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venerdì 26 febbraio 2021
 
Famiglia
 

Quel figlio egoista con i genitori "a servizio"

23/12/2016  Una lettera, un figlio "intrattabile": «A 17 anni si fa gli affari suoi, tutto gli è dovuto e non si preoccupa delle conseguenze. E non gli si può dire niente. Non lo sopportiamo più e vorremmo tanto che diventasse grande e se ne andasse per conto suo». Cosa rispondono gli esperti ai genitori esasperati?

Mio figlio è un grande egoista. A 17 anni si fa gli affari suoi, tutto gli è dovuto e non si preoccupa minimamente delle conseguenze su di noi. Vuole essere accompagnato in giro e guai se non lo si fa; non si fa scrupolo a gridare al telefono con la sua ragazzina, anche se è sera e vorremmo un po’ di tranquillità. Pensa sempre a uscire e lascia la sua camera in totale disordine. E non gli si può dire niente, perché sbuffa, alza la voce, oppure se ne va. Non lo sopportiamo più e vorremmo tanto che diventasse grande e se ne andasse per conto suo.

MARIA ANTONIA

— Continuo a pensare che l’adolescenza sia una fase di apprendistato per crearsi le competenze necessarie per la vita. Un periodo in cui si impara come si sta al mondo. Che vuol dire trovare un equilibrio tra essere sé stessi e adattarsi alle richieste del mondo circostante. Un equilibrio dinamico, in cui mediare le proprie posizioni con le esigenze esterne. A partire da quelle della famiglia. Alcuni ragazzi fanno davvero fatica in questo e sono poco allenati a guardare più in là dei propri desideri e dei propri interessi momentanei. Di solito nella prima fase dell’adolescenza (dai 12 ai 14 anni) prevale un atteggiamento egocentrico e diffidente verso i genitori che blocca lo scambio e la condivisione. C’è una minore capacità di capire il punto di vista degli altri, messa in evidenza anche da alcuni studi. Ma poi, man mano che si entra in un’adolescenza più matura, occorre che si facciano strada comportamenti diversi, più capaci di leggere le situazioni anche da altri punti di vista senza irrigidirsi sul proprio. È su questo che il contributo dei genitori può essere decisivo: occorre saper chiedere per insegnare ai ragazzi a dare qualcosa. Si dà molto ai figli, talvolta più di quanto necessario, perché abbiano tutte le opportunità e non si sentano mai “meno” degli altri. Ma ho l’impressione che non si chieda abbastanza. Si è concentrati sui loro bisogni, ma si fa poco perché sviluppino la capacità di accorgersi delle esigenze altrui. Sapersi mettere nei panni degli altri è un lavoro che va iniziato fin da piccoli. Richiede un continuo esercizio, in casa e fuori. Maria Antonia, è necessario che sia tu a svegliare tuo figlio al mattino, preparandogli la colazione, accompagnandolo a scuola, se tutto questo non è compensato dall’assunzione di pari responsabilità nella vita di casa? Si può preparare la cena quando i genitori tornano tardi dal lavoro; o dare una mano nello sbrigare le faccende. O imparare a rendersi autonomi negli spostamenti e nell’organizzazione della vita personale. Imponendosi, come genitori, di non sostituire i figli nelle loro incombenze. E accettando, come figli, di fare a meno dei genitori per diventare più liberi.

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