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mercoledì 21 ottobre 2020
 
Colloqui col padre
 

Il bene della famiglia e i sacrifici delle donne

24/07/2020  Una lettrice, mamma e ormai nonna, ci scrive raccontando gli anni della sua vita di casalinga passata a gestire la casa e a crescere i figli. E avanza una proposta... Ecco la risposta del nostro direttore, don Antonio Rizzolo

Buongiorno don Antonio, mi decido a scriverle dopo aver letto la lettera della settimana sul n. 24, che condivido pienamente. Io sono avanti con l’età, ne ho 73 di anni e sono al cinquantesimo di matrimonio il prossimo settembre. Leggo questa rivista da quando avevo 15-16 anni e i “Colloqui col Padre” mi hanno aiutato molto (da Don Zilli in poi). Anche io mi sento un po’ mosca bianca come Valeria per le scelte di vita fatte, più o meno obbligate. Ho lavorato per 8 anni presso una ditta tessile, quando mi sono sposata a 23 anni ho lasciato, d’accordo con mio marito, il posto di lavoro in quanto cambiando provincia tutto diventava più problematico dovendo prendere due mezzi per recarmi al lavoro (le auto allora non erano tanto numerose e io non avevo ancora la patente). Dopo il primo anno di matrimonio nacque il nostro primo figlio, dopo due anni e mezzo il secondo, dopo dieci anni la terza. Lo stipendio era uno solo, abbastanza buono ma eravamo in cinque. Anche io ho imparato a occuparmi dell’orto, degli animali, della cucina, non ho mandato i miei figli all’asilo poiché anche quello era un costo. Ogni tanto scherzavo sulle mie giornate piene: il lavoro aumenta sempre, lo stipendio mai. Quando mi resi conto che cercare un lavoro già con due figli era molto difficile e non potendo e non volendo impiegare a tempo pieno i miei suoceri e i miei genitori per l’accudimento dei figli, decisi di pagare volontariamente i contributi al fine di raggiungere un domani la pensione minima. Feci domanda all’Inps che, tenendo conto dei miei otto anni lavorativi, mi autorizzò a pagare i contributi volontari per raggiungere i 15 anni, tali erano allora i requisiti per raggiungere la pensione minima. Giunta alla pensione, mi attendeva una sorpresa: siccome la pensione di mio marito superava di poco un certo tetto, e avendo noi la comunione dei beni, a me diedero 150 euro mensili poi aumentati fino ai 330 attuali. Nonostante io non fossi proprietaria di niente (la casa abitativa è intestata a mio marito), ho dovuto presentare presso un patronato la mia situazione di nullatenente previa la sospensione della pensione, ecc. Oggi la donna si è conquistata un posto bene in vista in parecchi settori lavorativi della società moderna e questo le fa onore, ma queste conquiste sono spesso frutto di sacrifici e anche di umiliazioni, perché il “maschio” non accetta tanto facilmente di essere sorpassato dalla “femmina”. Le case moderne sono dotate di elettrodomestici molto sofisticati che agevolano i lavori di casa, c’è una grande quantità di cibi pronti e anche i mariti si occupano della gestione della casa, ma diventa sempre più difficile sfuggire allo stress che fa ingrigire tutto. Le auto sono triplicate, ogni persona della famiglia, compiuti i 18 anni, deve avere patente e auto per poter accedere a certi lavori; i mezzi pubblici, con il dislocamento dei vari enti lavorativi, non servono a molto. Come si fa poi a non inquinare se ogni cosa che tocchiamo in qualche modo inquina, vedi per esempio la plastica. Ho otto nipoti, la maggiore ha 23 anni, le ultime 4; sono passata a tutta velocità da mamma a nonna e dove ho potuto ho aiutato, le mie nuore e mia figlia lavorano fuori casa. Non mi lamento, ho vissuto la mia vita condividendo felicità e ostacoli, spero che il Signore mi conceda, con mio marito, una serena vecchiaia. Ogni tanto mi sovviene qualche proposta un po’ bizzarra ma, perché no?, magari attuabile: concedere uno stipendio minimo a tutte le donne che scelgono di fare le casalinghe oppure all’uomo che per varie ragioni sceglie di fare il casalingo; come stipendio medio direi 200 euro più gli assegni familiari, aumentandoli un po’ e percepiti dal coniuge casalingo/a non nella busta paga di chi lavora fuori. Un altro discorso è il part-time per le donne che scelgono il lavoro fuori casa ma compatibile con i tempi della famiglia. Mentre chiudo, sento al tg che qualcosa si sta muovendo per la famiglia, speriamo! A. C.

Grazie per questa testimonianza. È grazie all’esistenza di famiglie come la tua, che hanno affrontato con coraggio difficoltà e disagi di ogni genere e dove le donne hanno svolto un ruolo fondamentale, se l’Italia è ancora in piedi e ha retto anche di fronte al dramma del lockdown causato dal coronavirus. Il Family Act, disegno di legge da poco presentato dal Governo, prevede molte misure a sostegno di genitori con figli. Speriamo che si possa passare presto dalle parole ai fatti. E che, nel caso di un cambio alla guida del Paese, non si debba per l’ennesima volta ricominciare da capo. Perché in tanti anni, nonostante i proclami, per la famiglia è stato fatto ben poco. E la fotografia che emerge dall’ultimo rapporto del Cisf (Centro internazionale studi famiglia) è drammatica. Ne abbiamo parlato nel numero scorso di Famiglia Cristiana. Il testo del rapporto, intitolato La famiglia nella società post-familiare, è disponibile in un volume delle Edizioni San Paolo. I dati sono allarmanti: i matrimoni sono crollati, non nascono più figli. In una parola: l’Italia non ha futuro. È giunto il momento che le istituzioni facciano la propria parte. Come ha detto Francesco Belletti, direttore del Cisf, in un’intervista sul nostro sito, bisogna che la politica vada oltre la «logica dei bonus, degli interventi assistenziali e selettivi per piccole categorie». Di cosa c’è bisogno? «Di una politica che guarda lontano e che guarda in alto, con una visione della famiglia come spina dorsale della nostra società», ha detto ancora Belletti. È anche necessario un cambio culturale, una nuova mentalità che vada oltre l’individualismo e la ricerca del benessere solo per sé. La famiglia, la nascita e la cura dei figli non sono un pallino dei cattolici. Tutta la società ha bisogno di un colpo d’ala, di nuova speranza, di solidarietà tra le generazioni, di accoglienza e di amore. E anche di politiche familiari lungimiranti. Nei giorni scorsi ho avuto la gioia di incontrare madre Virginia Beretta, 95 anni portati splendidamente. Alla sorella, santa Gianna Beretta Molla, sento di affidare tutte le famiglie italiane e tutti i bambini che nasceranno. Chiediamo insieme la sua intercessione per le nostre famiglie.

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