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giovedì 04 marzo 2021
 
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Vespucci: i 90 anni più belli del mondo

22/02/2021  La regina dei mari fu varata il 22 febbraio del 1931. Dopo tanti anni di storia, la "nave più bella" continua a essere scuola di addestramento per gli allievi ufficiali e motivo di orgoglio per tutto il made in Italy.

La regina dei mari compie 90 anni. Il Vespucci, il veliero «più bello del mondo», era stato infatti varato il 22 febbraio 1931. Simbolo della Marina e del mady in Italy, la nave scuola nata nell’allora Regno d’Italia con re Vittorio Emanuele III, ha addestrato tutti gli ufficiali di Marina. Anche quest’anno i militari, al termine del primo anno di Accademia, hanno vissuto su questo gioiello la loro prima esperienza d’imbarco. A bordo anche il cappellano don Folino Gallo che spiega il suo ruolo ricordando che vuole stare accanto a questi ragazzi «per aiutarli a diventare spiritualmente maturi».  

Intanto si prepara la prossima campagna sotto la guida del capitano di vascello Gianfranco Bacchi, 122esimo comandate dell'Amerigo Vespucci, Nata nel periodo bellico, la nave scuola ha vissuto tutte le tappe fondamentali del nostro Paese. Dal ritorno di Trieste all’Italia ai giorni del Covid quando, impossibilitata a ospitare le visite a bordo, ha reso comunque omaggio ai porti italiani in un abbraccio simbolico al nostro Paese.

Il veliero fu progettato, con il "gemello" Cristoforo Colombo, da Francesco Rotundi, ingegnere e tenente colonnello del Genio Navale, nonché direttore dei cantieri navali di Castellammare di Stabia. Dal 2007 è Goodwill Ambassador dell'Unicef  che ha affidato al veliero «un messaggio di pace e di speranza per i milioni di bambini e bambine che l'Unicef aiuta affinché possa diffonderlo in ogni parte del mondo».

Noi lo avevamo visitato nel 2016, quando aveva ripreso il mare dopo i lavori che lo avevano tenuto fermo dal 2012. Ecco il nostro racconto di allora:

 

Quando i nocchieri si arrampicano sull’albero trinchetto per prepararsi a sciogliere le vele anche il mare sembra trattenere il respiro per gustare a pieno la bellezza del nostro veliero. L’Amerigo Vespucci, la più antica nave della Marina militare italiana, riprende il largo dopo quasi tre anni di sosta, 889 giorni di lavori che le hanno dato nuova tecnologia, nuovi assetti e l’antico splendore.

Niente viene lasciato al caso, tutti si danno da fare per dipingere, lucidare, mettere a posto quello che ancora manca. Gli ultimi giorni servono per riamalgamare l’equipaggio, dare i ritocchi, verificare che tutto funzioni per il meglio. Poi la pre-campagna addestrativa che, dal 27 aprile, porterà il Vespucci a fare il periplo d’Italia da La Spezia a Trieste e ritorno toccando anche il porto croato di Dubrovnik. Un mese e mezzo di navigazione per ripartire poi verso il Nord Europa, per la campagna di addestramento vera e propria degli allievi della prima classe dell’Accademia navale di Livorno.

La nave più bella del mondo, alla quale anche i transatlantici - che avrebbero la precedenza su tutte le altre imbarcazioni - cedono il passo fermando i motori e rendendole onore con tre suoni di sirena, torna a fare scuola. A formare, come ha fatto fin dal primo varo il 22 febbraio del 1931, generazioni di marinai. E a portare nel mondo il genio e la maestria italiani. «A volte basta anche solo una pizzetta sfornata dai nostri cuochi e un dito di vino per riproporre il nostro made in Italy che tutti ci invidiano», spiega il capitano di vascello Curzio Pacifici, comandante del Vespucci dal 29 ottobre 2012.

