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martedì 16 luglio 2019
 
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Il Papa e l’omaggio alla missionaria che ha fatto nascere tremila bimbi

27/03/2019  Francesco al termine dell’udienza generale chiama suor Maria Concetta Esu, missionaria in Africa da sessant’anni: «L’ho conosciuta nel 2015 a Bangui dove era arrivata in canoa. Il vostro lavoro è grande. Voi “bruciate” la vita seminando la parola di Dio anche se in questo mondo non fate notizia sui giornali»

Conclusione inconsueta oggi dell’udienza generale di papa Francesco che ha chiamato sul sagrato di San Pietro suor Maria Concetta Esu per abbracciarla e consegnarle un’onorificenza pontificia. La missionaria sarda, 85 anni, in qualità di ostetrica ha aiutato a nascere tremila bambini in Africa dove ha trascorso sessant’anni di vita. E il Pontefice ha voluto omaggiarla davanti ai fedeli: «Cari fratelli e sorelle, oggi abbiamo la gioia di avere con noi una persona che desidero presentarvi», ha detto Bergoglio, «è Suor Maria Concetta Esu, della Congregazione delle Figlie di San Giuseppe di Genoni. Perché faccio questo? Suor Maria Concetta ha 85 anni, e da quasi 60 è missionaria in Africa, dove svolge il suo servizio di ostetrica. Io», ha raccontato il Papa tra gli applausi dei fedeli e mentre la religiosa a tratti gli reggeva i fogli del testo per non farli volare, «l’ho conosciuta a Bangui, quando sono andato ad aprire il Giubileo della Misericordia. Là lei mi ha raccontato che nella sua vita ha aiutato a nascere circa tremila bambini. Che meraviglia! Anche quel giorno era venuta dal Congo in canoa, a 85 anni, a fare le spese a Bangui. In questi giorni è venuta a Roma per un incontro con le sue sorelle, e oggi è venuta all’udienza con la sua Superiora. Allora ho pensato di approfittare di questa occasione per darle un segno di riconoscenza e dirle un grande grazie per la sua testimonianza!».

Poi Francesco si è rivolto direttamente alla missionaria: «Cara Sorella a nome mio e della Chiesa, ti offro una onorificenza. È un segno del nostro affetto e del nostro “grazie” per tutto il lavoro che hai fatto in mezzo alle sorelle e ai fratelli africani, al servizio della vita, dei bambini, delle mamme, delle famiglie. Con questo gesto dedicato a te, intendo esprimere la mia riconoscenza anche a tutti i missionari e le missionarie, sacerdoti, religiosi e laici, che spargono i semi del Regno di Dio in ogni parte del mondo. Il vostro lavoro è grande. Voi “bruciate” la vita seminando la parola di Dio con la vostra testimonianza… E in questo mondo voi non fate notizia, non siete notizia nei giornali. Il cardinale Hummes va spesso a visitare i villaggi dell’Amazzonia e ogni volta va al cimitero e visita le tombe dei missionari, tanti morti giovani per malattie per le quali non hanno anticorpi, e lui mi ha detto: tutti loro meritano di essere canonizzati perché hanno bruciato la vita. Cari fratelli e sorelle – ha concluso il Papa – Suor Maria Concetta, dopo questo impegno tornerà in Africa. Accompagniamola con la preghiera. E il suo esempio ci aiuti tutti a vivere il Vangelo là dove siamo. Grazie, Sorella! Il Signore ti benedica e la Madonna ti protegga».

Francesco con suor Maria Concetta Esu (85 anni) sul sagrato di San Pietro (Ansa)
Francesco con suor Maria Concetta Esu (85 anni) sul sagrato di San Pietro (Ansa)

Chi è suo Maria Concetta Esu

Suor Maria Concetta aveva 25 anni quando partì da Villasor, un paesino della Sardegna: era il 1959 e l'allora Congo belga la accoglieva nei suoi villaggi per aiutare le donne a partorire. Infermiera specializzata in medicina tropicale, poi ostetrica, questa coraggiosa missionaria da quell'Africa non sarebbe più tornata, condividendo sessanta anni di vita di uno degli Stati più difficili, la Repubblica Democratica del Congo. Guerre, dittature, ribellioni, minacce di morte e pericoli: non si è mai voltata indietro, non si è mai fermata nel vivere il carisma della "divina compassione per ogni uomo", quello abbracciato insieme alle sue consorelle, le Figlie di San Giuseppe di Genoni, all'età di 19 anni. L’incontro con papa Francesco è avvenuto a Bangui nel 2015 quando Francesco ha aperto il Giubileo della Misericordia nella cattedrale delle capitale della Repubblica del Centrafrica.

