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Il coraggio di Virginia Raggi

09/05/2019  La sindaca di Roma ha voluto testimoniare in favore di una famiglia rom, sfidando perfino i vertici dei Cinque Stelle. Una fiammella di luce nella notte della politica

(In alto, la sindaca Virginia Raggi con la famiglia rom, il direttore della Caritas Benoni Ambarus e il vescovo Gianpiero Palmieri)

Virginia Raggi ha voluto accendere una fiammella di umanità nella notte della civiltà di Roma. S’è presentata a Casal Bruciato, uno dei quartieri periferici della Capitale dove si combatte da anni una disperata guerra tra poveri, per difendere il diritto di una famiglia rom di vivere nella casa regolarmente assegnata secondo un bando di Alemanno del 2012: «Siamo andati a conoscerli e sono terrorizzati. Abbiamo avuto modo di far conoscere questa famiglia ad alcuni condomini. Chi insulta i bambini e minaccia di stuprare le donne forse dovrebbe farsi un esame di coscienza».

Dopo una foto di rito con la famiglia – composta da un bosniaco di 40 anni, da sua moglie e dai loro dodici figli nati in Italia –, con il vescovo ausiliare del settore Est Gianpiero Palmieri, il direttore della Caritas della  diocesi di Roma Benoni Ambarus e con qualche vicino un po’ più civile, la sindaca è scesa in strada, dove una trentina di residenti della zona hanno preso a fischiarla e a insultarla: «Buffona non sei il nostro sindaco», «domani c’è il processo, stai attenta» (riferendosi all’udienza di Marcello De Vito). Alla fine Raggi è dovuta venir via scortata da due cordoni del reparto mobile della polizia. Nel pomeriggio due manifestazioni, quella di CasaPound, che ha tra gli “zingari” il loro utile e facile “nemico” e quella degli antifascisti.

Il vescovo Gianpiero Palmieri ha dichiarato, anche lui fra gli insulti: «È una brava famiglia che lavora, persone oneste. Se neanche una famiglia così riesce a essere integrata, non si sa come si può fare. Prima di arrivare dicevano di voler dare una festa con tutto il condominio, ma il primo giorno nella nuova casa i bambini l’hanno passato abbracciati in un angolo».

Con questo gesto Virginia Raggi ha dimostrato di essere un sindaco vero e un politico all’altezza del suo ruolo. Ha rinunciato a facili strumentalizzazioni politiche, ha sfidato i luoghi comuni, i vecchi e nuovi pregiudizi venati di un razzismo che evoca periodi bui e terribili (non dobbiamo mai dimenticare che i rom, sotto la dominazione nazista, subirono il loro olocausto come gli ebrei) e si è fatta testimonial di una legge e di un progetto di integrazione, unica via per risolvere la questione dei rom: toglierli dai ghetti e portarli nelle abitazioni popolari, cercando di salvaguardare le loro famiglie. Chi si proclama a favore degli sgomberi, a cominciare dai politici, non ha mai indicato soluzioni: non le cerca, non le vuole, specula sulla rabbia della gente per portare avanti la sua ricerca di consenso nella guerra tra miserabili.

Virginia ha sfidato persino il plenipotenziario del suo partito Luigi Di Maio, che ha accolto con irritazione la sua iniziativa. Politicamente, la Raggi avrebbe oscurato la vittoria dei 5 Stelle nel caso Siri. Ma Virginia se n’è infischiata e ha regalato un sussulto di umanità nel clima politico di questi giorni terribili. Il suo è stato un gesto “impopolare” ma terribilmente umano e civile.

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