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martedì 25 febbraio 2020
 
l'udienza
 

«In Lituania ho visto fino a che punto può arrivare la crudeltà»

26/09/2018  In piazza San Pietro, papa Francesco ripercorre i momenti principali del suo viaggio nei Paesi Baltici, che hanno vissuto «sotto il giogo delle occupazioni, quella nazista, prima, e quella sovietica, poi». E annuncia una lettera ai cattolici cinesi: «Auspico una nuova fase, che aiuti a sanare le ferite»

A Vilnius, in Lituania, «ho visitato il Museo delle Occupazioni e delle Lotte per la Libertà: ho sostato in preghiera proprio nelle stanze dove venivano detenuti, torturati e uccisi gli oppositori del regime. Ne uccidevano più o meno quaranta per notte. È commovente vedere fino a che punto può arrivare la crudeltà umana. Pensiamo a questo».

Papa Francesco dedica l’udienza generale al suo recente viaggio nei Paesi baltici (Lituania, Estonia e Lettonia) che hanno vissuto, ricorda, «sotto il giogo delle occupazioni, quella nazista, prima, e quella sovietica, poi». Il Pontefice annuncia anche una lettera ai cattolici cinesi, auspicando «una nuova fase, che aiuti a sanare le ferite del passato».

Francesco ripercorre le tre tappe del viaggio e, «a proposito di memoria», dice, «a Vilnius ho reso omaggio alle vittime del genocidio ebraico in Lituania, esattamente a 75 anni dalla chiusura del grande Ghetto, che fu anticamera della morte per decine di migliaia di ebrei. Passano gli anni, passano i regimi, ma sopra la Porta dell’Aurora di Vilnius, Maria, Madre della Misericordia, continua a vegliare sul suo popolo, come segno di sicura speranza e di consolazione», spiega il Papa.

Francesco ricorda anche che la secolarizzazione si fa sentire in questi tre paesi ma, ricorda, «Segno vivo del Vangelo è sempre la carità concreta. Anche dove più forte è la secolarizzazione, Dio parla col linguaggio dell’amore, della cura, del servizio gratuito a chi è nel bisogno. E allora i cuori si aprono, e succedono miracoli: nei deserti germoglia vita nuova».

La mia visita, spiega il Papa, «è avvenuta in un contesto assai mutato rispetto a quello che incontrò S. Giovanni Paolo II; perciò la mia missione era annunciare nuovamente a quei popoli la gioia del Vangelo e la rivoluzione della tenerezza, della misericordia, perché la libertà non basta a dare senso e pienezza alla vita senza l’amore, amore che sempre viene da Dio. Il Vangelo, che nel tempo della prova dà forza e anima la lotta per la liberazione, nel tempo della libertà è luce per il quotidiano cammino delle persone, delle famiglie, delle società ed è sale che dà sapore alla vita ordinaria e la preserva dalla corruzione della mediocrità e degli egoismi».

In Lituania, ha spiegato Bergoglio, «i cattolici sono la maggioranza, mentre in Lettonia e in Estonia prevalgono i luterani e gli ortodossi, ma molti si sono allontanati dalla vita religiosa. Dunque la sfida è quella di rafforzare la comunione tra tutti i cristiani, già sviluppatasi durante il duro periodo della persecuzione. In effetti, la dimensione ecumenica era intrinseca a questo viaggio, e ha trovato espressione nel momento di preghiera nella Cattedrale di Riga e nell’incontro con i giovani a Tallinn».

Ricorda l’incontro con i giovani a Vilnius e con gli anziani a Riga: «Coloro che sono passati attraverso dure prove sono radici di un popolo, da custodire con la grazia di Dio, perché i nuovi germogli possano attingervi e fiorire e portare frutto. La sfida per chi invecchia è non indurirsi dentro, ma rimanere aperto e tenero di mente e di cuore; e questo è possibile con la “linfa” dello Spirito Santo, nella preghiera e nell’ascolto della Parola».

Memoria e speranza sono stati i due temi dominanti nell’incontro con i sacerdoti e i religiosi lituani: «è apparsa essenziale, per la speranza, la dimensione della costanza: essere centrati in Dio, fermamente radicati nel suo amore», spiega il Papa. «Che grande testimonianza in questo hanno dato e danno ancora tanti preti, religiosi e religiose anziani! Hanno sofferto calunnie, prigioni, deportazioni…, ma sono rimasti saldi nella fede. Ho esortato a non dimenticare, a custodire la memoria dei martiri, per seguire i loro esempi».

Il messaggio ai cattolici cinesi dopo l'Accordo sulla nomina dei vescovoi tra Cina e Santa Sede

Al termine dell’udienza, il Papa torna allo storico accordo di sabato scorso tra Vaticano e Cina e spiega il significato: «Sabato scorso, 22 settembre, è stato firmato a Pechino un Accordo Provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese sulla nomina dei Vescovi in Cina. L’Accordo è frutto di un lungo e ponderato cammino di dialogo - ribadisce - inteso a favorire una più positiva collaborazione tra la Santa Sede e le Autorità cinesi per il bene della Comunità cattolica in Cina e per l’armonia dell’intera società». Bergoglio annuncia che «in questo spirito, ho deciso di rivolgere ai Cattolici cinesi e a tutta la Chiesa universale un Messaggio di fraterno incoraggiamento, che sarà pubblicato quest’oggi».

Con questa iniziativa, «auspico che in Cina si possa aprire una nuova fase, che aiuti a sanare le ferite del passato, a ristabilire e a mantenere la piena comunione di tutti i Cattolici cinesi e ad assumere con rinnovato impegno l’annuncio del Vangelo». Poi, un appello: «Cari fratelli e sorelle, abbiamo un compito importante! Siamo chiamati ad accompagnare con fervente preghiera e con fraterna amicizia i nostri fratelli e sorelle in Cina. Essi sanno che non sono soli. Tutta la Chiesa prega con loro e per loro». Infine, «chiediamo alla Madonna, madre della Speranza e Aiuto dei Cristiani, di benedire e custodire tutti i Cattolici in Cina, mentre per l’intero Popolo cinese invochiamo da Dio il dono della prosperità e della pace».

Nei saluti ai pellegrini italiani, Francesco ricorda la festa liturgica dei Santi Medici e Martiri, Cosma e Damiano: «Impariamo da questi due fratelli, la testimonianza cristiana della propria fede nella cura instancabile e gratuita, offerta a quanti erano afflitti da infermità», sono le parole del Papa, «Per la loro intercessione, il Signore dia conforto e salute a tutti coloro che sono nella sofferenza e nella malattia ed ispiri generosità e spirito di servizio a quanti sono preposti alle cure sanitarie»

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