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mercoledì 22 maggio 2019
 
SCUOLA
 

I brutti voti? Meglio scoprirli dai figli

17/10/2016  Avanza la scuola digitale che prevede, attraverso internet, informazione costante e a volte in tempo reale sull'andamento scolastico dei figli. In tal modo, però, si snatura il rapporto tra docenti e genitori e soprattutto quello i con ragazzi che non imparano ad affrontare e comunicare con responsabilità le proprie azioni.

Tornare a casa da scuola e raccontare ai genitori l'esito di una verifica o di un'interrogazione o, giornata importantissima, portare a casa la pagella: si tratta di momenti di crescita e di formazione sia per il ragazzo che per gli adulti. Momenti, in cui bisogna parlarsi e imparare a sgridare, consolare o rafforzare il figlio in caso di brutti voti. Congratularsi per i bei risultati. Oggi con la quasi completa digitalizzazione della scuola tutto questo rischia di sparire. Addirittura, poiché spesso i professori scrivono il voto sul registro elettronico prima di consegnare le verifiche in classe, può capitare di ricevere, in ufficio, in orario di lezione (e già su questo avremmo tanto da dire...), la seguente richiesta:  «Mamma guarda sul registro quanto ho preso in mate...». E poiché alcune scuole (per ora solo l'8%) inviano un sms per rendere noto ai genitori voti, assenze, ritardi e note si può, persino, essere informati in tempo reale. Insomma tutto capovolto e forse non tutto come dovrebbe andare.  

 Paola Spotorno, docente di diritto presso un Liceo delle scienze Umane di Milano, nonché curatrice della rubrica di Famiglia Cristiana "Pianeta scuola" segnala che ormai al Nord le comunicazioni elettroniche scuola-famiglia riguardano il 70%  delle scuole (purtroppo al Sud solo il 38%). Sa che questo è progresso ed è il futuro ma teme, parlando di voti e comunicazione, che si arrivi a un'eccessiva spersonalizzazione del rapporto scuola-studenti-genitori.

Quali aspetti critici vede nel voto segnalato sul registro elettronico e nelle comunicazioni con sms ai genitori?

«La mia perplessità sta nel significato che si vuole dare al voto. Soprattutto alle superiori, per quanto mi riguarda, il voto serve nella relazione con lo studente. Io non assegno un voto perché lo sappiano i genitori. Ma perché insieme al ragazzo si possa valutare, nel bene e nel male, il suo percorso e capire come procedere se ci sono delle difficoltà. Solo nella relazione diretta con la persona si può migliorare. La comunicazione fine a se stessa non serve a nulla. E' come ricevere via mail gli esiti degli esami del sangue e poi non commentarli con il medico... Inoltre un voto non ha un valore assoluto per cui io personalmente preferisco parlarne con i ragazzi prima che con i genitori». 

Però è un modo perché i genitori siano costantemente informati sull'andamento scolastico dei figli....

«E' vero, ma sono contraria anche per un motivo di assunzione di responsabilità. Il ragazzo deve prendersi il "mal di pancia" di essere lui che comunica ai genitori il brutto voto. Con gli avvisi da parte della scuole lo sgraviamo, ancora una volta, di ulteriore responsabilità. E vale anche per il genitore, perché in tal modo non deve più cercare una strada per entrare in relazione col figlio e crede, ricevute queste informazioni elettroniche, di seguirlo nel percorso scolastico. Ma non è questo di cui ha bisogno il ragazzo».

Ma ci saranno degli aspetti positivi?

«Sicuramente  se pensiamo all'immediatezza e alla velocità con cui si registrano le informazioni o il fatto che gli insegnanti, più controllati, devono per tempo segnare il voto sul registro e soprattutto non dimenticarsene (con il cartaceo a volte succedeva). Ma soprattutto il fatto che in tal modo la famiglia non può più dire davanti a una bocciatura o a dei debiti che non conosceva la gravita della situazione. In un certo senso noi insegnanti siamo più tutelati dalle contestazioni».

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