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lunedì 21 ottobre 2019
 
Natale a scuola
 

I musulmani amano e rispettano il presepe

23/12/2018 

Anche quest’anno, puntuale come non mai, insieme al Natale è arrivata la classica polemica sul presepe. Per me, fin da piccolo, tirar fuori le statuine dagli scatoloni del solaio e andare alla ricerca del muschio insieme a mio padre era un momento di condivisione familiare molto atteso. La sera si pregava davanti al presepe, non era e non è soltanto un cumulo di oggetti, ma un simbolo di valori: accoglienza prima di tutto, di Gesù, dei fratelli. Il giorno di Natale a casa era sempre ospite una persona bisognosa, di cibo o di affetto, qualcuno che conoscevamo e che era povero o solo. Mangiava con noi. Questo ho visto fare e questo ripropongo oggi ai miei ragazzi. Ecco perché tutti i dibattiti intorno ai presepi mi lasciano molta amarezza, soprattutto quando riguardano la scuola: occorre insegnare ai piccoli il valore dell’accoglienza e del rispetto reciproco, dell’altro, del diverso. La scuola deve continuare a farlo e il Natale è un’ottima occasione. Fare polemica è fumo negli occhi, occorre dare alle statuine il giusto significato e farle diventare sostanza.

MARIO

— Caro Mario, come darti torto? Quando tante parole sterili strumentalizzano i simboli della fede si prova amarezza. La avverte ogni uomo di buona volontà che cerca di vivere la coerenza di un messaggio. Ogni insegnante che tenta ogni giorno di ravvivare nei ragazzi i contorni già deboli di quella sostanza di cui tu parli, dell’umanità direi io, del rispetto per la diversità di pensiero, di opinione, di origine, di stato sociale. Sui giornali e sul Web in questi giorni pre natalizi abbiamo visto ogni cosa: presepi vietati, presepi ostentati, presepi finanziati, campagne social. Di tutte le parole e le immagini ecco quali voglio portare con me, come cristiana e come insegnante. Il volto di Bouchaib Tanji, presidente della Federazione islamica del Veneto, che ripete accorato: «Non coinvolgeteci anche quest’anno, in prossimità del Natale, con le polemiche sul Presepe nelle scuole: […] come musulmani abbiamo detto, chiarito e sottolineato che nel vedere un Presepe, cantare il Natale o ascoltare il nome di Gesù e di Maria, a noi non dispiace, anzi. Basta leggere il Corano per sapere che per i musulmani Gesù Cristo è un grande profeta che ha compiuto miracoli». Poi la Natività di Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari: Maria e Giuseppe profughi e Gesù Bambino dalle pelle scura adagiato su un salvagente arancione. Infine le parole di papa Francesco di fronte al presepe di sabbia, materiale povero e simbolo di piccolezza, ospitato quest’anno in piazza San Pietro: «Chi è piccolo non solo è leggero, ma anche libero da ogni smania di apparire e da ogni pretesa di successo». Un richiamo alla sostanza, alla coerenza.

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