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domenica 25 ottobre 2020
 
Il Papa
 

«Meglio una Chiesa incidentata che ammalata di chiusura»

20/09/2020  Francesco all’Angelus: «La Chiesa dev’essere come Dio: sempre in uscita per annunciare il Vangelo; se non lo è, si ammala di tanti mali.». Poi ricorda la Giornata dell’Università Cattolica: «Va sostenuta perché è quanto mai importante che le nuove generazioni siano formate alla cura della dignità umana e della casa comune»

«La Chiesa dev’essere come Dio: sempre in uscita; e quando la Chiesa non è in uscita, si ammala di tanti mali che abbiamo nella Chiesa. E perché queste malattie, nella Chiesa? Perché non è in uscita. È vero che quando uno esce c’è il pericolo di un incidente. Ma è meglio una Chiesa incidentata, per uscire, annunziare il Vangelo, che una Chiesa ammalata da chiusura. Dio esce sempre, perché è Padre, perché ama. La Chiesa deve fare lo stesso: sempre in uscita».

Papa Francesco all’Angelus solleva lo sguardo dal testo scritto e, a braccio, aggiunge quello che secondo lui è il senso profondo del Vangelo odierno che narra la parabola dei lavoratori chiamati a giornata dal padrone della vigna. «Attraverso questo racconto», spiega il Pontefice, «Gesù ci mostra il sorprendente modo di agire di Dio, rappresentato da due atteggiamenti del padrone: la chiamata e la ricompensa. Prima di tutto la chiamata. Per cinque volte il padrone di una vigna esce in piazza e chiama a lavorare per lui: alle sei, alle nove, alle dodici, alle tre e alle cinque del pomeriggio. È toccante», sottolinea, «l’immagine di questo padrone che esce a più riprese sulla piazza a cercare lavoratori per la sua vigna. Quel padrone rappresenta Dio che chiama tutti e chiama sempre. Dio agisce così anche oggi: continua a chiamare chiunque, a qualsiasi ora, per invitare a lavorare nel suo Regno».

Questo, ricorda il Papa, «è lo stile di Dio, che a nostra volta siamo chiamati a recepire e imitare. Egli non sta rinchiuso nel suo mondo, ma “esce” continuamente alla ricerca delle persone, perché vuole che nessuno sia escluso dal suo disegno d’amore. Anche le nostre comunità sono chiamate ad uscire dai vari tipi di “confini” che ci possono essere, per offrire a tutti la parola di salvezza che Gesù è venuto a portare. Si tratta di aprirsi ad orizzonti di vita che offrano speranza a quanti stazionano nelle periferie esistenziali e non hanno ancora sperimentato, o hanno smarrito, la forza e la luce dell’incontro con Cristo».

Poi Francesco si sofferma suI secondo atteggiamento del padrone, che rappresenta quello di Dio, il modo di ricompensare i lavoratori: «Lui», dice, «si accorda per “un denaro” con i primi operai assunti al mattino. A coloro che si aggiungono in seguito invece dice: “Quello che è giusto ve lo darò”. Al termine della giornata, il padrone della vigna ordina di dare a tutti la stessa paga, cioè un denaro. Quelli che hanno lavorato fin dal mattino sono sdegnati e si lamentano contro il padrone, ma lui insiste: vuole dare il massimo della ricompensa a tutti, anche a quelli che sono arrivati per ultimi.

Qual è il senso di questo atteggiamento? Dio, risponde il Papa, «non guarda al tempo e ai risultati, ma alla disponibilità, guarda alla generosità con cui ci mettiamo al suo servizio. Il suo agire è più che giusto, nel senso che va oltre la giustizia e si manifesta nella Grazia. Tutto è Grazia. La nostra salvezza è Grazia. La nostra santità è Grazia. Donandoci la Grazia, Egli ci elargisce più di quanto noi meritiamo. E allora, chi ragiona con la logica umana, cioè quella dei meriti acquistati con la propria bravura, da primo si trova ultimo. “Ma, io ho lavorato tanto, ho fatto tanto nella Chiesa, ho aiutato tanto, e mi pagano lo stesso di questo che è arrivato per ultimo”. Ricordiamo», aggiunge, «chi è stato il primo santo canonizzato nella Chiesa: il Buon Ladrone. Ha “rubato” il Cielo all’ultimo momento della sua vita: questo è Grazia, così è Dio. Anche con tutti noi. Invece, chi cerca di pensare ai propri meriti, fallisce; chi si affida con umiltà alla misericordia del Padre, da ultimo – come il Buon Ladrone – si trova primo».

Rimandato al prossimo anno il Congresso eucaristico di Budapest

Dopo la preghiera mariana, Francesco ha annunciato che a causa della pandemia è stato rimandato al prossimo anno il Congresso eucaristico internazionale in programma a Budapest: «Desidero rivolgere il mio saluto ai Pastori e ai fedeli dell’Ungheria e a tutti coloro che aspettavano con fede e con gioia questo evento ecclesiale. Il Congresso è stato rinviato all’anno prossimo, dal 5 al 12 settembre, sempre a Budapest. Proseguiamo, spiritualmente uniti, il cammino di preparazione, trovando nell’Eucaristia la fonte della vita e della missione della Chiesa».

Poi ha ricordato che oggi in Italia ricorre la Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore: «Incoraggio», ha detto, «a sostenere questa importante istituzione culturale, chiamata a dare continuità e nuovo vigore ad un progetto che ha saputo aprire la porta del futuro a molte generazioni di giovani. È quanto mai importante che le nuove generazioni siano formate alla cura della dignità umana e della casa comune».

Infine, il saluto a «romani e pellegrini di vari Paesi: famiglie, gruppi parrocchiali, associazioni e singoli fedeli».

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