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sabato 21 settembre 2019
 
crisi di governo
 

Il faro Mattarella chiamato a sbrogliare la crisi nel caos politico italiano

17/08/2019  Il presidente della Repubblica è il primo rappresentante (ma non il solo) di quell’argine costituzionale e di quell'insieme di corpi intermedi democratci che frenano l’impeto e l'ostentazione politica e muscolare dell'uomo che reclama "pieni poteri": Matteo Salvini

Sergio Mattarella è tornato giovedì al Quirinale, tagliando le brevissime vacanze che si era concesso alla Maddalena. L’urgenza di questa crisi è più forte. L’operato del capo dello Stato è cruciale in questa fase. E’ l’ultima speranza per superare una situazione più che mai confusa, prima che l’autunno piombi sulla testa degli italiani, con tutti i suoi problemi economici e sociali incombenti.

Da fonti vicine alla presidenza della Repubblica si sa che l’inquilino del Colle non ha alcuna intenzione di di fare da sponda agli spregiudicati tatticismi dei numerosi attori in campo di questa crisi. Il Quirinale chiede solo chiarezza, in nome del bene del Paese. L’Italia è in stagnazione economica: lavoro, debito pubblico, fisco, provvedimenti a favore delle famiglie sono le priorità. La mancanza di una guida per dirimere i problemi e avviare un piano per la ripresa in collaborazione con il Parlamento, un inasprimento dei rapporti con le parti sociali e del contenzioso con Bruxelles sarebbero devastanti.

Dunque Mattarella è chiamato a sbrogliare il rebus dei convulsi cambi di linea dei due partiti che compongono la maggioranza. Dopo aver rovesciato il tavolo dell’esecutivo, ora il leader della Lega Salvini – forse spaventato per un’alleanza Pd-Cinque Stelle che porti a un governo di scopo (la sterilizzazione dell’Iva) o addirittura di legislatura (auspicato senza trioppa convinzione dal segretario dem Zingaretti) -  manda segnali ai grillini, promettendo addirittura la premiership a un Di Maio deluso, irritato, sferzante con i suoi ex alleati dopo l’annuncio di una mozione di sfiducia nei confronti del “suo” governo. Salvini ha fretta di capitalizzare il consenso ottenuto alle europee, ma si è trovato contro il muro degli ex alleati. Anche se i Cinque Stelle, dopo la discesa in campo di Grillo contro “i barbari traditori” della Lega, tengono aperta ogni porta. Stando attenti a non offrire il destro ai leghisti, che potrebbero accusarli di “inciucio” con il Pd. Di Maio è una sorta di Amleto che si aggira nei Palazzi della politica (per dir la verità nelle spiagge della politica, più che nei Palazzi come il suo collega ministro degli Interni). Allearsi con Renzi? Ricucire lo strappo con Salvini? Quale dei due Matteo? Nessuno dei due? Non si può mai dire. Gli sherpa sono al lavoro in entrambe le direzioni. Anche se negoziati tra Pd e 5 stelle sono più che mai complicati e confusi essendo due formazioni estremamente frazionate, con anime quanto mai diverse.

Attualmente in casa Pd è tornato Renzi a dettare la linea, con la sua mossa a sorpresa (quasi una riedizione del Patto el Nazareno) che ha disorientato i leghisti. Dall’altra parte la Lega dà segnali di tregua con gli ex alleati. La legge sul taglio dei parlamentari, legge bandiera dei 5 Stelle è condivisa da Salvini. Il leader appare piuttosto logorato dai suoi proclami e dalla sua estate muscolare esibita in spiagge e discoteche. C'è chi comincia a insinuare che nonostante i consensi sia un leader appannato, consapevole della gestione maldestra della crisi, che finalmente cominci a capire che i nodi stiano venendo al pettine. Conte lo ha accusato espressamente di delirio di onnipotenza.  Sui suoi rapporti con il caudillo leghista basterebbe citare la sua durissima lettera sulla politica miope, brutale e disumana dei porti chiusi, portata avanti anche nel caso della nave carica di profughi sofferenti "Open Arms", a dispetto di una soluzione possibile in collaborazione con l’Europa (Molti Stati membri avevano dichiarato la loro disponibilità ad accogliere i profughi, ma Salvini ha tenuto ostinatamente e brutalmente chiuso i porti, guadagnandosi anche la denuncia per sequestro di persona della magistratura, ancora una volta). Perfino tra i colonnelli del ministro degli Interni si parla di situazione mal gestita. Dicono che dietro a Salvini ci sia addirittura il “suocero” Verdini, e quindi Berlusconi. Ma forse sono tutte suggestioni, o no, chissà. Voci controverse, in una confusione di superficie totale.

I tempi di questa crisi pasticciata (la crisi più pazza del mondo come ha esemplificato Renzi) sono  difficili e complessi. Proviamo a chiarire i punti principali dell'agenda della prossima settimana. Martedì 20 agosto Conte parlerà in Senato (non è chiaro cosa dirà, se si limiterà a un discorso formale o vuoterà il sacco, come sembra promettere il tono della sua lettera  a Salvini). Poi salirà al Colle per rassegnare le dimissioni pur in assenza di un voto della mozione di sfiducia leghista (presentata in Senato ma mai calendarizzata ,ma a questo punto inutile).

Le dimissioni verranno accolte con riserva per il disbrigo degli affari correnti. Mercoledì Mattarella avvierà le consultazioni per concluderle il giorno dopo. A quel punto, se non ravviserà una soluzione nei rapporti interni all’esecutivo o la possibilità di una formazione di una nuova maggioranza, potrebbe sciogliere le Camere il 27 agosto in modo da permettere nuove elezioni il 27 ottobre (la prima data disponibile al netto dei tempi tecnici, poiché i giorni che devono trascorrere tra lo scioglimento delle Camere e l’apertura delle urne va da un minimo di 45 a un massimo di 70). Ma non è detto che il capo dello Stato conceda quelche settimana in più in casi di spiragli per la risoluzione della crisi. Come detto, un cambio di maggioranza o un Conte bis. Mattarella sa che sulla manovra economica dell’Italia pende il giudizio dell’Unione europea. Il presidente  della Repubblica è il primo rappresentante (ma non il solo) di quell’argine costituzionale e di quell'insieme di corpi intermedi democratici che frenano l’impeto e l'ostentazione politica e muscolare dell'uomo che, forte dei consensi alleultime europee e dei sondaggi, reclama "pieni poteri".
La storia giudicherà chi ha gettato il Paese nel caos.

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