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Herpes Zoster: il Fuoco di sant'Antonio si diffonde, come difendersi?

23/06/2016  Compare con più frequenza dopo i cinquant’anni, perché le difese immunitarie sono meno vigorose. La terapia unisce antivirali e oppiacei contro il dolore, ma oggi è anche disponibile un vaccino.

Conosciuto col nome di fuoco di sant’Antonio, l’herpes zoster, attivato dallo stesso virus che provoca la varicella, è in vistoso aumento in Italia e in Europa. Complice è il rapido invecchiamento della popolazione: dopo i sessant’anni le difese si indeboliscono predisponendo l’organismo a una maggior vulnerabilità alle malattie, in particolare alle varie forme di herpes.
Ma oltre al fattore età, altri motivi ci espongono con più frequenza al fuoco di sant’Antonio e riguardano la notevole diffusione di patologie le cui terapie abbassano il vigore immunitario. Pensiamo ai tumori, all’artrite reumatoide, al lupus, al morbo di Crohn. Anche lo stress emotivo connesso a separazioni e lutti contribuisce a ridurre le difese. «Non solo. Il virus della varicella, rimasto per molti anni latente nelle cellule nervose, se l’organismo è indebolito, diventa più virulento e aggredisce i gangli nervosi, cellule che si trovano nella parte esterna dei nervi, provocando le tipiche eruzioni a grappolo simili a quelle dell’herpes labiale», spiega il professor Antonio Volpi, infettivologo all’Università di Tor Vergata, a Roma.

I SINTOMI
Il fuoco di sant’Antonio inizia con eritema dolore, prurito o senso di intorpidimento molto intensi in un’area ben definita, quella riguardante i gangli colpiti dal virus che di solito interessano il torace, l’addome o il trigemino cioè la zona fronte-occhi- naso.
Dopo alcuni giorni in questa parte del corpo o del viso, che nel frattempo si è arrossata intensamente, compaiono vescicole che poi confluiscono formando bolle, pustole e successivamente macchie. Le vescicole non procurano più prurito, ma dolore o bruciore, a volte, accompagnato eccezionalmente da febbre, brividi, mal di testa, mal di stomaco. Lo sfogo cutaneo dura due o tre settimane prima di scomparire. Nei pazienti con un sistema immunitario che funziona in modo equilibrato la guarigione si verifica in un periodo di due o quattro settimane.
«Una cosa importante da tener presente è che l’herpes zoster può comportare serie complicanze di tipo neurologico (in alcuni casi addirittura forme di paralisi), ma la più comune è senza dubbio la nevralgia post erpetica», dice il professore. La nevralgia post erpetica è caratterizzata da un fortissimo dolore che si intensifica col tempo e di solito si presenta durante la manifestazione acuta dello zoster. Il disturbo si è rivelato refrattario alla maggior parte degli antidolorifici.
In rari casi, il paziente può lamentare una nevralgia acuta in un’area ben definita senza lo sviluppo di un’eruzione cutanea. Questa sindrome è chiamata zoster sine herpete.

TUTTE LE CURE
«La malattia va curata con una terapia antivirale da effettuarsi con Aciclovir, Valaciclovir, Brivudin, farmaci da assumere per una settimana. Se la cura inizia precocemente, cioè entro 24 ore e comunque non oltre le 72 dalla comparsa dei primi sintomi, è in grado di ridurre notevolmente le complicanze dello zoster, soprattutto l’intensità e la durata del malessere sia acuto che cronico», aggiunge il professor Volpi.
Diverso il capitolo dolore. Per contrastarlo esistono numerose terapie a base di oppiacei e altre molecole nate come antidepressivi o antiepilettici. Questi farmaci agiscono direttamente sul sistema nervoso stimolando le fibre che inibiscono il dolore e il loro utilizzo deve essere gestito da medici specializzati.
Oggi, però, c’è una novità per contrastare il fuoco di sant’Antonio ed è il vaccino, che contiene una forma attenuata del virus varicella-zoster in grado di sollecitare il sistema immunitario ad agire contro l’aggressione virale. Questo programma vaccinale che consiste in una sola dose da somministrare a tutti dopo i 50 anni contribuisce a controllare la riattivazione e la replicazione del virus, permettendo così di prevenire lo sviluppo dell’herpes zoster e della nevralgia post erpetica.


PERCHÉ “FUOCO DI SANT’ANTONIO”?
Eremita nel deserto, il monaco  egiziano sant’Antonio Abate (250-356 circa) resistette agli insidiosi attacchi del diavolo. Investito da fuoco e fiamme, i suoi discepoli lo ritrovarono quasi morente, ricoperto di gravi ferite e dolorose ustioni. Proprio grazie alla sua enorme capacità di sopportazione del dolore conquistò la santità e la fama di protettore verso tutte le malattie che, in qualche modo, sono associate al fuoco e al bruciore. L’herpes zoster è conosciuto come “fuoco di Sant’Antonio” perché il dolore dei pazienti è appunto simile a quello causato da “un fuoco ardente”. L’attribuzione dell’herpes a sant’Antonio avvenne quando furono trasferite le reliquie del santo in Francia, nell’XI secolo. In quell’occasione, lo pregarono tutti coloro che soffrivano di malattie dolorose e causa di bruciore.

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