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martedì 10 dicembre 2019
 
Cinema
 

Ida Di Benedetto: non è mai troppo tardi per scoprire l'amore

10/12/2015  La brava attrice è protagonista di "Un leone nel basilico", nella sale da oggi: storia di un'anziana vuota e sola a cui, all'improrvviso viene lasciato un bimbo...

Centrare un film su una donna anziana e un bambino piccolo è una scommessa che rischia sentimentalismi e retorica. Invece il regista Leone Pompucci, con il suo Leone nel basilico appena uscito nelle sale, sceglie toni surreali e felliniani per raccontare una storia commovente ma non strappalacrime, quella che lega per gli 85 minuti della pellicola la sessantenne Maria Celeste e il piccolo Leone, di appena dieci mesi.

Nei panni della protagonista, donna orgogliosa e tutt’altro che simpatica, c’è la sempre intensa Ida Di Benedetto, che con la consueta bravura fa vivere la Maria Celeste scostante e solitaria (ma sarebbe meglio definirla sola) dell’inizio e ne rende credibile la metamorfosi innescata dall’inconsapevole Leone.

 Attrice apprezzata da registi e pubblico, vincitrice di riconoscimenti di cinema e teatro come il David di Donatello, due Nastri d’argento e il premio Ubu, Ida Di Benedetto ha anche fondato nel 2000 con la figlia Stefania Bifano la casa di produzione Titania, che ora ha prodotto appunto Leone nel basilico.

Ida Di Benedetto, chi è la Maria Celeste di Leone nel basilico?
“E’ una donna adulta, anzianotta, che ha vissuto tutta la vita con le sue regole, il senso del dovere, un suo mondo prefabbricato: “Questo si fa così”, “I figli si crescono così”, “Mio marito è un commercialista” e via dicendo. Una donna per nulla flessibile, che il figlio non è riuscito ad amare perché troppo rigida e che infatti ha abbandonato quando si è innamorato di una donna più grande di lui. Maria Celeste è vedova da tanto tempo e quando il figlio se ne va rimane sola nella casa borghese e comincia a smemorarsi, lascia il gas acceso, le luci accese. Allora suo figlio, per non avere nessun rimorso né responsabilità, dice alla madre che la sistema in un albergo e invece la mette in un ospizio. Ma lei non vuole sentire parlare di ospizio, non ne ha ancora l’età, adatta la camera che condivide con un’altra vecchietta come se fosse una camera d’albergo e s’illude che lo sia. Racconta bugie, soprattutto a se stessa, e inventa che ogni fine settimana va a fare la spesa perché andrà dal figlio. Invece non lo vede mai, lui non le telefona mai e chiama di nascosto l’ospizio per avere notizie della madre. Invece cosa fa la poveraccia quando esce? Va al mercato, fa la spesa e si dirige verso la stazione. Arrivata all’ultima panchina, dove i treni s’incrociano, butta tutta la spesa che ha fatto e lascia nel carrello solo una piantina di basilico (di qui il titolo del film). Si siede sulla panchina, prende un po’ di gocce di ansiolitico e si addormenta. E’ questa la sua vita. Un giorno d’agosto, mentre è addormentata, arriva di corsa una ragazza con un bambino, la guarda, la sveglia, le mette il piccolo in braccio e scappa via. E qui comincia la storia di Maria Celeste”.

Che cosa porta Leone nella sua vita? 
“All’inizio lei non ne vuole sapere, poi piano piano comincia ad affezionarsi a questo bambino che tutti rifiutano, compreso suo figlio, che non ha e non può avere figli. Tutti rifiutano Leone, sicché questa donna comincia a diventare protettiva verso di lui e intanto capisce finalmente gli errori che ha commesso. E’ la vita che la porta a capire in profondità chi è veramente. Certo, Maria Celeste è dotata di una certa intelligenza, ma attraverso l’amore e il senso di protezione per il bambino comincia anche la sua metamorfosi. C’è sempre un momento, come capita a Maria Celeste, nel quale tutto sommato la vita diventa meravigliosa. Perché? Perché lei ha avuto la fortuna di trovare un bambino, cioè una vita che nasce, e attraverso questo bambino lei riesce a essere felice. In Leone lei ravvisa il reale: è come un Gesù Bambino, è come se qualcuno l’avesse mandato a salvarla, a scoprire se stessa, quella generosità e quel coraggio di andare avanti che non conosceva. La storia del film è molto magica, affascinante”.

Cosa le piace in Maria Celeste?
“Naturalmente il coraggio: è una donna coraggiosa, che non si perde d’animo e lotta per dare al bambino una serenità, una famiglia, e non si abbatte quando non ci riesce. Mi piace la sua scoperta di poter amare, e questo è un punto fondamentale, perché molte persone vanno avanti e non sanno neppure cosa siano la generosità e l’amore, nel senso più ampio del termine. La sua è una metamorfosi molto affascinante, bella, intensa. Capisce anche che tanti riti inscenati nella sua famiglia borghese, come l’albero e le tradizioni, diventano finti se la famiglia non è unita dall’amore. Infatti, quando rientra un giorno in casa sua, butta via l’albero di Natale che era rimasto lì per anni. Anche il Natale bisogna viverlo con amore: io sono napoletana e mi ricordo che da piccola c’era il presepe che era un rituale magico, a mezzanotte si metteva il bambino e ci si inginocchiava davanti al presepe. La famiglia si riuniva attorno a un tavolo e c’era amore tra di loro. Adesso no. Adesso le feste di Natale sono i regali e i viaggi”.

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