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mercoledì 15 luglio 2020
 
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"Il giorno della laurea":
le struggenti parole di un professore

11/04/2018  La storia di Giada che si è tolta la vita il giorno della sua "finta" laurea è un dramma umano e familiare di dimensioni enormi. Un docente universitario lo ha commentato con uno struggente post su Facebook.

La storia di Giada che si è tolta la vita il giorno della sua "finta" laurea è un dramma umano e famigliare inaccettabile. Aveva 25 anni e ha convocato i genitori, il fratello e il fidanzato per farsi festeggiare in una giornata in cui lei non si sarebbe, invece, laureata. Iscritta alla facoltà di Scienze naturali da oltre 5 anni, pare fosse molto indietro nel corso di studi o addirittura non avesse mai dato un esame.

E per tutto questo tempo si è portata dentro un segreto, per lei indicibile, sino alle più fatali conseguenze. Non una sola volta ha avuto il coraggio e la forza di parlare e svelare le sue difficoltà per alleggerirsi di un fardello che le sembrava ormai enorme, ma che poi forse, affrontandolo con buon senso ed equilibrio, così pesante non era...

Giada non è riuscita a superare la sua angoscia e soprattutto come ha ben detto, sulla sua pagina Facebook, Guido Saraceni, docente di Filosofia del Diritto e Informatica Giuridica all'Università di Teramo, non ha saputo liberarsi «dall'ossessione della prestazione perfetta, della competizione infinita, della vittoria ad ogni costo».

Ecco il testo integrale del post del docente:

«Per quanto mi riguarda, la giornata delle lauree è un giorno di lavoro non meno faticoso e stressante di altri. I candidati devono essere attentamente ascoltati, interrogati e valutati. I voti devono essere discussi, spesso anche lungamente, con una commissione di colleghi che non sempre hanno le stesse idee, la stessa sensibilità culturale o lo stesso identico orientamento in tema di voti.

Eppure, la giornata delle lauree per me è anche una giornata gioiosa. Guardando il volto dei genitori, degli amici, dei parenti accorsi per sostenere e supportare il proprio candidato, partecipo volentieri della loro felicità, ne percepisco l'orgoglio e l'emozione. Mentre il candidato parla, sono tesi come corde di violino, attenti ad ogni singola parola, con gli occhi lucidi e lo sguardo fiero. Dopo, si lasciano andare ai festeggiamenti, con tanto di cori e coriandoli.

La giornata delle lauree celebra la maturazione, la fatica e l'impegno dei nostri studenti. Ha il sapore della speranza nel futuro.

A queste cose ho pensato ieri, quando letto che una ragazza di Napoli, il giorno delle lauree, è salita sul tetto dell'Ateneo e si è lanciata nel vuoto: aveva detto a parenti ed amici che quel giorno si sarebbe laureata, ma non aveva completato il ciclo di studi.

L'Università non è una gara, non serve per dare soddisfazione alle persone che ci circondano, non è una affannosa corsa ad ostacoli verso il lavoro.

Studiare significa seguire la propria intima vocazione.

Il percorso di studi pone lo studente davanti a se stesso.

Cerchiamo di spiegarlo bene ai nostri ragazzi. Liberiamoli una volta per tutte dall'ossessione della prestazione perfetta, della competizione infinita, della vittoria ad ogni costo.

Lasciamoli liberi di essere se stessi e di sbagliare.
Questo è il più bel dono che possono ricevere.
Il gesto d'amore che può letteralmente salvarne la vita
».

 

IL post originale del professor saraceni

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