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lunedì 06 aprile 2020
 
DIFESA
 

«La Nato? E' ancora utile, le minacce non mancano»

05/04/2019  Il Patto atlantico ha 70 anni. «Una volta c'era la paura dell'invasione sovietica. Oggi c'è il terrorismo», spiega Elisabetta Trenta. «L'Italia è protagonista. Su 34 missioni all'estero 11 sono inquadrate nell'Alleanza»

Elisabetta Trenta, 51 anni, nata a Velletri (Roma), docente universitaria, sposata. Dal 1° giugno 2018 è ministro della Difesa indicata dal M5S, seconda donna ad assumere quella responsabilità dopo Roberta Pinotti.
Elisabetta Trenta, 51 anni, nata a Velletri (Roma), docente universitaria, sposata. Dal 1° giugno 2018 è ministro della Difesa indicata dal M5S, seconda donna ad assumere quella responsabilità dopo Roberta Pinotti.

Ha cambiato pelle, ma rimane. Se una volta il “nemico” studiato e fronteggiato era l’Armata Rossa con i suoi alleati, oggi è il terrorismo. Non importa sotto quale forma si presenti, dalle autobomba agli attacchi informatici.La Nato festeggia 70 di vita senza nessuna voglia di andare in pensione. «Di  un’organizzazione come questa c’è ancora bisogno per garantire un’adeguata cornice di sicurezza
agli oltre 938 milioni di uomini, donne e bambini che abitano i 29 Paesi membri contro qualunque possibile minaccia », dichiara il ministro (preferisce continuare a usare il maschile) della Difesa, Elisabetta Trenta, 51 anni, formazione e militanza giovanile nell’Azione cattolica ragazzi, sposata con un ufficiale dell’Esercito, un’esperienza nel campo della gestione dei conflitti e della ricostruzione postbellica maturata
in anni di studio e di missioni sul campo, dall’Iraq al Libano.

Ancella o protagonista: qual è il ruolo dell’Italia nella Nato?

«Non c’è dubbio: l’Italia è stata protagonista della vita della Nato sin dalla sua fondazione, il 4 aprile 1949, quando a Washington, negli Stati Uniti, il conte Carlo Sforza, allora ministro degli Esteri, firmò l’atto costitutivo dell’Alleanza a nome dell’Italia. Su 34 missioni internazionali oggi in corso che vedono impegnati complessivamente 5.950 militari, 11 si stanno svolgendo sotto le insegne della Nato. Le più articolate sono quella in Afghanistan (tra Kabul e Herat l’operazione Resolute support schiera fino a 900 militari, 148 mezzi terrestri e 8 aerei) e quella in Kosovo (Kfor: 538 unità, 202 mezzi terrestri e un aereo). Manteniamo inoltre una presenza costante in Lettonia, al confine Est dell’Alleanza, dove dal 2016 è basato uno dei quattro battaglioni sempre pronti a intervenire: il 27 febbraio scorso s’è conclusa un’esercitazione con 160 alpini, che hanno sfidato temperature scese a meno 20 gradi. Ma ci sono altri due aspetti che meritano attenzione».

Quali?

«Nel 2018 il Corpo di reazione rapida italiano della Nato di stanza a Solbiate Olona, in provincia di Varese, ha avuto il comando delle unità terrestri di pronto intervento dell’Alleanza, parte integrante della Nato response force (Nrf), la punta di diamante del Trattato che può arrivare rapidamente  fino a 40 mila effettivi da impiegare in poco tempo, comprese forze speciali ed esperti di comunicazione, difesa chimica, batteriologica, radiologica e nucleare. In secondo luogo è passata l’idea che il Mediterraneo e l’Africa del Nord costituiscano per tutti aree di prioritario interesse strategico. Ed è da questa riflessione condivisa che, a Napoli, è nato l’hub della Nato che svolge compiti di raccolta, gestione e condivisione delle informazioni delle minacce provenienti dagli scacchieri meridionali. Ci sono importanti operazioni navali Nato e Ue, a cui partecipiamo, che concorrono alla difesa e sicurezza del Mediterraneo, penso  all’operazione Sea guardian che sostiene la lotta al terrorismo in mare, e all’operazione Ue Eunavfor Med Sophia, mirata a contrastare il contrabbando di armi e petrolio e, soprattutto, il trafco di esseri umani. Sono attività che portano a risultati concreti. Grazie a Sophia, per esempio, gli sbarchi sono diminuiti notevolmente. Oltre 150 sospetti tra contrabbandieri e trafcanti di esseri umani sono stati consegnati alle autorità giudiziarie italiane».

