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venerdì 13 dicembre 2019
 
l'incontro
 

Il Papa e le donne diacono: «Non si può andare oltre la Rivelazione»

10/05/2019  Francesco incontra le religiose dell’Usig: «Se il Signore non ha voluto il ministero sacramentale per le donne, non va». Sugli abusi: «Problema grave, una donna non sceglie l’abito per diventare la domestica di un chierico». E sul Sud Sudan: «Forse andrò quest’anno»

Frena sull’ipotesi dell’ordinazione diaconale delle donne: «Non possiamo andare oltre la rivelazione e l’esplicitazione dogmatica» perché, «se il Signore non ha voluto il ministero sacramentale per le donne, non va». Definisce l’abuso sessuale delle suore «un problema grave, serio» del quale è «cosciente» e che è presente «anche a Roma» e, allargando il discorso al più generale problema dell’abuso di potere e di coscienza, ha scandito: «Servizio sì, servitù no», una donna non sceglie l’abito «per diventare la domestica di un chierico», e su questo «aiutiamoci mutuamente», ha detto il Papa alle religiose, «Possiamo dire di no, ma se la superiora dice di sì...». Papa Francesco nell’Aula Nervi dialoga con le 850 religiose partecipanti alla XXI Assemblea plenaria dell’Unione Internazionale Superiore Generali (Uisg), presieduta dalla maltese suor Carmen Sammut, e consegna loro le conclusioni della commissione che aveva formato proprio su sollecitazione delle religiose, tre anni fa, sulla possibilità di introdurre il diaconato femminile, sottolineando che, a causa delle divergenze tra i teologi che ne hanno fatto parte e del «poco» su cui tutti concordavano, «non è granché ma è un passo avanti»: «Io oggi consegno ufficialmente alla presidente il risultato del poco a cui sono arrivati in accordo tutti (i membri della commissione, ndr), poi io ho con me la Relatio personale di ognuno, posso nel caso darle se a qualcuno interessa, uno che va più avanti, uno che si ferma lì, e si deve studiare questo», ha detto il Papa parlando a braccio. «Io non posso fare decreto sacramentale senza fondamento teologico storico», ha poi aggiunto. «Certo, c’era una forma di diaconato femminile nel principio, soprattutto in Siria e in quella zona, ma, l’ho detto sull’aereo aiutavano nel Battesimo, nei casi di scioglimento dei matrimoni, e la forma di ordinazione non era la formula sacramentale, era per così dir come – questo è quello che mi dice l’informativa, io non sono perito – come oggi è la benedizione abbaziale di una badessa, una benedizione speciale per il diaconato. Andrà avanti, di qui a un tempo io potrei dar chiamare i membri della Commissione e vedere come sono andati avanti. Hanno fatto un bel lavoro e grazie».

«Forse quest’anno andrò in Sud Sudan»

Oltre al diaconato femminile, il Pontefice ha toccato vari temi. Dopo un saluto iniziale a braccio, lasciando da parte il testo scritto che aveva preparato, ha risposto ad una serie di domande di diverse religiose. È sbagliato pensare, ha avvertito, che l’impegno delle suore nella Chiesa sia solo funzionale. «La Chiesa», ha affermato, «è donna». Questa non è una immagine ma la realtà. Nella Bibbia, ha ricordato, la Chiesa è “la sposa”, la sposa di Gesù. Anche sulla teologia della donna, ha sottolineato, si deve andare avanti.

Rispondendo alla domanda di una superiora sud-sudanese il Papa ha affermato, infine, che quest’anno forse ci sarà la possibilità per un viaggio in Sud Sudan e ricordato che aveva intenzione di recarsi inel Paese già l’anno scorso con l’arcivescovo di Canterbury Justin Welby, «ma non è stato possibile» per motivi di sicurezza. Tuttavia «ho promesso di andarci, insieme, forse quest’anno… Forse, non è una promessa! Quando vado in Mozambico, Madagascar e Mauritius (a settembre, ndr) e forse c’è tempo per stare lì, non dico il tempo dell’orologio, ma il tempo maturo per arrivare lì: io voglio andare, il Sud Sudan lo porto nel cuore», ha detto il Papa, che ha poi voluto ricordare che in occasione del ritiro spirituale in Vaticano i leader contrapposti del Paese «facevano pranzo nella sala comune dove pranzo io, e li vedevo lì, come novizi, zitti… mangiavano, questi che facevano la guerra, zitti, perché pensavano alla meditazione che aveva dato loro il cattolico l’episcopaliano e l’anglicano. Nessuna nazione ha fatto questo, solo loro: sono bravi, e se hanno avuto questo coraggio di dare una testimonianza del genere, c’è possibilità di andare avanti».

Prima della conclusione, Papa Francesco ha promesso: «Prendo sul serio – se sarò vivo, non so – l’invito di partecipare almeno a una parte della prossima assemblea» dell’Uisg che prevedibilmente si svolgerà nel 2022. «Se sarò vivo, al contrario – ha concluso con un sorriso – ricordatelo al successore, che faccia lo stesso».

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