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L'incontro delle famiglie
 
Credere

I coniugi irlandesi: «Alla secolarizzazione non cediamo. Essere cristiani ci rende aperti»

23/08/2018  «In casa nostra credere significa essere liberi» Henry e Patricia Battingelli sono una delle tante famiglie che partecipa in questi giorni all’Incontro mondiale di Dublino e ci raccontano come si vive la fede nel loro Paese

Vivono nella contea di Cavan, Henry e Patricia Battingelli. Di origine italiana lui ma da una vita nel Paese, irlandese lei, hanno due figlie e una fede che testimoniano nella vita di tutti i giorni. Sono insomma una tipica famiglia cattolica irlandese come le tantissime che in questi giorni accolgono il Papa durante la sua visita nel Paese di san Patrizio.

«Come abbiamo vissuto il nostro essere cristiani in questi anni di matrimonio? Le cose sono molto cambiate da quando le nostre figlie erano piccole. In quel periodo erano molto dipendenti da noi, intendiamo per le esigenze di tutti i giorni, oggi la nostra famiglia è composta da quattro persone adulte, tanto che una delle nostre figlie sta per trasferirsi in Canada, l’altra sta studiando per diventare insegnante».

Patricia lavora da casa, ma due volte al mese va per lavoro a Dublino, la capitale, che da qui è lontana quasi un paio d’ore di strada. «La nostra fede di ogni giorno», spiega Patricia, «si declina nella libertà di poter fare delle scelte come famiglia, ci apre al nuovo e ci spinge a ricavare del buon tempo da trascorre assieme e con le altre persone che ci stanno attorno nella vita quotidiana». Henry spiega infatti un’abitudine che i Battingelli hanno, una cosa che da queste parti non è così comune: «Spesso le famiglie irlandesi di oggi tendono a comprare del cibo già pronto, da consumare magari ognuno per sé. Anche la domenica a pranzo. Noi, invece, amiamo prepararci la cena e sederci a tavola tutti assieme. Anche questa è un’occasione per condividere come abbiamo vissuto la nostra giornata». Una scelta domestica di ritrovarsi e magari di discutere anche delle grosse questioni che in questi anni hanno toccato anche le persone comuni.

UNA CHIESA TRAVAGLIATA

Un tempo la Chiesa e lo Stato erano un legame indissolubile per le ventisei contee della Repubblica di Irlanda. Non solo i valori cristiani sono entrati nella Costituzione, ma molte strutture statali erano gestite dalla Chiesa: dalle scuole alle case per le madri sole. Il crollo sotto l’immane scandalo della pedofilia a partire dalla metà degli anni Novanta ha portato a un cambiamento dei rapporti nella dimensione pubblica, ma ha interrogato e interroga ancora anche le famiglie di questo Paese. «Le dinamiche che si sono create in questi anni a seguito di quanto è accaduto sono complesse», spiega Patricia, «ed è come se il mondo esterno avesse bussato alla mia porta. Soprattutto a seguito degli studi che una delle mie figlie ha fatto per la tesi di laurea sugli abusi avvenuti in Scozia, abbiamo parlato tra di noi, ci siamo interrogati su cosa stava accadendo, sul perché ad esempio nel frattempo le parrocchie andavano svuotandosi. Noi cerchiamo anche per questo di fare del nostro meglio nella nostra piccola cittadina di confine. Ma non possiamo non considerare quanto è accaduto in questi anni».

Una ferita orribile, che provoca ancora dolore e rabbia, ma che ha portato la Chiesa irlandese non solo a diventare di minimi numeri, ma anche a innescare un processo di cambiamento e di rinnovamento: «La fede per noi è la libera relazione con Dio», dice Patricia e le si illuminano gli occhi quando lo spiega, «una caratteristica della cultura irlandese è l’apertura e l’accoglienza nei confronti di chi ha visioni diverse. Ci si parla, ci si ascolta, si impara gli uni dagli altri. Così abbiamo cercato di fare anche noi, anche con le nostre figlie che ci ponevano domande su quanto accaduto».

UNA FEDE RADICATA

  

Non credono Harry e Patricia alla secolarizzazione agitata da molti, soprattutto dopo i due referendum, quello sul matrimonio egualitario nel 2015 e sull’aborto a maggio di quest’anno: «Credo di essere una persona aperta proprio perché cristiana e quindi rispetto tutti. Credo poi che la fede abbia il potere di riparare in un certo senso l’anima di ogni persona».

Henry ogni giorno va a lavorare nel Nord Irlanda attraversando il confine: «Oggi il settarismo non esiste più», spiega, «ma vivono ancora i segni del conflitto tra unionisti e repubblicani. Questi segni si vedono anche nella paura del ritorno a un confine fisico con la Brexit».

Henry in questi giorni sarà impegnato con il movimento dei Focolari in un laboratorio per bambini durante l’Incontro mondiale delle famiglie, Patricia racconta l’attesa per la visita del Papa: «Avevo solo quindici anni quando venne papa Giovanni Paolo II nel 1979,  ma ricordo tutto: i Rosari detti in spirito di fraternità, l’esperienza davvero di un Paese intero accorso a stringersi attorno al Pontefice. Ora sono una persona diversa da allora, ma voglio partecipare con la mia famiglia all’incontro e per questo andremo tutti assieme alla Messa a Phoenix Park di Dublino».

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