Il Papa all'udienza generale (Ansa)
Il Papa all'udienza generale (Ansa)

Se il pane che Dio ci dà ce lo rubiamo tra di noi, come possiamo dirci suoi figli?

  

Nella catechesi, il Papa ha proseguito con la spiegazione del Padre Nostro e si è soffermato, in particolare, sull’invocazione “Dacci il pane quotidiano!”, invitando i fedeli a pronunciarla in particolare per i bambini dello Yemen, della Siria e del Sud Sudan. «Quante madri e quanti padri, ancora oggi, vanno a dormire col tormento di non avere l’indomani pane a sufficienza per i propri figli», ha detto il Papa, «Immaginiamo questa preghiera recitata non nella sicurezza di un comodo appartamento, ma nella precarietà di una stanza in cui ci si adatta, dove manca il necessario per vivere. Le parole di Gesù assumono una forza nuova. L’orazione cristiana comincia da questo livello. Non è un esercizio per asceti; parte dalla realtà, dal cuore e dalla carne di persone che vivono nel bisogno, o che condividono la condizione di chi non ha il necessario per vivere».

Francesco sottolinea la “semplicità” della domanda per il “pane necessario” per “vivere”, che poi significa anche “acqua, medicine, casa, lavoro”: «Il pane che il cristiano chiede nella preghiera non è il “mio” ma è il “nostro” pane», le sue parole, «così vuole Gesù. Ci insegna a chiederlo non solo per sé stessi, ma per l’intera fraternità del mondo. Se non si prega in questo modo, il “Padre nostro” cessa di essere una orazione cristiana. Se Dio è nostro Padre, come possiamo presentarci a Lui senza prenderci per mano? Tutti noi. E se il pane che Lui ci dà ce lo rubiamo tra di noi, come possiamo dirci suoi figli? Questa preghiera contiene un atteggiamento di empatia, un atteggiamento e di solidarietà. Nella mia fame sento la fame delle moltitudini, e allora pregherò Dio finché la loro richiesta non sarà esaudita. Così Gesù educa la sua comunità, la sua Chiesa, a portare a Dio le necessità di tutti: “Siamo tutti tuoi figli, o Padre, abbi pietà di noi!”».

Il Papa ha messo in evidenza che «il pane che chiediamo al Signore nella preghiera è quello stesso che un giorno ci accuserà, ci rimprovererà la poca abitudine a spezzarlo con chi ci è vicino, a condividerlo», ed ha sottolineato che nell’episodio evangelico della moltiplicazione dei pani e dei pesci, «Gesù domandò se qualcuno avesse qualcosa, e si trovò solo un bambino disposto a condividere la sua provvista: cinque pani e due pesci», cosicché «il vero miracolo compiuto da Gesù quel giorno non è tanto la moltiplicazione ma la condivisione». Quel bambino, ha detto Francesco, «aveva capito la lezione del “Padre nostro”: che il cibo non è proprietà privata, mettiamoci questo in testa: ma provvidenza da condividere, con la grazia di Dio».

La preghiera di Gesù, osserva Francesco, parte da una domanda impellente «che molto somiglia all’implorazione di un mendicante» per il pane quotidiano: un’evidenza, nota il Papa, che spesso dimentichiamo, cioè «che non siamo creature autosufficienti, e che tutti i giorni abbiamo bisogno di nutrirci». Gesù non chiede, conclude, «invocazioni raffinate»: tutta l’esistenza umana, «con i suoi problemi più concreti e quotidiani, può diventare preghiera».

L'iniziativa "24 ore per il Signore"

Dopo i saluti nelle varie lingue, il Papa ha ricordato in particolare ai pellegrini italiani che, come ogni anno, prima della quarta domenica di Quaresima, si svolge la tradizionale iniziativa “24 ore per il Signore”. Venerdì prossimo alle ore 17 il Pontefice celebrerà nella Basilica Vaticana la Liturgia Penitenziale: «Quanto sarebbe significativo», l’auspicio del Papa, «che anche le nostre chiese, in questa particolare occasione, fossero aperte a lungo, per chiedere la misericordia di Dio ed accoglierla nel Sacramento del Perdono».

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