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giovedì 13 agosto 2020
 
l'incontro
 

Il Papa ai vincenziani: «Accogliere è rinunciare al proprio io e lasciare ciò che è mio»

14/10/2017  Francesco incontra la famiglia vincenziana a San Pietro e li esorta ad andare, adorare e accogliere: «Chi accoglie non si dà semplicemente da fare o fa spazio a qualcuno ma rinuncia all’io e fa entrare nella vita il tu e il noi»

Francesco in preghiera davanti alla reliquia del cuore di San Vincenzo de' Paoli
Francesco in preghiera davanti alla reliquia del cuore di San Vincenzo de' Paoli

Andare, accogliere e adorare. È la triplice consegna che papa Francesco ha affidato alla famiglia vincenziana che festeggia i 400 anni dalla Fondazione. Circa undicimila persone, che s’ispirano al carisma del sacerdote francese san Vincenzo de’ Paoli (1581 - 1660) e alla sua vicinanza ai poveri, sono arrivati sabato mattina in Vaticano da tutto il mondo per incontrare Francesco e partecipare a un Simposio sul tema: “Ero forestiero e mi avete accolto”. La preghiera è la prima raccomandazione che fa Bergoglio perché chi prega, sottolinea, resta «contaminato» da Dio. Poi, bisogna andare, perché «chi ama non sta in poltrona a guardare». Infine, accogliere: «Quando sentiamo questa parola – ha precisato – viene subito da pensare a qualcosa da fare», mentre in realtà accogliere «è una disposizione più profonda», perché «non richiede solo di far posto a qualcuno, ma di essere persone accoglienti», con un «lento distacco da tutto ciò che è mio: il mio tempo, il mio riposo, i miei diritti, i miei programmi, la mia agenda».

Il Papa indica, sul sagrato della Basilica Vaticana, la reliquia del cuore di San Vincenzo, un cuore che «ha generato uno slancio di carità che dura nei secoli». Per lui, precisa il Papa, «la preghiera non è soltanto un dovere e tanto meno un insieme di formule. La preghiera è fermarsi davanti a Dio per stare con Lui, per dedicarsi semplicemente a Lui. È questa la preghiera più pura, quella che fa spazio al Signore e alla sua lode, e a nient’altro: l’adorazione. Una volta scoperta, l’adorazione diventa irrinunciabile, perché è pura intimità col Signore, che dà pace e gioia, e scioglie gli affanni della vita. Chi adora, chi frequenta la sorgente viva dell’amore non può che rimanerne, per così dire, “contaminato”. E comincia a comportarsi con gli altri come il Signore fa con Lui: diventa più misericordioso, più comprensivo, più disponibile, supera le proprie rigidità e si apre agli altri».

Accogliere, precisa poi il Papa, non è semplicemente «far posto a qualcuno» bensì una disposizione più profonda. «Accogliere significa ridimensionare il proprio io», chiarisce, «raddrizzare il modo di pensare, comprendere che la vita non è la mia proprietà privata e che il tempo non mi appartiene. È un lento distacco da tutto ciò che è mio: il mio tempo, il mio riposo, i miei diritti, i miei programmi, la mia agenda. Chi accoglie rinuncia all’io e fa entrare nella vita il tu e il noi». E il «cristiano accogliente», che crea «concordia senza lamentarsi, che semina pace anche se non viene ricambiatoè un figlio veramente fedele della Chiesa», Madre che a sua volta «accoglie la vita e la accompagna. San Vincenzo ci aiuti a valorizzare questo “Dna ecclesiale”».

Infine, il Papa invita tutta la famiglia vincenziana, sull’esempio del Fondatore, ad “andare”. «L'amore», dice Francesco, «è dinamico, esce da sé. Chi ama non sta in poltrona a guardare, aspettando l’avvento di un mondo migliore, ma con entusiasmo e semplicità si alza e va. San Vincenzo lo ha detto bene: “La nostra vocazione è dunque di andare, non in una parrocchia e neppure soltanto in una diocesi, ma per tutta la terra. E a far che? Ad infiammare il cuore degli uomini, facendo quello che fece il Figlio di Dio, Lui che è venuto a portare il fuoco nel mondo per infiammarlo del suo amore”».

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