Un momento della cerimonia svoltasi a Washington il 4 aprile 1949 che sancì la nascita della Nato (North atlantic treaty organization, Organizzazione del trattato dell’Atlantico del nord): 12 i Paesi fondatori (per l’Italia firmò l’allora ministro degli Esteri, il conte Carlo Sforza, 1872-1952); oggi gli Stati membri sono in tutto 29.
Un momento della cerimonia svoltasi a Washington il 4 aprile 1949 che sancì la nascita della Nato (North atlantic treaty organization, Organizzazione del trattato dell’Atlantico del nord): 12 i Paesi fondatori (per l’Italia firmò l’allora ministro degli Esteri, il conte Carlo Sforza, 1872-1952); oggi gli Stati membri sono in tutto 29.

A proposito di missioni all’estero, ci saranno novità nei prossimi mesi?

«Tutte le missioni vanno riviste nell’interesse nazionale dell’Italia. Per alcune ci sarà un graduale disimpegno, altre saranno rafforzate, come quella in Niger che punta a lottare contro il traffico di esseri umani: oggi è composta da circa 110 militari che possono diventare 470. Per quanto riguarda l’Afghanistan, ogni decisione sarà presa di concerto con gli alleati. A Doha, in Qatar, gli Usa e i talebani stanno negoziando seriamente, l’ultimo round di colloqui è cominciato lunedì 25 febbraio. Spiragli di pace dopo 18 anni di guerra».

Spese militari. Aumenteranno come da tempo chiede Trump?

«Nel 2018, su un totale di 987 miliardi di dollari di spese militari complessive, 684 erano inseriti nel bilancio Usa. L’Italia è quinta, con circa 25 miliardi. Gli Stati Uniti sono il nostro storico alleato. L’Italia punta a raggiungere l’obiettivo ssato dalla Nato che chiede agli Stati membri di spendere per la difesa il 2% del Prodotto interno lordo (ora siamo attorno all’1,5%). Ma vorremmo anche che la nostra forte presenza nelle missioni militari fosse riconosciuta come valore aggiunto. Proprio recentemente ho promosso l’iniziativa di considerare nell’ambito del 2% anche le ulteriori spese che l’Italia sostiene, quali per esempio quelle per la cyber difesa».

Si sta lavorando sull’incrociatore portaeromobili Cavour anche per predisporlo a trasportare cacciabombardieri F-35. Su questi aerei qual è la politica del Governo?

«Il Cavour starà fermo 18 mesi circa. Tutte le attività saranno gestite da personale civile e militare della Difesa. I lavori relativi al ponte di volo sono stati afdati a Fincantieri, che si avvarrà dell’indotto di Taranto per portarli a termine. Per quanto riguarda gli F-35 mi sono impegnata a pagare 389 milioni di euro di fatture emesse per i lotti F35 ancora in sospeso che ho “ereditato” dai passati esecutivi. Abbiamo fatto il punto della situazione con il presidente Conte. Il dossier è attualmente in mano a Palazzo Chigi che, come ha annunciato, avvierà una negoziazione per la revisione del programma al ne di renderlo più attagliato alle reali esigenze del Paese senza nulla togliere all’efcacia e all’efcienza operative».

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