione la sicumera di chi approfitta della diversità per bullizzare? La magia in tutto questo è soltanto un fantasioso divertito e divertente travestimento sotto il quale si nascondono, neanche tanto, esperienze di vita vera di ragazzi che vanno a scuola: la dinamica del gruppo, l’esperienza dell’amicizia, la fatica di impegnarsi, la gestione dell’insuccesso, l’importanza della lealtà; in definitiva la sfida di diventare grandi, possibilmente guidati da adulti capaci di crescere persone perbene, senza dimenticare che esistono il male e il dolore e che nessuna vita può rimanerne immune.

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La mostra del maghetto sbarca a Milano
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