Nella sala Consiglio, dove gli antichi arredi fanno assaporare il fascino di inizio Novecento,  il comandante mostra due tele, con orgoglio e rammarico. Due quadri splendidi che raffigurano la partenza delle Caravelle da Palos de la Frontera  e l’arrivo nelle Americhe. Sono l’unico lascito della nave gemella Colombo ceduta alla Russia come risarcimento di guerra e poi andata distrutta. Una ferita che ancora brucia nella memoria, con il nostro secondo gioiellino che tutti indicano appaiato al Vespucci nei disegni dell’epoca, sparsi nei corridoi. Non lo si dimentica neppure oggi, che è giorno di festa per la ripresa del mare.

E di lavoro. A bordo è in corso un’ispezione, «un controllo sullo stato generale della nave e della formazione dell’equipaggio al termine di una sosta di manutenzione così lunga», sottolinea l’ammiraglio Massimo Vianello, a cui è affidata la verifica. «Sono qui per controllare prioritariamente che la nave possa navigare in condizioni di sicurezza per sé e per l’equipaggio». Nessuno più vuole che si ripeta un incidente come quello che è costato la vita ad Alessandro Nasta, il nocchiere precipitato dall’albero di maestra il 29 maggio 2012, e per il quale è ancora in corso il processo. «Posso dire»,  continua l’ammiraglio, «che ci sono attrezzature più sicure: abbiamo introdotto gli stessi sistemi dei rocciatori, di chi si arrampica sulle  montagne».

E sulla sicurezza insiste anche il comandante Pacifici: «Ho sempre dettato norme di sicurezza per l’equipaggio. Sicurezza individuale, per gli altri e anche per il materiale che ci è stato affidato». Il capitano sintetizza in tre parole quello che si aspetta dal suo equipaggio: «Oltre alla sicurezza, professionalità e tempo. Niente va lasciato al caso o dato per scontato. Ci si può certamente anche divertire e sono il primo a dire che una persona serena e con il sorriso lavora meglio. Ma questo non significa superficialità o mancanza di concretezza. E per quanto riguarda il tempo non bisogna essere frettolosi. Le cose vanno fatte con la giusta rapidità, nei tempi previsti, ma senza essere precipitosi».

Appassionato di vela, il comandante non nasconde una certa emozione per essere alla guida di «un veliero che, proprio per le sue caratteristiche dà un contatto con la natura che è unico». E non sembrano per nulla sprecati i circa 20 milioni di euro investiti per dare nuova vita al Vespucci. Fondi che sono serviti per intervenire sulla mezzana, cioè l’albero di poppa, sull’impianto motori interamente rinnovato con una logica di tutela ambientale, sugli spazi di vita ridisegnati anche per il personale femminile che tocca, ormai stabilmente, il 10 per cento del totale. «Abbiamo rifatto anche l’area sanitaria, affidata a un ufficiale medico donna, che ha ambulatorio, farmacia, degenza maschile e femminile, un gabinetto odontoiatrico, un’area di pronto soccorso», racconta ancora il comandante.

Intanto continuano le esercitazioni, con un manichino buttato a mare per provare il salvataggio di emergenza, con l’allarme fumo per saggiare la prontezza delle squadre di intervento. Gli allievi puliscono il ponte in legno teak, fra i più resistenti e pregiati del mondo; il nostromo Giulio D’Elia chiama i nocchieri, con il caratteristico fischio, a raccogliere le vele, che si tessono ancora in tela olona.

Ciascuna delle 270 persone fisse di equipaggio è al suo posto. Con lo staff dell’Accademia navale e gli allievi si aggiungono un altro centinaio di persone. Stanno imparando a «lavorare in team, dopo uno stop così lungo, e con i nuovi che arrivano», sottolinea il capitano: «Agli allievi il Vespucci dà la formazione marinaresca, la passione per il navigare. Il resto lo impareranno sulle cosiddette navi grigie». Qui, certamente, fanno tesoro, vivendolo giorno per giorno con le proprie fatiche,  anche del motto che la nave ha assunto nel 1978 e mai più lasciato: «Non chi comincia, ma quel che persevera». La testardaggine e la maestria italiani tornano a fare scuola.

 

 

 

 
 
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