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lunedì 25 maggio 2020
 
covid-19, aiuti stranieri
 

I medici e infermieri albanesi in Italia: «Questa è anche casa nostra»

30/03/2020  Tirana ha deciso di inviare un'équipe sanitaria in supporto agli ospedali di Brescia e Bergamo. Il messaggio di riconoscenza del premier Edi Rama: «Non siamo ricchi e neanche privi di memoria. Non abbandoniamo mai l'amico in difficoltà».

(Foto Ansa: l'équipe di medici e infermieri albanesi accolta all'aeroporto di Verona)

«E’ vero che tutti sono rinchiusi dentro le loro frontiere e anche Paesi ricchissimi hanno girato la schiena ad altri. Ma forse è perché noi non siamo ricchi e neanche privi di memoria, non ci possiamo permettere di non dimostrare all’Italia che gli albanesi e l’Albania non abbandonano mai l’amico in difficoltà». Hanno fatto commuovere le parole del premier albanese Edi Rama, pronunciate in perfetto italiano domenica 29 marzo all’aeroporto di Tirana, davanti ai trenta medici e infermieri del suo Paese pronti per partire per l’Italia, per dare supporto nella lotta contro il virus. 

«Lo so che a qualcuno qui in Albania sembrerà strano che trenta medici e infermieri della nostra piccola armata in tenuta bianca partono oggi per la linea del fuoco in Italia», ha osservato il premier. «So che trenta medici e infermieri non riverseranno il rapporto tra la forza micidiale del nemico invisibile e le forze in tenuta bianca che stanno combattendo nella linea del fuoco da quella parte del mare. Ma so anche che laggiù ormai è casa nostra, da quando l’Italia, e le nostre sorelle e i fratelli italiani, ci hanno salvati, ospitati e adottati in casa loro quando l’Albania bruciava di dolori immensi». L’Albania sta combattendo la stessa guerra. «E le risorse umane e logistiche non sono illimitate». Ma, ha sottolineato Rama, non si possono trattenere le forze di riserva «mentre in Italia, dove si stanno curando negli ospedali di guerra anche albanesi feriti dal nemico, hanno un enorme bisogno di aiuto». 

Ecco la straordinaria lezione di riconoscenza e umiltà del minuscolo "Paese delle aquile" che, ammettendo la limitatezza delle sue risorse economiche, non ha esitato a dare il suo aiuto alla vicina Italia, al Paese fratello maggiore che nei decenni passati non ha chiuso le porte e le frontiere agli albanesi. I dieci medici e i venti infermieri albanesi sono arrivati ieri all’aeroporto di Verona. Le loro destinazioni sono gli ospedali di Bergamo e Brescia, le aree più colpite dall’epidemia. Molti di loro hanno già una relazione stretta con l’Italia e hanno deciso di venire a dare una mano per ricambiare l’aiuto che loro stessi o le loro famiglie hanno ricevuto in passato.

Le grandi ondate migratorie dall'Albania risalgono ai primi anni Novanta: il 1991, con la fine in quell’anno del regime comunista e la caduta della Repubblica popolare socialista d’Albania (nome ufficiale adottato nel 1976), conobbe i primi esodi di massa verso le coste della Puglia. Il più grande sbarco che la storia italiana ricordi avvenne l’8 marzo di quell’anno, quando la nave mercantile Vlora, arrivata al porto di Durazzo, fu assalita da una marea di 20mila persone che costrinsero il comandante a salpare verso l’Italia e ad approdare al porto di Bari. La gestione dello sbarco fu molto complessa. La folla dei migranti venne raccolta tra il porto e lo stadio della città. Alcuni mesi prima, il 7 marzo, 27mila migranti erano approdati in Italia via mare nel giro di poche ore. 

Oggi gli albanesi residenti in Italia - al 1° gennaio 2019 - sono poco meno di 450mila (circa l’8% della popolazione straniera residente totale). La regione che ospita la comunità più numerosa è la Lombardia, seguita da Toscana ed Emilia Romagna. Ma i tempi del grande esodo sono ormai lontani. E nell’ultimo decennio - a partire dal 2008 - la recessione italiana e, dall’altra parte, il dinamismo economico dell’Albania hanno prodotto un fenomeno sempre più massiccio di ritorno degli albanesi nel loro Paese di origine. Intanto, nei giorni scorsi da Bruxelles è arrivato il via libera ufficiale - con approvazione all'unanimità dei 27 Stati membri - all’avvio dei negoziati di adesione all’Ue con Albania e Macedonia del Nord (che si uniscono a Montenegro e Serbia). E l'Unione europea guarda sempre di più verso i Balcani.

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